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Sulle coste dell’Asia Minore, a Efeso, non lontano da Mileto, vive e opera una delle figure più affascinanti e misteriose della filosofia antica: Eraclito.Nato a Efeso nel 540 a.C. da una famiglia aristocratica cui si attribuiva un’origine regale,durante la sua vita mantiene una posizione ferocemente antidemocratica, rifiutandosi di partecipare alla stesura della nuova costituzione della città. Misterioso Eraclito deve apparire anche agli antichi, visto che si merita l’appellativo di “oscuro”: un epigramma conte-nuto nell’Antologia Palatina (la principale raccolta di epigrammi dell’antichità) invita a «non volgere troppo in fretta i fogli di Eraclito di Efeso, sono tenebre oscure come la notte; ma se ti guida un iniziato, la luce è più chiara di quella del sole». In queste poche parole è contenuto il senso del messaggio di Eraclito: esso deve apparire oscuro ai molti, i quali vivono nell’ignoranza delle loro opinioni private, ma, se correttamente inteso, è in grado di svelare verità profonde e inaccessibili alla moltitudine, verità capaci di trasformare l’esistenza degli uomini.

L’armonia degli opposti


Riguardo ai molti, ossia alla maggioranza degli uomini, scrive Eraclito che «ascoltando privi di intelligenza assomigliano ai sordi», e che a loro si riferisce il detto «pur presenti, sono assenti». Questi hanno come unica preoccupazione quella di «saziarsi come bestie», cioè sono interessati solo ai bisogni primari, quelli più bassi, mentre i migliori tra gli uomini ambiscono a ben altro, cioè ad acquisire «fama perenne su tutte le cose mortali».Secondo Eraclito la maggior parte degli uomini si ostina a muoversi all’interno di orizzonti privati e individuali; perdendo la visione d’insieme, gli uomini non sono in grado di comprendere la legge profonda del reale, che rappresenta una sorta di principio universale al quale tutto si adegua. Proprio in relazione alla capacità di cogliere l’insieme delle cose,infatti, si distinguono gli uomini svegli da quelli che dormono: i “dormienti” credono che il significato delle cose risieda nella loro individualità e che esso possa dunque venire compreso se tali cose vengono considerate singolarmente, ossia separando le une dalle altre. Nulla di più ingenuo e falso, secondo Eraclito, perché vi è una concordanza nelle differenze,un’«armonia di entrambe le parti, come quella dell’arco e della lira». Eraclito intende dire che le cose che gli uomini ritengono opposte e inconciliabili – come la salute e la malattia,la vita e la morte – non sono che due aspetti di una medesima cosa, anche in considerazione del fatto che l’una non può esistere senza l’altra. In uno degli aforismi più celebri,il frammento 88, leggiamo: «La medesima cosa sono il vivente e il morto, lo sveglio e il dormiente, il giovane e il vecchio: questi infatti mutando sono quelli, e quelli di nuovo mutando divengono questi».

Tutto scorre:permanenza del mutamento


Quest’ultima affermazione ci mette di fronte a un altro motivo centrale della riflessione di Eraclito: l’idea che le cose siano interessate da un processo incessante di divenire, in cuil’unico elemento di permanenza, ossia di stabilità, è costituito proprio dal mutamento stesso. Eraclito ritiene che la guerra (pòlemos) rappresenti in un certo senso l’essenza stessa delle cose: nel conflitto si scontrano e si armonizzano gli opposti in un processo di perpetuo divenire, espresso dalla formula pànta rèi, ossia “tutto scorre”.

Il lògos e la sua pluralità di significati


La natura in qualche modo fondante della guerra o conflitto viene enunciata nel frammento 53, il cui esordio è oscuro e celeberrimo: «Conflitto è padre di tutte le cose, di tutte è re».La parola centrale della riflessione di Eraclito è però un’altra. Si tratta della parola lògos,che possiede in lui (come in generale nella lingua greca) una pluralità di significati. Il lògos di Eraclito è la legge cosmica universale, ossia l’identità e la coimplicazione degli opposti; è il pensiero razionale in grado di cogliere questa legge; ma è anche il discorso sapienziale che trova nel vero filosofo il suo portavoce.

Difficoltà nel cogliere il lògos, principiouniversale della realtà



Del resto, il suo scritto si apre con una dichiarazione di fede nella profonda verità del lògos e con l’ammissione delle diffi coltà che gli uomini hanno nella comprensione di questa verità: «Di questo lògos [legge, discorso], che è vero, mai possiedono gli uomini intelligenza»;questa sentenza, la prima della raccolta, prosegue affermando che, per quanto tutto accada secondo questo principio, gli uomini sembrano non averne esperienza. Il lògos rappresenta dunque il principio universale della realtà, la legge cosmica che regola gli accadimenti e che consente di pensare alla pluralità delle cose e degli eventi come la manifestazione di un’unica realtà.

L’immagine fisica del lògos: il fuoco
Secondo Eraclito il lògos possiede anche una sorta di immagine fisica, che è costituita dal fuoco. Quest’ultimo rappresenta l’elemento visibile che esprime in modo emblematico il carattere intrinsecamente contraddittorio della realtà: per vivere, ossia per essere, il fuoco deve bruciare, cioè annullare, qualcosa; in lui pertanto vita e morte coincidono.
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