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Etica epicurea

Il piacere stabile deriva dal soddisfacimento dei bisogni naturali e necessari, infatti, Epicuro distingue i bisogni umani in vani, naturali non necessari e naturali necessari. I bisogni vani, come la ricerca di ricchezze, onori, potere, porta a uno stress per mantenerli, quelli non necessari portano ad una perturbazione dell’anima, in quanto il piacere esiste finchè c’è un bisogno da soddisfare, nel momento in cui ho soddisfatto il bisogno, ma continuo a ricercare il piacere sfocio in una mania che conduce al turbamento, mentre la soddisfazione di quelli necessari è alla portata di tutti e priva di angoscia, perciò sono questi a meritare la nostra attenzione. Il piacere però non pretende di abolire le sofferenze, ma di convincerci e in questo senso l’etica sfocia in una meschinità che mira a vivere nel modo più modesto senza slanci né rischi. L’uomo di Epicuro è chiamato a vivere al meglio in un rapporto di amicizia con gli altri uomini che completa l’etica dandogli un connotato più condivisibile.
L’amicizia non deve nascere per interessi, ma quando è un rapporto appagante per entrambi vi rientra anche l’utilità nel superare insieme i problemi della vita. L’uomo felice è quello che sta con gli amici, l’amicizia non deriva da un bisogno naturale, ma dalla possibilità di estendere agli altri la propria tranquillità interiore. Infine pur riconoscendo la bontà delle Istituzioni che permettono agli uomini di convivere senza danneggiarsi, indica di non impegnarsi in politica, seguendo il motto del ‘vivi nascosto’, poiché la partecipazione politica che mira al raggiungimento della gloria o all’esercizio del potere è pericolosa per la felicità, in ogni caso il saggio epicureo può esporsi in politica se è chiamato, ma non di sua volontà.

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