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Conoscenza senza finalità terapeutica


L’alternativa al trascorrere un'esistenza e vita nell'ignoranza, viziata per l'uomo da un percorso assunto di false decisioni che causano dolore, è che allorché la filosofia smarrisce il suo punto di contatto con l’etica (intesa più che altro come pratica di vita che mira alla felicità), essa potrà conoscere anche l'universo nella sua interezza, ma non sana le ferite dell’animo umano e non riesce a condurre l’uomo alla felicità. Questo il grande errore, per Epicuro, della filosofia intellettualmente intesa. Il momento teoretico è completamente subordinato a quello etico. Conoscere il mondo teologicamente e cosmologicamente significa per Epicuro azzerare l’influenza che ciò potrebbe esercitare su di noi, per diventare noi stessi dominatori degli dei e recuperare il pieno controllo della nostra vita e non subordinarle.
Alla base di questa riflessione sta la considerazione di Epicuro secondo la quale per tranquillizzare l’animo non è necessario risolvere tutte le ultime ed estreme questioni teoriche. Se non sono risolvibili, bisogna accantonarle. O meglio, quand’anche la soluzione non fosse vera, trovarla pur di tranquillizzare la questione, espletando comunque la sua funzione. Meglio una teoria falsa ma in grado di rasserenare, piuttosto che una teoria vera ma tale da inquietare.
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