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Piacere catastematico e imperturbabilità

La vera amicizia può essere anteposta al raggiungimento al raggiungimento del piacere originale, secondo interpretazione di Seneca. Amicizia che va ricercata di per se stessa, ma ciò non di meno una volta che la si sia instaurata, produce un piacere catastematico doppio di numero, perché goduto da tutti e due gli amici; e doppio anche di intensità, in quanto il rapporto con l’altro è in quanto tale una forma di piacere naturale e necessario. La stessa scuola filosofica fondata da Epicuro si configura come comunità di amici, desiderosi di vivere felicemente in modo atarassico e aponico, che si interrogano sulle più grandi questioni filosofiche, ma solo al fine di poter coronare la propria amicizia di piacere catastematico e imperturbabilità dell’animo. La vita umana è finalizzata alla felicità, ed essa è conseguibile soltanto nella relazione con l’altro. Saggezza che è bene soltanto mortale, mentre l’amicizia è destinata a sopravvivere anche dopo la morte di uno dei due. Anche in questa concezione Epicuro si contrappone a Platone e Aristotele, nel primo caso negando la connessione tra amicizia e amore sessuale, in forza della quale essa tenderebbe a sfumare in un rapporto erotico; per il secondo per il fatto che nel rapporto amicale si finisce per amare il rapporto in sé più che l’amico; mentre Epicuro fa dell’amicizia un sentimento più che una virtù, che non potrebbe esistere se non ci fosse concretamente l’amico.

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