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Gorgia - Pensiero filosofico

Assieme a Protagora, un altro grande sofista fu Gorgia da Lentini, colonia siciliana della Magna Grecia. Lavorò ad Atene, fu famosissimo e divenne miliardario. Morì a 109 anni e si racconta che amasse dire che il trucco per campare i cent’anni fosse farsi gli affari propri. Gorgia lanciò alla società del suo tempo una provocazione molto pesante. Infatti affermò:
- niente esiste;
- se qualcosa esistesse, non sarebbe conoscibile;
- se qualcosa fosse conoscibile, non sarebbe esprimibile.
La posizione che assunse Gorgia venne chiamata nichilismo, cioè la negazione di qualsiasi cosa. Il nichilismo si scontra con le concezioni di tutti i filosofi precedenti a Gorgia e in particolare di Parmenide. Per Gorgia non esiste nessun criterio di scelta della realtà, nessun riferimento reale per l’uomo. Il linguaggio non ha alcun rapporto con la realtà, è quindi liberissimo e ha come unico obiettivo l’utilità personale, cioè convincere e ingannare l’interlocutore con le proprie parole. Fu il primo a sviluppare le tecniche della retorica, cioè l’arte di fare un bel discorso, e sviluppò la dialettica, cioè l’arte di demolire le tesi altrui con il ragionamento. Come esercizio di retorica, Gorgia dimostrò che nulla esiste, che nulla può essere conosciuto e che nulla può essere espresso. Dedicò un altro suo scritto a difendere Elena di Troia e dimostrando che in realtà ella non aveva alcuna colpa. Questo esercizio di retorica è noto come Encomio di Elena. Gorgia intendeva sottolineare l’arbitrarietà del linguaggio e della realtà. Non c’è nessun criterio su cui basare la realtà. Ha una visione tragica della vita che è contrassegnata dal caso e da avvenimenti che non dipendono dalla volontà umana. Rispetto a Protagora, in Gorgia c’è un estremismo più marcato e un maggiore relativismo.

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