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Philia e intimità


Si può parlare certamente di individualismo epicureo, lampante, correlato al suo agnosticismo politico, però tale individualismo appare notevolmente ridimensionato alla luce di quanto si è detto sull’amicizia. Philia che Epicuro non esita a considerare il maggior bene concesso al genere umano, opponendosi allo stoicismo che vedeva nel saggio un essere del tutto autosufficiente. L’individuo non è un essere bastevole a se stesso, ma tende per natura ad associarsi al altri individui per dar vita ad una comunità di amici, con i quali filosofare insieme e godere dei piaceri che la vita concede giorno per giorno. In tal modo, ciascuno di noi non è un essere isolato dal mondo, un puro atomo che se ne sta separato da tutti gli altri; all’opposto cerchiamo sempre amici perché da soli non ci sentiamo pienamente realizzati, perché volgiamo condividere le nostre sensazioni, gioie e piaceri, pensieri. E lo facciamo con individui simili a noi, nella speranza di poter instaurare un rapporto di intimità che ci permetta di fuoriuscire dalla nostra individualità. Senza però mettere a rischio la nostra felicità. All’eros e alla politica, che sconvolgono l’animo, l’amicizia, se vera, può invece sortire un effetto del tutto tranquillizzante, in quanto essa, almeno nella sua forma più ampia, è un rapporto fondamentalmente interessato, instaurabile non in vista di secondi fini ma per se stesso, per il piacere che proviamo nel coltivarlo.
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