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Aristotele: la politica come scienza


Introduzione


Aristotele è allievo di Platone. Suo padre era medico E per questo motivo il suo pensiero viene influenzato dalla mentalità scientifica del padre. Si trasferisce ad Atene, ma non essendo ateniese non può accedere ai ruoli di governo. Nonostante questo si occupa comunque di politica. Aristotele scrive molto le sue opere sono distinte in due grandi gruppi:

opere essoteriche: indirizzata al pubblico.

opere esoteriche: indirizzate ai suoi allievi.

La prima tipologia di opere non c'è pervenuta, ma seconda tipologia si. Quest’ultime però spesso hanno la forma di “appunti”, proprio perché indirizzate agli allievi di Aristotele. Per questo motivo sono opere spesso ripetitive nel testo e molti pensatori non sono stati in grado di ricostruire in modo rigoroso del pensiero di Aristotele.
Il pensiero di Aristotele verrà ripreso successivamente da Tommaso d’Aquino.

Noi ci soffermeremo su due opere:

“ La politica”

“ Etica Nicomachea”

Dobbiamo precisare che Aristotele è stato uno dei più grandi filosofi. Dal pensiero di Platone siamo passati da una concezione idealistica ad una realistica con Aristotele. Secondo lui la verità va cercata e si trova nella realtà. Lui distingue tra:

scienze teoretiche: esse hanno un valore conoscitivo. Hanno ad oggetto ciò che non può essere modificato dall’uomo. Quindi la fisica ( cioè la natura) non è mutevole, e la metafisica, cioè l'essere e ciò che sta oltre la fisica può essere solo contemplato dall’uomo.

“ La politica”

La politica è una scienza pratica, è una parte dell’etica. Aristotele osserva che dal punto di vista metodologico non si può applicare ciò che è immodificabile a ciò che lo è. Le acquisizioni scientifiche hanno un grado di fortezza diverso. Non ci possiamo aspettare che un matematico faccia dimostrazioni probaliciste. Lui raggiunge conoscenze certe ed esse non possono essere raggiunte dalle azioni politiche. Quindi ci sono dei gradi di certezza diversi. Se io confondo i metodi che applicò avrò esiti non veritieri. Su questo concetto si innesta tutto il problema politico della modernità, da Hobbes in avanti.
“ la politica” è divisa in otto libri, il primo libro È un'introduzione chiamano riportante per tutte le considerazioni riguardo l’etica. Nel primo libro Aristotele scrive la frase “ l'uomo è un animale politico per natura”.

Ma cosa significa?
Questa frase ha una validità di tipo universale:

“per la natura”: si vuole intendere che questa frase rimarrà eternamente così.
“ animale politico”: significa che l'uomo vive nella polis, ma non sappiamo che la polis ha un inizio e una fine.

Quindi noi dobbiamo analizzare che significato ha la parola “natura” per Aristotele.
Secondo Aristotele la natura è ciò che ogni uomo in un determinato momento. La natura è legata anche al fine per cui l'uomo vive quindi natura e ciò che l'uomo tende a divenire.
Natura= fine
Aristotele sottolinea che dobbiamo distinguere, per spiegare meglio il concetto di natura, un momento:

di potenza
di atto

Un altro concetto importante quello di materia la quale ci da anche la funzione. Per esempio un bicchiere è rotondo perché la sua funzione è quella di accogliere l’acqua.
Quindi la natura = fine = raggiungimento del bene.
L'uomo secondo Aristotele nasce nella famiglia, non esiste un uomo singolo. Dal singolo nucleo della famiglia poi le famiglie inizieranno ad associarsi con altre famiglie. Secondo Aristotele attraverso questo meccanismo di associazione si va ad istituire la polis, la quale è l'esito ultimo che l'uomo tende a realizzare. La polis è un’entità per se ed è autosufficiente, quindi insuperabile. Ma dobbiamo sottolineare che l'uomo era politico anteprima dell'istituzione della polis ( “ l'uomo è un animale politico per natura”).
Ma su cosa si fonda la poliedricità dell’uomo?
Egli è un animale dotato di ragione, ma che relazione c'è tra la ragione la politica?
Secondo Aristotele chi non viene nella polis o è un dio oppure è un brutto. Anche gli animali conoscono forme di socialità, ma non sono le stesse gli uomini. Il motivo per il quale sono l'uomo può vivere nella polis È legata delle caratteristiche intrinseche della sua ragione. Quindi per quale motivo la ragione è la base della politica?

Tutti gli uomini sono dotati di ragione, ma essa non è perfetta e non conosce la verità in modo esaustivo. Ma proprio per questi motivi esiste la politica. Il fatto che tutti gli uomini siano dotati di ragione significa che essa:

è imperfetta e limitata ( “logos” significa ragione, discorso e parola)
discorsività della ragione

Se la ragione conoscesse la verità non avrebbe bisogno di parole. La comunicazione è possibile perché la ragione non basta a se stessa e non può da sola cogliere la verità. L'uomo non impara a parlare da solo, ma lo fa grazie alla relazione con gli altri individui ( l'uomo è socievole per natura).

“ Etica nicomachea”

Noi trattiamo il quinto libro di questa sezione, ed è quello che riguarda la virtù della giustizia. In questo libro ci sono dei concetti fondamentali riguarda la giustizia.
Secondo Aristotele l'uomo può scegliere di compiere il bene o di compiere il male. L'uomo virtuoso è colui che agisce verso il bene. La virtù è la disposizione dell’animo. Aristotele distingue due categorie di virtù:

virtù etiche ( quelle che dipendono dal comportamento): non sono innate nell’uomo, si acquistano tramite l'abitudine ed essa è importante. Per esempio perché come coraggioso ed è diverso dall’eroe? Per Aristotele l’eroe fa qualcosa in più, oltre ad essere coraggioso è anche temerario. Ciò significa che non vanno previsti della sua azione. Il coraggio si distingue quindi in altre due virtù: paura e temerarietà. Le virtù etiche sono quelle azioni che si trova in una sorta di punto medio tra due estremi. Ogni uomo compie una scelta che diventa virtuosa sotto il profilo etico grazie la virtù della prudenza la quale rende l'uomo capace di capire di capire in cosa consiste il bene in quella determinata situazione. Devo saper valutare le capacità e lo posso fare solo con la virtù della prudenza se non ce l'ho non ho la virtù etica. Ogni virtù etica colazione che l'uomo compie per una scelta E si trova il centro di due vizi e passioni diverse. È il giusto di mezzo di due eccessi. Azione virtuosa è il massimo di bene quindi l'ottimo in quella situazione. È la virtù che sta nel mezzo non la verità.

b) virtù dianoetiche ( dipendono dall’intelletto): si acquistano tramite l'insegnamento quindi è sempre necessaria la presenza di un maestro e di un allievo.

La giustizia secondo Aristotele è una virtù etica e quindi del carattere. Essa rispetta il profilo dell'uguaglianza E quindi dare ciascuno cose uguali. Aristotele osserva anche che la giustizia è una virtù intero intersoggettiva (che Intercorre tra più soggetti). Aristotele sottolinea però che l'uomo ha più facilità a dire cos'è ingiusto piuttosto che dire cos'è giusto, quindi l'uomo istintivamente percepisce l’ingiustizia. Per Aristotele fare giustizia significa avere qualcosa in più rispetto a quelli che la subiscono ed hanno qualcosa in meno. Quindi l'uomo giusto è colui che non commette né ingiustizia ne giustizia e stata quindi nel mezzo.
Il senso generale di giustizia è che essa risiede nella conformità alla legge. L'uomo giusto è colui che sottomesso alle leggi non fa non subisce ingiustizie, che quindi non riceve né di più né di meno. La giustizia riguarda gli uomini che rispettano le leggi, E la giustizia caratterizza la polis come libera e indipendente.

Se intendiamo il termine giustizia in senso particolare vogliamo dire che essa è misura dell’uguaglianza. La giustizia particolare si divide in:

giustizia distributiva: l'uguaglianza è geometrica o proporzionale tra la polis e i cittadini.

giustizia commutativa: l'uguaglianza aritmetica. Riguarda cittadini e i rapporti regolati da contratto.

giustizia rettificatrice o correttiva: l'uguaglianza aritmetica e lo Stato interviene per riparare il torto.

La giustizia politica presente all'interno della polis conosce una partizione che si affianca alle tre giustizie appena indicate. Il giusto senso politico può essere un giusto in senso:

- naturale: è giusto che ha validità universale
legale: è giusto senso che consiste nel rispetto delle leggi dello Stato ed ha una validità particolare, perché riguardi cittadini di una singola polis. Il giusto legale è colui che è mutevole di luogo in luogo che quindi conosce declinazioni diverse in base alla polis in cui si trova. Esistono concezioni ingiustizie diverse, per esempio nei paesi freddi le leggi sono in un modo mentre nei paesi caldi sono in un altro. Nelle zone mediane (Grecia) gli uomini sono equilibrati.

Equità

Il fine della legge è il bene, il quale però non coincide con il benessere. Il bene e il dispiegamento massimo delle capacità dell’uomo. Il benessere ha una connotazione più materiale ed economica. Il bene concede l'accesso alla felicità, il benessere non lo può fare. Aristotele osserva che la legge riconosce due attributi:

generalità
astrattezza

Aristotele poi osserva che la legge in determinate circostanze se applicata potrebbe generare delle ingiustizie. In questi casi Aristotele ritiene opportuno che colui che rende giustizia posso fare una giustizia superiore distaccandosi dalla legge e rifacendosi al criterio di equità. Con questo termine intendiamo generalmente la giustizia, ma per Aristotele è un profilo particolare di giustizia che fa riferimento ad un caso singolo. Naturalmente la legge è giusta perché è generale ed astratta e perché se si legiferasse per ogni singolo caso non sarebbe più una legge. Ma ci sono dei casi che non possono essere risolti con la legge, ciononostante essa rimane sempre giusta.
Esempio: un vigile ferma un'auto per alta velocità, però l'auto sta trasportando una persona che sta male. Se il vigile desse una multa compirebbe un atto di giustizia? Certo farebbe giusto per la legge, ma impedirebbe alla persona che sta male di recarsi in ospedale. In questo caso il poliziotto dovrebbe, secondo Aristotele, rifarsi al principio di equità e lasciare andare l'auto senza dargli la multa.
Aristotele usa una metafora “ l'equità è come il regolo di Lesbo”, in questa città si utilizzava un metro per misurare le lunghezze di tavole non lisce. Ma in questo caso posso utilizzare un metro rigido? Se lo utilizzassi non riuscirei a misurare in modo preciso, per questo motivo veniva utilizzato un regolo in piombo, il quale si adatta in base superficie. Questa è l’equità.


Lo Stato migliore

Per Aristotele il potere politico è organizzato secondo alcune funzioni legate alle esigenze della polis. Non si tratta comunque di una divisione di poteri. La divisione è:

funzione militare: l' esercito è necessario per la difesa.

funzione legislativa: impartire ordini particolari per una vita ordinata tra i cittadini. In questo caso il cittadino deve essere formato alla prudenza.

funzione di tipo giudiziario: il cittadino deve essere maturo di età. Deve essere maestro nella prudenza e pratico delle virtù.

All'interno della polis chi gestisce potere ha a cuore l'educazione dei cittadini per formarmi nelle varie funzioni. Aristotele immagina che i bambini fino sette anni siano imparati alla forza, poi fine 14 anni siano imparati alla dialettica e successivamente verranno imparati a funzioni superiori.
Per quanto riguarda la classificazione delle costituzioni di Aristotele essa è simile o quasi uguale a quella di Platone. Classificazione di Aristotele:

monarchia, aristocrazia e politia (democrazia retta): tendono al bene.
tirannide, oligarchia e democrazia: non tendono bene.

Ma qual è la costituzione migliori senso assoluto?
Dal punto di vista ideale la costruzione migliore è la monarchia, ma per essere realizzata richiede che le virtù siano praticate al massimo da parte di chi governa. In quel caso questo sovrano sarà in grado di raggiungere bene. Ma per Aristotele per identificare la costituzione migliore utilizza il criterio di medietà. La costituzione migliore e lo stato migliore è quello in cui Ii pochi stanno in mezzo tra l’uno e i molti. Aristotele identifica in circostanze concrete la costituzione giusta e utilizza una metafora “ esercizio ginnico”:
Potremmo avere un esercizio migliore dal punto di vista ideale per un unico ginnasta perfetto, ma ci sono vari atleti che possono essere bravi in varie tipologie di esercizi. Bisogna quindi identificare un esercizio che possa essere praticato al meglio da tutti gli atleti.
Allo stesso modo si può identificare la costituzione giusta la quale sia giusta in ogni tempo in ogni luogo. Per Aristotele la costituzione giusta è la politica ( democrazia retta).
Politia: in essa sono presenti caratteristiche che la rendono praticabile grazie alla capacità di essere virtuosa da parte di cittadini. Si chiede la pratica mediana della virtù e costoro dispongono anche di una ricchezza media. Anche le proprietà devono essere distribuite in modo uguale e devono essere utilizzate in comune. I cittadini si trovano in una situazione di eguaglianza. L'uguaglianza aritmetica tende a quella geometrica, e ciò accade perché i cittadini praticano le virtù allo stesso modo e hanno gli stessi meriti. In questa situazione le cariche possono venire a sorteggio perché tutti praticano la virtù allo stesso modo. È comunque presente una disuguaglianza naturale tra i cittadini e gli schiavi. Quest'ultimi sono uomini che sono incapaci di compiere scelte libere perché meno dotati intellettualmente e sono inclini ad essere prigionieri.
Comunque la Politia non è praticabile nelle polis troppo ampie e con troppi cittadini ( Aristotele identifica anche un numero ideale). Per concludere nella Polita è fondamentale un sentimento particolare che deve intercorrere tra cittadini: l’ amicizia ( filia). La giustizia viene realizzata perché i cittadini sono amici tra di loro.

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