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Suicidio come parossismo doloristico


Secondo Epicuro, nell'ambito dell'intera esistenza umana e della sua fragilità nei confronti della possibilità di sperimentare dolore, quelli che sono i desideri possono ritrovare il loro significato autentico solo se decollano e si staccano dal bisogno effettivo che si riscontra nel vissuto. Noi uomini abbiamo bisogno di piaceri sì, ma di un piacere veritiero, autentico e soprattutto corrispondente al nostro bisogno e non a ciò che la dinamica malata dei desideri inautentici e falsi che divorziano dai bisogni effettivi innesca. Invece, solitamente e abitualmente, noi ci muoviamo spesso nei desideri di bisogni che sono in realtà del tutto immaginari, possiamo desiderare qualsiasi cosa possibile e immaginabile, così come impossibile e irreale, e possiamo infine per eccesso e per paradosso arrivare anche a desiderare la morte per incapacità di soddisfare i nostri desideri. Il suicidio dunque può essere una forma di parossismo del desiderio spinto ai suoi limiti di inautenticità. Il suicida ha voluto e ha cercato, ha desiderato cose innaturali, snaturate o comunque impossibili. I desideri diventano dunque spesso passioni, cioè desideri duraturi e stabili, che ci prendono completamente e ci fanno perdere di vista il vero significato del bisogno tipico dell'essere-uomo. Forme che ci snaturano.
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