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La scoperta della metafisica

La filosofia platonica introduce nuovi concetti

la principale novità è quella della scoperta di una realtà soprasensibile o metafisica.
I precedenti filosofi (della physis) si erano limitati a spiegare i fenomeni con cause di carattere “fisico” (ex. L’acqua, il fuoco, la terra..), secondo Platone è forse Anassagora l’unico che aveva l’aveva ipotizzata introducendo una sorta di “intelligenza divina”.
Per spiegare la scoperta di questa realtà Platone utilizza una metafora cioè quella della: seconda navigazione.
La seconda navigazione, alla lettera, è quella che viene fatta in assenza di venti con solo i remi ed è quindi molto più faticosa perché fatta con le proprie forze , ciò si ricollega al discorso di Platone perché la seconda navigazione è un distacco da tutto ciò che è sensoriale (filosofia della physis) giocando solo sul ragionamento.

Questa realtà intelligibile è costituita dalle idee.
Ad esempio per spiegare perché una cosa è bella un naturalista riconoscerebbe come “cause” elementi puramente fisici quali il colore, la forma..
Secondo Platone queste non sono le vere cause, ma concause in quanto appartenenti alla realtà sensoriale.
La vera causa è qualcosa di intelligibile, è cioè l’IDEA del bello in sé.
Questo concetto ci porta a riconoscere due piani dell’essere: l’uno legato al mondo sensibile (le cose) e l’altro al mondo intelligibile (le idee) -> si parla di dualismo ontologico.
Se esistono due piani dell’essere esistono anche due tipi di conoscenza: la doxa (conoscenza delle cose: imperfetta e mutabile come esse) e l’episteme (conoscenza dell’idee: perfetta immutabile come esse) -> si parla di dualismo gnoseologico.
Il vero essere è costituito quindi dalle idee che si trovano nel mondo intelligibile.
Bisogna quindi fare una parentesi sul concetto di “idea” per Platone che, infatti, ha un’accezione diversa da quella che gli attribuiamo noi.
Per noi l’idea è una rappresentazione mentale, invece il significato con cui va inteso nello studio di Platone è quello di una realtà intelligibile.
Queste idee sono il vero essere ed hanno delle caratteristiche specifiche, cioè: intelligibilità, incorporeità, perseità, essere in senso pieno, unità e immutabilità.
Con il mito dell’Iperuranio (nel Fedro) Platone ci dà l’immagine di questo mondo intelligibile.
L’Iperuranio infatti è una sorta di luogo in cui vi sono le idee, ma non è del tutto proprio definirlo luogo in quanto soprafisico.
Per spiegarci quale rapporto corre tra i due mondi (sensibile ed intelligibile) utilizza 4 parole:
1) Mimesi: significa imitazione in quanto il mondo sensibile imita quello intelligibile senza pur mai eguagliarlo
2) Metessi: significa partecipazione in quanto il mondo sensibile “ha parte” di quello intelligibile
3) Koinonia: significa comunanza in quanto il sensibile ha una tangenza con quello intelligibile
4) Parousia: significa presenza in quanto, nei limiti, l’intelligibile si trova nel sensibile.

La dottrina dei principi

Abbiamo appurato che le idee sono molteplici.
Ma come si creano le idee?
I principi, per Platone, sono l’Uno che coincide con il bene e la Diade che è la molteplicità.
La Diade, in quanto molteplicità, è caos e imperfezione.
L’Uno delimita la Diade (ispirazione pitagorica) e facendo ciò crea e fa conoscere le idee (per questo l’Uno è riconducibile al bene).
Sempre per spiegare il rapporto fra mondo sensibile ed intelligibile Platone introduce la figura del Demiurgo: cioè un divino artefice o plasmatore.

Egli conosce il bene per eccellenza e, per lo stesso concetto che diceva già Socrate per cui se uno conosce il bene non può fare il male, vuole farlo (per amore del bene) quindi cerca di calare nella realtà fisica i modelli del mondo dell’idee creando la chora ovvero la realtà sensibile.
Essendo un’imitazione, questo mondo plasmato dal Demiurgo, è imperfetto e mutevole (mimesi, metessi, koinonia, parousia).
Il Demiurgo, creando il mondo sensibile, crea anche la dimensione del tempo:
il mondo intelligibile, essendo immutabile, è eterno = è nella dimensione dell’è senza l’era e il sarà
il mondo sensibile, che al contrario è mutevole, crea una sorta di svolgimento dell’è attraverso l’era e il sarà.
Questo movimento non è altro che il tempo.

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