Epicuro, nasce a Samo nel 341 a.C., fondò ad Atene la scuola del giardino, detta del kepos. La scuola era posizionata nella periferia perché lui non era cittadino (non lo era nemmeno Aristotele, ma gli fu concesso comunque da Alessandro). La scuola è il simbolo della sua filosofia, sta nella natura, rappresenta una vita appartata, infatti il suo motto è : “Vivi nascosto”, già da ciò si capisce l’ambiente in cui vive. Durante l’età ellenistica l’attività politica veniva meno, non erano più cittadini, ma sudditi della Macedonia, i loro rapporti erano pochi, ma importanti, perché erano dei punti di riferimento. Come conseguenza dell’età ellenistica nella scuola c’era anche la donna. Un alto motto è: “Agisci come se Epicuro ti guardasse”. Questa scuola ha una grande continuità, ma i contributi degli allievi sono ristretti, poiché questi non si permettono di contrastare il maestro, perché c’è la difficoltà nell’applicazione. Ciò anche perché il fine è la Felicità, Epicuro era nato per aiutare l’uomo per ridargli la felicità. È una filosofia soprattutto etica, per realizzare la felicità grazie alla pratica, non più come prima tramite la dialettica (Platone). Essendo maestro di vita i scritti del maestro erano fondamentali, si dice che ha scritto 300 testi, ma pochi sono giunti al giorno d’oggi: le massime, le sentenze e 3 lettere (a Erotodo, a Pitocle e a Meneceo), queste sono giunte grazie a Diogene Laerzio, che ha scritto “le vite dei filosofi”, raccogliendo testimonianze. Epicuro morì nel 270 a.C., successivamente la scuola fu guidata da Erimarco di Metilene. Il suo pensiero si divide in tre branchie: la logica (o canonica), la fisica e l’etica.

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