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La filosofia cristiana - Le origini

Nel 313, con l’Editto di Milano, promulgato dall'imperatore Costantino I, imperatore d'Occidente, il cristianesimo divenne la principale religione dell’impero romano e fino al XIV secolo ebbe un dominio quasi incontrastato nella veste di unica religione esistente, quando iniziò a essere messa in crisi la filosofia cristiana e la stessa dottrina cristiana dalla politica di scisma inglese e dai moti protestanti avviati dal pensiero religioso di Lutero, che diedero poi vita ad altre correnti religiose che offuscarono il cristanesimo.
Il cristianesimo viene suddiviso in due parti:
- la patristica (dal I all’VIII secolo), cioè il periodo dei grandi pensatori che gettarono le fondamenta della religione cristiana, che furono in gran parte santi;
- la scolastica (dal IX al XIV secolo), cioè l’insegnamento della dottrina scolastica nelle scuole e nelle università), che dal 1200 si fondò totalmente sulla filosofia aristotelica (il cui massimo espressore fu Tommaso D'Aquino).

Furono fondamentali per la formazione della dottrina cristiana le lettere di San Paolo. Il più filosofico dei quattro Vangeli canonici è il quarto, quello scritto da San Giovanni. Anche la prima frase “in principio era il logos (il Verbo)” dimostra la vicinanza di San Giovanni alla tradizione greca, soprattutto a quella Aristotelica. Il cristianesimo non aveva una visione ciclica della storia, ma una visione lineare che seguiva un preciso progetto stabilito da Dio e regolato dalla provvidenza, una visione sbagliata e ingiustificata, poichè la storia per definizione è un ridondante ritorno di fatti già avvenuti nel passato, e che fu uno dei primi errori della filosofia cristiana.

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