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Patristica

In epoca tardo-imperiale non mancarono figure di letterati che proseguirono la tradizione pagana, ma dopo la legalizzazione del cristianesimo la nuova fede si diffuse rapidamente anche presso i ceti superiori e più colti: alcune figure di alto livello sociale e culturale giunsero al cristianesimo in età matura o dopo un complesso percorso spirituale, è il caso di Ambrogio e Agostino.
Il clima nei confronti della religione pagana si era fatto progressivamente più ostile. L’imperatore Graziano fece rimuovere dalla curia di Roma l’altare della Vittoria, con l’appoggio del vescovo Ambrogio.
Teodosio emanò durissimi provvedimenti che portarono alla chiusura dei templi pagani e con l’editto di Costantinopoli proibì anche il culto domestico della antiche divinità romane.
Il radicale cambiamento di clima politico e culturale mutò le finalità della letteratura cristiana: non serviva più alcuna forma di giustificazione, legittimazione o difesa della nuova fede: l’apologetica dunque aveva perso qualunque ragione di essere. Emergono pertanto trattati riguardanti dispute teologiche spesso legate alla lotta alle eresie, scritti pastorali con i quali i vescovi indirizzavano i fedeli, opere esegetiche (interpretazione delle Sacre Scritture), traduzioni della Bibbia e autobiografie spirituali.

A partire dal V secolo si affermò per i maggiori intellettuali cristiani il titolo di Padri della Chiesa e la loro attività letteraria viene comunemente indicata col termine Patristica.

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