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Mito e lògos

Tutto questo rende molto incerta la linea di confine che separa la sapienza dei poeti antichi da quella dei primi filosofi. Spesso si è sostenuto che questa linea consista nella differenza fra il mito e il lògos, cioè fra il racconto di imprese eroiche e il “discorso razionale” sulla realtà naturale e la vita umana, costruito dai filosofi con la sola forza del pensiero. C’è sicuramente del vero in questa ipotesi, ma anch’essa va meglio delimitata.
La differenza fra il mito poetico e il lògos della filosofia, ossia il carattere specifico che definisce quest’ultima, deve essere allora individuata in modo più complesso.

La sapienza antica

Da una parte, anche gli antichi poemi sono ricchi di insegnamenti e di conoscenza, tanto che Omero è considerato per secoli «il maestro di tutti i greci», che non smettono mai di studiare le sue opere; del resto, la teologia dei greci (cioè le idee intorno alla divinità sulle quali si basava la loro religione e una parte del loro modo di vivere) non aveva altre fonti e altre autorità se non appunto i poemi di Omero e di Esiodo. Dall’altra, anche molti importanti filosofi, come Parmenide ed Empedocle, pretendevano che il loro discorso si basasse su di una sorta di ispirazione divina; Eraclito scriveva brevi ed enigmatiche sentenze che assomigliavano a quelle pronunciate dagli oracoli divini, come quello di Apollo nel santuario di Delfi.

Tratti essenziali del discorso filosofico

I caratteri che distinguono gli inizi del discorso filosofico – generalità delle tesi formulate, sforzo di argomentazione razionale della loro verità, immaginazione produttiva di teorie – costituiranno i tratti fondamentali anche della filosofia matura, costruita da Platone e Aristotele, anche se a un livello di complessità e di articolazioni concettuali molto più elevato.
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