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Attenuazione del dolore

La morte non è un male; ma è un male certamente il dolore, e fuggirlo è il primo compito di qualunque persona ragionevole. La tecnica per attenuare i dolori (già coltivata da Antifonte) è quindi sviluppata al massimo da Epicuro, che ad essa subordina anche la ricerca positiva del piacere. Certi piaceri presuppongono, oppure portano con sé, un dolore; e, quando questo superi il piacere a cui si collega, conviene astenersene. La condotta degli epicurei è quindi improntata a grande moderazione, sobrietà, continenza. Quelli che volgarmente si chiamano "gaudenti" conducono, in realtà, una vita infelicissima, e quindi opposta ai precetti epicurei.
Taluni dolori, naturalmente, non si possono in nessun modo evitare; ma la forza d'animo (che Epicuro mostrò in alto grado verso la fine della sua vita, tormentato dai calcoli, o "male della pietra"), il ricordo dei beni goduti, e, a volte, l'aspettazione dei futuri, possono renderlo sopportabile. L'infelicità della maggior parte degli uomini è dovuta soprattutto a false immaginazioni, che la saggezza disperde. Disprezzabili sono perciò gli infelici. Ma quando qualcuno mostri inclinazione ad avvicinarsi agli insegnamenti della saggezza, sarà accolto e aiutato dalla solidarietà dei saggi. L'amicizia, che gli epicurei pregiano in sommo grado, serve ad alleviare i mali con l'aiuto reciproco (anche a costo di sacrifici), ed è essa stessa un mezzo positivo di felicità.

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