Mongo95 di Mongo95
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Una riflessione razionale sulla religione è qualcosa che connota si da subito il pensiero occidentale. Nei presocratici si ha una riflessione sulla religione in quanto fenomeno che dice della relazione con il divino, rapporto che gli uomini credono di avere con un elemento sovrannaturale. La riflessione si sviluppa come interrogazione sulla cause prime della natura e sul suo ordine: da dove viene la natura? L’insieme degli eventi ha una causa alle spalle? Che origine ha il suo ordine? Sono domande che danno luogo a risposte di tipo teologico. Tutti i filosofi dell’antichità, solitamente, rispondono in modo metafisico: l’origine della realtà si trova in una sfera di realtà metafisica. Il termine “teologia”, che si potrebbe ritenere nato con il Cristianesimo, già in quest’epoca viene utilizzato, ma in modo ambivalente. Platone:
a. Sono teologi quelli che in realtà sono mitologi (in modo dispregiativo quindi)

b. La teologia è un discorso sul divino che mira a definire la vera essenza di Dio, perché la mitologia non soddisfa e non è “conveniente”.
La mitologia cioè non si adatta alla (nuova) natura del divino. Con la nascita della filosofia, infatti, si sviluppa un processo di razionalizzazione ed eticizzazione del divino, cambia la sensibilità rispetto al rapporto con esso, che appare sotto la luce del principio di perfezione ontologica, nonché morale. Il dio non può essere colpevole del male degli uomini: è l’inizio della questione della teodicea.
Se nell’antichità si cerca un corrispettivo di filosofia della religione, inteso come qualcosa che si spiega come correlazione al divino, non lo si trova. Però c’è una riflessione sul fenomeno religioso, sotto forma di teologia natura, cioè il tentativo di riflessione sulla natura del divino, prima di tutto sulla sua esistenza. È un termine che si usa perché è una riflessione che parte dalla natura, dagli effetti alle cause. Aristotele però già parla di scienza teologica, o filosofia prima. Il termine teologia naturale entra nel lessico occidentale con lo stoicismo, che attua una tripartizione tra teologia naturale, mitica e politica. La religioni nell’antichità, infatti, era un fenomeno sociale, cioè le religione esprimevano un culto che riguardava l’interità della polis. Quindi c’è un connubio tra teologia mitica e politica: nella polis si adoravano le divinità narrate nei miti. La teologia naturale entra a vario titolo in conflitto con questo sistema, sviluppando una riflessione sul divino per i dotti, con il divino concepito come qualcosa di molto astratto, invece che divinità molto vicine alla sensibilità comune.
La critica della teologia naturale al politeismo non è però riuscita ad estinguerlo. Anzi, esso risorge nella tarda antichità. La teologia naturale antica è anche una filosofia religiosa, nel senso che non è solo una riflessione razionale che rappresenta soltanto una teoria scientifica (la causa prima della metafisica può essere considerata come una sorta di ipotesi scientifica nell’ordine della natura), ma anche la scoperta di una “realtà ottima” del divino, quindi un modello di vita a cui ispirarsi. Quindi c’è un orientamento di tipo religioso, una sorta di culto intellettuale. È una filosofia in cui si mescolano elementi latamente di tipo religioso.

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