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Epicuro - Politicon zoon


Da soli non si può mai pienamente essere felici, perché la natura umana è incline alla socievolezza, e quindi l’uomo epicureo è a pieno titolo un politicon zoon, a petto che politicon non sia preso nella sua accezione di politico in senso stretto, ma soltanto, scissa, in quella socievole. Un essere socievole più che teoretico, perché l’amicizia assume una funzione superiore alla ricerca della verità, in quanto più di essa garantisce il raggiungimento della serenità e della felicità.
Dire che secondo Epicuro l’uomo si disinteressa della politica non significa limitarne l’azione sociale al solo rapporto tra amici. L’epicureo è uomo tra gli uomini, non si limita a non vivere nella città, ma piuttosto cerca altrove la felicità. Disinteressarsi del terreno di conflitti e competizioni che è la città, viverci senza preoccuparsene, e proprio in virtù della sua naturale socievolezza l’uomo sente l’esigenza di entrare in rapporto con i suoi simili. In questa direzione si trova anche la concezione epicurea della giustizia e delle leggi. Le leggi devono essere create in vista dell’utile dei contraenti del patto sociale. Da questo patto originario scaturiscono leggi e giustizia con carattere convenzionale, artificiale, frutto di un patto tra uomini in vista dell’utilità reciproca.
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