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Epicureismo

Ambiente geografico: il giardino di Epicuro, ubicato ad Atene dopo il 306 a.C.

Periodo storico: il periodo storico in cui vive Epicuro è l’ellenismo, che va dalla morte di Alessandro Magno 323 a.C. alla definitiva conquista romana del regno d’Egitto. Si tratta di una fase storica che vede il trasformarsi di un modello nuovo di civiltà. Si assiste alla creazione all’interno del Mediterraneo di una serie di grandi e potenti regni tra cui quello di Macedonia. In questo periodo cade la democrazia ateniese sotto il potere dei macedoni. Nel progetto di conquista di Alessandro Magno vi è l’estensione della cultura greca a tutti i popoli da lui sottomessi.

Fondatore e principali esponenti
Epicuro nasce a Samo nel 341 a.C., da alcune fonti indirette sembra che sia stato discepolo della scuola di Democrito o di Platone, quindi le sue dottrine vanno collocate nello stesso periodo di Democrito come di Platone. La diffusione del suo pensiero parte dal 306 a.C. ad Atene, all’interno del cosiddetto giardino, Epicuro fonda la sua scuola accogliendo chiunque ne volesse far parte. Egli infatti è convinto che con la sua apertura verso tutti si possa capire l’intero impianto del suo messaggio, che era quello di trovare uno strumento in grado di sostenere l’individuo nel suo confronto con la vita e quindi di condurlo alla felicità, questo strumento è la filosofia. Tra i discepoli della scuola di Epicuro vi è Diogene di Enoanda che fece realizzare un alto muro nella piazza della sua cittadina con una grande iscrizione che offriva a tutti un grande compedio della filosofia epicurea. L’epicureismo approdò a Roma dove emersero in primo piano soprattutto due figure: il greco Filodemo di Gadara che tentò di sistemare la dottrina epicurea e di ampliarla verso nuovi ambiti ed in particolare Lucrezio che nei suoi libri del poema “la natura” offrì una sintesi eccezionale della dottrina epicurea.

Parole chiave
Sensazioni: concezione che individua nei sensi la fonte privilegiata e assolutamente necessaria per l’acquisizione della conoscenza.
Anticipazioni: le sensazioni ripetute di continuo, condensate e poi conservate nella memoria fino a costruire i “concetti”. Hanno la funzione fondamentale di facilitare e rendere più rapidi i nostri processi cognitivi.
Affezioni: sono legate all’uso della ragione e hanno il compito di raccogliere, mettere a confronto e ridistribuire in modo ordinato l’insieme delle sensazioni grazie all’uso delle inferenze e dell’analogia.

Atomi: in greco atomos significa indivisibile e corrispondono a ciò da cui tutto deriva e ciò in cui tutto si dissolve
Clinamen: è l’ultimo dei tre movimenti degli atomi e corrisponde alle deviazioni casuali che gli atomi subiscono durante la caduta, queste deviazioni permettono agli atomi di aggregarsi
Simuacri: sono pellicole atomiche che si staccano dagli oggetti, di cui conservano la stessa forma. Si producono e si muovono ad una velocità inconcepibile, secondo un flusso continuo che si riversa nell’ambiente circostante e va a colpire gli organi di senso. La percezione risulta così da questa interazione tra gli apparati percettivi del soggetto conoscente e la struttura atomica dell’oggetto conosciuto, fedelmente riprodotta dai simulacri
Aponia: liberazione assoluta dal dolore
Atarassia: liberazione assoluta da qualsiasi turbamento

Principali ambiti di immagine
All’interno della logica Epicuro sostiene che i criteri della verità siano tre:
• le sensazioni;
• le anticipazioni;
• le affezioni.
Epicuro sostiene che alla base del processo conoscitivo vi sia il sensismo, ovvero che l’acquisizione della conoscenza sia dovuta ai sensi. Di solito le sensazioni sono evidenti perché riproducono perfettamente la realtà, quando invece non sono evidenti è opportuno controllarle in modo che possano percepire gli oggetti esterni. In questo processo di controllo e aggiustamento percettivo si collocano le nostre opinioni, che possono essere vere (se confermate dalle sensazioni) o false (se smentite). Anche le anticipazioni hanno una radice sensistica; sono sensazioni ripetute di continuo che costituiscono i “concetti”. Hanno quindi la funzione di facilitare e accellerare i nostri processi ed inoltre quella di determinare il nostro linguaggio e la nostra comunicazione: quando noi guardiamo qualcuno siamo in grado di pensare ai caratteri dell’uomo e quindi di capire che è un uomo. È in questo modo che noi riconosciamo, nominiamo e classifichiamo gli oggetti. Non esclude però l’uso delle sensazioni, quindi la raccolta, il confronto e la classificazione di esse da luogo alle inferenze.

Il sensismo di Epicuro
Il nucleo basilare della fisica si richiama alla tradizione dell’atomismo legata a Leucippo e Democrito. Il resoconto più preciso viene spiegato nell’“epistola a Erodoto” in cui Epicuro afferma la sua visione materialistica, diversa da quella di Platone e Aristotele. Il ragionamento ha come punto di partenza le percezioni sensibili; che ci mostrano tutto intorno a noi, l’esistenza dei corpi, che sono più esattamente degli aggregati, soggetti a formarsi e dissolversi di continuo. La sensazione ci attesta che nulla nasce dal nulla e nulla si distrugge nel nulla. Il modello prescelto per spiegare il divenire è quello delle realtà biologiche. Epicuro presuppone l’esistenza di particelle di materia; che hanno a loro volta la caratteristica di non essere scomponibili: sono quindi letteralmente degli atomi da cui tutto deriva e in cui tutto si dissolve. Epicuro pone anche un altro principio indispensabile per la spiegazione fisica: il vuoto. La nota più evidente nella natura è la presenza del movimento, se dunque i corpi si muovono bisogna ammettere che accade perché c’è in vuoto in cui essi si possono muovere. L’esistenza del vuoto è ipotetico-deduttiva, si tratta di spazio geometrico o estensione tridimensionale. Lo sforzo teorico di Epicuro si rivolge alla struttura delle proprietà degli atomi, ritiene infatti che siano costituiti da forma, peso, grandezza. La novità è la presenza del peso, e ancor più della negazione dell’esistenza degli atomi che superino la soglia della visibilità, considera infatti che gli atomi abbiano un numero di figure finito anche se inconcepibile per la nostra mente. Introduce la dottrina dl minimi, che sono corpi indivisibili di grandezza minima interni all’atomo, ma non devono essere considerati come parte di esso; sono quindi unità di misura della grandezza dell’atomo, ovvero più minimi ci sono più grande è l’atomo.

Il moto degli atomi
Epicuro assume come premessa indiscutibile il carattere eterno del vuoto, degli atomi e del loro movimento, quindi poi indaga sui tipi di moto. Dapprima descrive il moto ininterrotto di caduta perpendicolare degli atomi verso il basso, che si affianca al moto per rimbalzo fondamentale per rendersi conto delle possibilità di intreccio fra i vari atomi. Introdusse come terzo tipo di moto la declinazione (clinamen): deviazione, un piccolo scarto casuale e spontaneo dell’atomo in caduta, che avviene senza possibilità di determinare tempo e locazione spaziale; produce l’incontro e l’aggregazione degli atomi che danno luogo ai corpi. All’interno della fisica epicurea si riscontra anche un’altra dottrina, ovvero quel particolare modo in cui vengono intesi i fenomeni celesti che si fonda sul cosiddetto criterio delle spiegazioni multiple. Di fronte a specifici eventi meteorologi Epicuro non vuole adottare un’unica soluzione, che potrebbe rischiare di cadere nella proposta assurda di spiegare i fatti naturali con cause mitiche; egli rifiuta inoltre ogni lettura finalistica di tali fenomeni, che non sono a suo parere sottoposti al governo e all’intervento degli dei. Preferisce optare per una metodologia aperta e più produttiva sul piano conoscitivo, accoglie più spiegazioni assieme: l’unica condizione è l’accordo con i fenomeni stessi. Questa scelta si rivela utile per garantire il vero obbiettivo di ogni ricerca che consiste invece nel raggiungimento della piena tranquillità d’animo. Epicuro analizza anche la dottrina psicologica: considera l’anima al pari di ogni altra realtà come un aggregato di atomi. A contatto con il mondo esterno questo particolare composto atomico subisce modificazioni determinate dai processi percettivi, e nello stesso tempo trasmette al corpo gli impulsi che ne guidano le reazioni. Crede nell’unità di anima e soma, quindi l’anima sente e reagisce quando si trova in piena comunicazione con il corpo. Per l’acquisizione dei dati hanno grande importanza i simulacri (o eidola) che sono pellicole atomiche che si staccano dagli oggetti di cui conservano la stessa forma. Si producono e si muovono con una velocità inconcepibile, secondo un flusso continuo che si riversa nell’ambiente circostante e va a colpire gli organi di senso. La percezione risulta così da questa interazione fra gli apparati percettivi del soggetto conoscente e la struttura atomica del soggetto conosciuto, fedelmente riprodotta dagli eidola. Secondo Epicuro è possibile individuare negli aggregati atomici delle qualità secondarie: caratteristiche soggette a variazioni. La spiegazione atomistica della realtà non può essere considerata autonoma, ma costituisce un’introduzione al nucleo base della riflessione di Epicuro: l’etica. L’etica è il tentativo di raggiungere la felicità intesa come piacere puro assicurato dal turbamento dell’anima e dal dolore del corpo. Anche lo studio della fisica non rappresenta un esercizio conoscitivo disinteressato e puramente teorico: ha il compito di rendere gli uomini liberi dal terrore degli dei che secondo Epicuro esistono. Lo conferma il fatto che l’uomo li sogni; infatti gli dei come gli uomini sono composti da atomi, ma sono eterni. La caratteristica su cui Epicuro insiste è la beatitudine assoluta degli dei che infatti devono vivere un’esistenza senza provare alcun dolore; secondo Epicuro gli dei non intervengono sulle vicende umane ed è per questo che esiste il male nel cosmo. Il fatto che non intervengano ci deve fare ammettere che dagli dei non c’è nulla da temere e come dagli dei non c’è nulla da temere dalla morte essendo solo un evento fisico. Epicuro invita inoltre a valutare la nostra esistenza; secondo lui non è tanto importante vivere, ma è importantissimo vivere bene. Il messaggio epicureo insiste nell’imporre come criterio etico centrale il piacere partendo dall’osservazione degli uomini, secondo lui il piacere non è in movimento, ma in quiete ed è il primo bene che ci è stato donato: il sommo bene. Epicuro parla anche di una classificazione dei desideri, ovvero secondo lui esistono desideri sia naturali che necessari, naturali e non necessari, non naturali né necessari. Scegliere i desideri per l’uomo risulta un’azione drastica che merita grande impegno, e l’uomo deve essere in grado durante la scelta di neutralizzare il dolore.

Il quadruplice rimedio per una vita felice
Secondo Epicuro esistono quattro rimedi per vivere una vita felice:
1) liberarsi dal timore degli dei;
2) liberarsi dal timore della morte;
3) conquistare il piacere;
4) neutralizzare il dolore.
È qui che appare tutta la forza del messaggio filosofico, quindi la filosofia sarebbe la cura dell’anima. L’orizzonte salvifico emerge su questo sfondo offerto dalla riflessione di Epicuro: esso guarda alle condizioni della nostra esistenza. Epicuro raccomanda continuamente di vivere fino in fondo la dimensione positiva del presente, senza attribuire alcun peso angosciante al futuro e riconoscendo il passato. Il progetto etico di Epicuro è retto da un estremo equilibrio, da un razionale autocontrollo, da una serena accettazione dei limiti, l’uomo formato dalla scuola epicurea prende la decisione di vivere nascosto. Ciò non significa che si tiene lontano da qualsiasi coinvolgimento nella vita politica o associata: l’autorità di questa è ribadita, e l’esistenza va condotta nel rispetto delle norme stabilite. L’idea di giustizia con Epicuro ha dunque perso quel carattere assoluto, ideale e normativo che le era stato attribuito soprattutto da Platone, o ancora in parte da Aristotele; secondo Epicuro non vanno seguite quelle norme che portano al raggiungimento della gloria o all’esercizio del potere, perché le ritiene un pericolo costante, fonte di turbamento. La sicurezza e la completezza nelle relazioni umane può essere garantita dall’amicizia, dall’integrazione e dalla scelta della vita quotidiana.

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