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Dolore fisico e morale


Anche se le due realtà sono interconnesse, c’è differenza tra dolore fisico e morale, perché mentre il primo entro certi limiti può avere anche qualche utilità e necessità, per esempio la fame e la fase, la fatica produttiva, se non inevitabilità; il secondo deve essere sempre combattuto ed eliminato dal saggio, in esso non vi è alcun valore. Chiaramente tra i due ci sono interconnessioni, però è certo che l’uno va tolo, mentre l’altro è in parte accettabile.
Piacere e dolore, come le sensazioni e le prolessi che da essi derivano, sono criteri veritativi. La prospettiva gnoseologica di Epicuro e sensazionistica, con sensazioni e prolessi, le quali ultime sono anticipazioni di sensazioni future, deposito concettuale che si ha anche in assenza di sensazioni immediate di quella realtà (proiezione causata da una precedente sensazione). Piacere e dolore sono dunque essenziale orientamento esistenziale.
Anche le affezioni fondamentali di piacere e dolore costituiscono un criterio assiologico, perché sono criterio valoriale, regola del nostro agire, permettendoci di discernere. Aristotele e Diogene di Laerzio citano al riguardo proprio Epicuro. Sesto Empirico va nella stessa direzione, piacere e dolore sono affezioni primarie costituite da fattori produttivi di determinata natura.
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