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Aristotele - La Politica

L’uomo riesce a vivere bene soltanto se sta insieme agli altri e da solo si rattrista, così viene parzialmente definita la nascita della politica e della società. Aristotele è convinto che l’uomo sia un animale politico, cioè socievole per natura. L’uomo progredisce solo stando insieme ai suoi simili, senza rimane completamente infelice e ignorante. La politica è la scienza che studia la vita degli uomini in collettività. Aristotele dedicò a questo argomento un’opera intera chiamata Politica. Compito dello stato è promuovere la felicità e il benessere dei suoi cittadini, a questo e a solo ciò deve adempire lo stato e non ad altro. Analizzando le principali forme di governo ne trovò tre che erano positive: la monarchia, l’aristocrazia e la democrazia. L’importante è che chi amministra il potere lo faccia tenendo conto della volontà dei cittadini. Quando ciò non avviene si hanno le tre forme degenerate di stato che sono la tirannide (la monarchia degenerata), l’oligarchia (l’aristocrazia degenerata) e la demagogia (la democrazia degenerata). In realtà Aristotele usa in greco i termini “politia” (per indicare la democrazia) e “democrazia” (per indicare la demagogia). Per Aristotele lo stato migliore sarebbe una democrazia in cui il potere è nelle mani della classe media e le disparità economiche sono minime. La forma migliore di stato è quindi la politica. Nella concezione aristotelica, la schiavitù è naturale e consentita. Egli ritiene che ci siano persone che sono destinate a diventare schiavi a causa della propria inferiorità mentale. Inoltre le donne erano considerate inferiori da Aristotele come nella mentalità greca perché si pensava che avessero una mentalità malvagia.

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