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Influenza dell’eleatismo nella riflessione sulla natura


L’irruzione dell’eleatismo nel pensiero greco non è certo priva di conseguenze per il successivo corso della riflessione sulla natura: le dottrine di Parmenide (e dei suoi seguaci) sconvolgono come un vero e proprio terremoto il modo di accostarsi all’indagine naturalistica, dimostrando che non sarebbe stato più possibile condurre la ricerca intorno alla natura con i metodi dei primi naturalisti, i fisiologi ionici. Bisogna tenere conto del perentorio divieto di Parmenide relativo al non essere e al divenire, che rappresenta pur sempre, come abbiamo visto, una forma di non essere. «Mai potrai conoscere e nominare il non essere, è cosa impossibile», dichiara, implacabile, Parmenide; «nulla si può generare dal nulla», aggiunge, sulla medesima linea, Melisso, non facendo altro che esplicitare una posizione largamente implicita nel poema parmenideo. L’applicazione della stringente logica eleatica alla natura comporta dunque il rifiuto tanto della generazione, ossia della nascita, dal nulla, quanto del divenire, cioè della trasformazione di qualcosa in qualcos’altro. E ancora: l’essere parmenideo è uno, perché, se fosse molteplice, concederebbe diritto di cittadinanza anche al non essere, infrangendo il divieto. Ma la natura – lo vediamo tutti noi – manifesta continuamente processi di generazione e di trasformazione, e appare intrinsecamente molteplice. Com’è possibile descriverla negandole i tre aspetti (generazione, trasformazione, molteplicità) che sembrano caratterizzarla in quanto natura? Non si dimentichi che con “natura” traduciamo la parola greca phy sis, che deriva dal verbo phyo e che significa appunto “nascere, generarsi”. Non è azzardato vedere negli sviluppi del naturalismo successivi agli Eleati il tentativo di conciliare, almeno in parte, i divieti parmenidei con la possibilità di indagare effettivamente la natura. La concezione elementaristica di Empedocle, la dottrina dei semi originari di Anassagora e la teoria atomistica di Leucippo e Democrito non rappresentano altro che lo sforzo di inglobare la riflessione logica di Parmenide nel cuore dell’indagine naturalistica. Questi autori tenteranno infatti di conciliare due esigenze apparentemente opposte: il rigore della logica eleatica e il carattere molteplice e diveniente della natura.
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