Concetti Chiave
- Socrate ha spostato l'attenzione dalla filosofia cosmologica all'uomo, cercando princìpi morali più solidi e divini all'interno dell'essere umano.
- Il motto "Conosci te stesso" sottolinea l'importanza della conoscenza interiore come guida fondamentale per la vita secondo Socrate.
- Il metodo socratico consiste nel porre domande per mettere alla prova le definizioni altrui, cercando un criterio assoluto di verità attraverso il dialogo.
- Il paradosso dell'insegnamento socratico risiede nel fatto che non fornisce risposte definitive, ma cerca un criterio universale attraverso il dialogo e l'auto-riflessione.
- L'ironia socratica nei dialoghi di Platone stimola la riflessione critica, mostrando che le verità apparenti richiedono un'indagine più profonda per essere comprese.
Socrate e la filosofia terrena
Di Socrate fu detto che "trasportò la filosofia dal cielo sulla terra", trasferendo la ricerca, dall'ordine divino del cosmo, alle più modeste dimensioni dell'uomo. In realtà qualcosa del genere avevano fatto, o stavano facendo, anche i sofisti. Anzi, gli stessi "naturalisti" che chiudono la filosofia detta "presocratica" tendevano a dissacrare quell'ordine cosmico che un tempo era stato sentito come divino. Socrate, al contrario, guarda all'uomo, ma per cercare in lui un universo più saldo degli atomi di Democrito, e più divino dell'ordinamento degli astri: un universo fatto non di cose che si vedano o si tocchino, ma di princìpi: soprattutto di princìpi morali.
Il motto di Delfi e la sapienza
"Conosci te stesso" era scritto sul frontone del tempio di Delfi. Socrate fece suo il motto: perché in noi, ben più che nelle cose, si trova ciò che può guidare la nostra vita. Ma con che metodo cercarlo, come stabilirlo su un fondamento sicuro?
Qual è il metodo socratico e la ricerca?
Lo stesso oracolo di Delfi aveva proclamato Socrate il più sapiente tra tutti gli uomini. E la cosa aveva molto meravigliato Socrate, perché egli si rendeva ben conto di non possedere un patrimonio di conoscenze, e dubitava anche di quel poco che poteva congetturare. Ma poi Socrate pensò che, forse, appunto per questo l'oracolo lo aveva proclamato il più sapiente: per questa sua incertezza e non presunzione di sapere. Forse il vero non si può presumere di possederlo, senz'altro, come una scienza registrabile in formule e trasmissibile ad altri a guisa di un dato acquisito: il vero occorre, piuttosto, cercarlo pazientemente, e solo nella ricerca sperare di possederlo. E potrà perfino darsi che la ricerca non metta capo a un risultato definitivo: ma, se condotta bene, rivelerà in fondo ai nostri stessi errori un criterio inespresso di verità. Come potrei, infatti, rendermi conto di non esser nel vero, se non fossi in qualche modo in grado di distinguere il vero dal falso? Poniamo che si voglia sapere che cosa è il giusto. Socrate mette alla prova il proprio metodo, domandando che cosa sia il giusto al primo che presuma di saperlo. Questi dà una particolare definizione del giusto dicendo, ad esempio, che è giusto il non ingannare. Socrate osserva subito che, in guerra, è giusto ingannare i nemici. Quando l'interlocutore precisa che ingiusto è ingannare gli amici, Socrate ribatte che è giusto ingannare un amico per indurlo a bere un farmaco salutifero; e via di questo passo.
Il paradosso dell'insegnamento socratico
A tutta prima può sembrare che Socrate voglia dare un valore puramente relativo a tutto ciò che pensiamo: ma, guardando meglio, ci si avvede che egli vuole, al contrario, cercare un criterio assoluto della giustizia, e di tutto il resto. Senonché, appunto per essere assoluto, il criterio non deve rinchiudersi in una definizione, inevitabilmente parziale: occorre, piuttosto, che emerga via via attraverso varie definizioni, di per sé inadeguate, come quel principio che tutte hanno in comune, e che tutte guida e fonda; ma che, appunto perciò, non si lascia collocare entro una sola di esse.
Di qui il carattere paradossale dell'insegnamento di Socrate, che non solo non fissa nessuna dottrina, ma non vuole neppure fare discorsi in proprio: vuole soltanto interrogare, e dichiara di sapere una cosa sola: di non saper nulla. Di qui, in una parola, la celebre ironia socratica (da un termine greco che significa: "parlare nascondendo"). L'ironia aveva il compito di irritare (quasi intenzionalmente) l'interlocutore, messo in condizione di non capire subito che cosa ci fosse sotto, ma, al tempo stesso, ispirargli una salutare diffidenza per certe apparenti verità immediate, e indurlo a cercare un principio di verità più profondo di qualsiasi formula.
L'ironia socratica nei dialoghi di Platone
Parecchi dialoghi "socratici" di Platone mostrano conclusioni assurde, o improvvisi rovesciamenti di fronte o, più spesso, non portano a nessuna conclusione: ciò fa parte dell'ironia. Socrate non vuole mostrare che, sotto quei concetti che si indagano, non vi sia nulla di solido, bensì che ciò che vi è di solido non può ridursi a una astratta definizione. Perciò "parla coprendo": copre la verità con l'ironia, non per mero divertimento, ma perché la pretesa di scoprire la verità direttamente, di metterla davanti come un dato acquisito, scambierebbe per verità un'affermazione unilaterale e superficiale.
Domande da interrogazione
- Qual è il principale contributo di Socrate alla filosofia?
- Qual è il significato del motto "Conosci te stesso" per Socrate?
- Come si caratterizza il metodo socratico nella ricerca della verità?
- Qual è il paradosso dell'insegnamento socratico?
- In che modo l'ironia socratica si manifesta nei dialoghi di Platone?
Socrate ha "trasportato la filosofia dal cielo sulla terra", spostando l'attenzione dalla cosmologia all'uomo e ai princìpi morali, cercando un universo più saldo e divino all'interno dell'essere umano.
Socrate ha adottato il motto "Conosci te stesso" per sottolineare l'importanza della conoscenza interiore come guida per la vita, ponendo interrogativi su come stabilire questa conoscenza su un fondamento sicuro.
Il metodo socratico si basa sull'interrogazione e sulla ricerca paziente della verità, piuttosto che sulla presunzione di possederla, evidenziando che la verità emerge attraverso il confronto e la riflessione sugli errori.
Il paradosso consiste nel fatto che Socrate non fissa dottrine, ma cerca un criterio assoluto della giustizia attraverso definizioni parziali, rivelando che la verità non può essere ridotta a una sola definizione.
L'ironia socratica si manifesta nei dialoghi di Platone attraverso conclusioni apparenti e rovesciamenti, evidenziando che la verità non può essere espressa in definizioni astratte, ma richiede un'indagine più profonda.