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Dalla classificazione e gerarchizzazione dei piaceri vengono le nostre scelte, il loro orientamento, cioè perseguire i piaceri naturali e necessari, talora anche quelli non necessari, ed evitare i piaceri non naturali. Non si può non scegliere i primi, non si può scegliere gli ultimi.

Dolori di anima e corpo


I dolori dell’anima sono peggiori di quelli del corpo, perché esiste anche un rapporto con il fattore tempo, cioè mentre il corpo soffre per il male attuale, l’anima soffre per il male passato, presente e futuro, è condizionata dal tempo. Secondo Diogene, anche in questo fatto Epicuro si differenzia dai cirenaici, che considerano il dolore fisico peggiore. Essendo maggiore la capacità di godere e soffrire da parte dell’anima, è essenziale la phronesis, saggezza che persuade dell’infondatezza dei tre timori fondamentali, cioè tempo che porta via il piacere, dolore che può sopraggiungere in qualsiasi momento, morte che sempre incombe. Epicuro ribatte che la morte non è da temere, in quanto ogni bene risiede nella sensazione, la morte è privazione di sensazione, cioè la vita si libera della brama di immortalità. La morte è pena non quando si presenta, ma soltanto prima che arrivi. I dolori fisici, poi, se acuti sono brevissimi, se prolungati sono invece miti e sopportabili
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