pexolo di pexolo
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Sensazione e intelletto

Nei primi scritti, i cosiddetti “dialoghi socratici”, Platone cerca di riscattare la ragione e la conoscenza dall’esito drammatico cui erano pervenuti i sofisti, da una parte, quando avevano esaltato il linguaggio e allo stesso tempo l’avevano ridotto a strumento di comunicazione e di persuasione, indifferente al valore di verità, o capace solo di valorizzare quell’opinione che appare migliore perché più utile e funzionale sul piano dell’esperienza pratica, ma anche Parmenide, il quale proponeva un modello di Essere che negava l’esistente: Platone era all’interno di questo dibattito e, per certi motivi, risultava distante anche dalla lezione socratica, la quale risolveva il problema basandosi sulla tradizione presa a-criticamente e valorizzata in quanto tale.
La distruzione dell’opinione evidenzia la necessità di un sapere più pieno e qualitativamente diverso, che si rapporti non alla molteplicità delle opinioni particolari, su cui è impossibile l’accordo, ma ad una nozione comune della quale le singole opinioni non esprimono che un aspetto e sulla quale è necessario l’accordo delle menti (mologhìa, il discorso unico, omologo, che riconosciamo come vero universalmente).

In base al sentire comune crediamo che la conoscenza non sia altro che l’organizzazione, o generalizzazione, delle sensazioni ma, osserva Platone nella Repubblica, sensazione ed intelletto non si richiamano, non equivalgono ad un sapere continuo, costituiscono due forme diverse solo per il fatto che la prima coglie oggetti particolari e la seconda elabora giudizi più ampi e generali: inizia così una distinzione fra sensazione ed intelletto, quest’ultimo inteso come strumento di conoscenza che si mette in moto quando la sensazione è in difficoltà, ossia quando il soggetto che pensa si rende conto che la sensazione offre conoscenze confuse, incerte, insufficienti.
Questa distinzione non deriva tanto dal diverso grado di chiarezza, o di generalità, perché altrimenti vi sarebbe continuità, ma dal fatto che si riferiscono ad oggetti realmente diversi, a due diversi tipi di realtà.

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