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L'etica stoica

La virtù, possiamo anche dire, è per gli stoici l'operare del fuoco o logos; e "vivere natura", cioè vivere virtuosamente, è sviluppare l'azione di quella particella di fuoco che costituisce la nostra "ragion seminale". Senza dubbio, essendo tutto determinato, è impossibile deviare il corso della natura; ma questo non basta: occorre anche riconoscere e accettare il corso inevitabile della natura, assumersi la parte che in esso ci tocca come nostra, perché solo in tal caso noi ci identifichiamo con quel fuoco o ragione che opera. Allora il nostro operare sarà razionale e libero, e di esito immancabilmente felice, poiché andrà nell'identico senso del fato: altrimenti saremo semplicemente trascinati dagli eventi naturali. Ciò si esprime nel celebre adagio: "Fata volentem ducunt, nolentem trahunt".
Se si tiene presente che l'operare virtuoso è operare dell'unico fuoco divino o "ragione", si spiegano i paradossi dell'etica stoica, ai quali Cicerono dedicò un'apposita trattazione: ad esempio, che la virtù è una sola; che è la stessa nell'uomo e in Dio; che tutti i vizi (o le colpe) sono equivalenti; che solo il sapiente (sophòs: colui che opera nel senso del Logos) è libero ricco e felice, e che tale è necessariamente; che egli non ha passioni (essendo identico con l'attività) e non può esser turbato, sicché gode della "apatia" e della "atarassia".

La condizione essenziale per esser sapiente è distinguere ciò che dipende da noi (o "è in nostro potere") da ciò che non ne dipende. Gli "stolti", invece, sono caratterizzati precisamente dalla pretesa di influire su ciò che non dipende dalla loro "ragione seminale", e quindi dal perseguire disegni fatalmente destinati a fallire. Ciò che non dipende da noi, al contrario, per noi è "indifferente" (adiàphoron), non ci tocca, e, se siamo saggi, non ci angustia. Per questo il saggio stoico, anche se altri lo sottopone a supplizio, è "felice", cioè continua a svolgere quella parte che soltanto è sua. Tanto che "stoicismo", nel parlare comune, è venuto a significare la capacità di sopportare il dolore senza mutare il proprio atteggiamento.

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