Ominide 760 punti

Il problema fondamentale sul quale riflette la filosofia dopo Parmenide è quello del rapporto tra unità e molteplicità.Parmenide affermò che l'essere è uno e immutabile ma in opposizione a questa conclusione sta la comune esperienza della pluralità e del divenire delle cose e Parmenide a loro riguardo non aveva negato del tutto ma aveva solo detto che non vi era una conoscenza certa.Se il divenire è totalmente diverso dall'essere allora è non essere e quindi nulla,ma se invece lo si ammette anche parzialmente si deve rinunciare ad alcune condizioni logiche della filosofia eleatica.Zenone e Melisso fecero valere la logica contro la testimonianza dei sensi negando ogni valore della realtà al molteplice e al divenire che avevano definito pura apparenza illusoria.Non tutti però la pensavano cosi: Empedocle,Anassagora e Democrito si proposero di rendere conto del molteplice e del divenire.Il loro obbiettivo era quello di riscattare il mondo delle apparenze dalla sua incoerenza per giungere a una comprensione.Democrito in particolare modificò il sistema parmenideo costruendo un nuovo modello di realtà:l'atomismo.Egli da un lato moltiplicò gli enti da lui definiti atomi e dall'altro giunse ad ammettere il non essere,il vuoto.

Empedocle

Empedocle fa suo il principio eleatico secondo il quale l'essere è ingenerato e immutabile,però non nega il divenire e la molteplicità dei fenomeni naturali di cui intende proporre una spiegazione razionale.Egli modifica la dottrina parmenidea dicendo che esiste una pluralità di enti eterni e indistruttibili chiamati radici e identificati con aria,acqua,terra e fuoco che con le loro combinazioni e separazioni determinano il divenire di tutte le cose.Per Parmenide invece non vi era alcuna pluralità di enti:ciò che non è essere è non essere. Empedocle concepisce ogni ente con delle qualità:il fuoco è caldo e secco ma gli altri non sono diversi da questo e quindi non essere ma semplicemente sono un essere differente e pur sempre qualcosa.A suggerirgli l'idea di queste quattro radici fu la teoria pitagorica.Il numero 4 per i pitagorici aveva uno speciale significato simbolico in quanto ritenevano che l'ordine del cosmo fosse fondato sulla proporzione e sono proprio quattro i termini di una proporzione.Queste quattro radici sono divisibili per quanto riguarda la quantità ma non per la qualità:ogni parte presenta immutate le qualità del tutto da cui proviene.La qualità quindi è indivisibile,una e non molteplice. Per Empedocle le radici sono ingenerate e immutabili.Il divenire riguarda la combinazione quantitativa degli elementi ma non tocca le loro qualità.Le combinazioni e le separazioni degli elementi sono determinati da due principi:l'amore e l'odio,uno è attrattivo e l'altro repulsivo.Il loro conflitto determina lo sviluppo ciclico delle cose,nella loro opposizione e le fasi del ciclo sono quattro: 1)lo sfero:gli elementi sono tutti mescolati insieme in un'unione completa e nella concezione di questo essere è possibile riconoscere il modello parmenideo dell'essere; 2)l'età dell'odio: l'odio penetra nello sfero e divide ciò che era unito,si costituisce il cosmo frutto di equilibrio tra odio che avanza e amore che si ritira e in esso uno e molteplice coesistono; 3)il caos:l'odio ha ormai disgregato non solo lo sfero ma anche il cosmo,è la fase della molteplicità ed è assente ogni principio unitario che dia forma e struttura alle cose; 4)l'età dell'amore:l'amore ricostituisce l'unità degli elementi,il cosmo rinasce una seconda volta e si trova ancora un equilibrio tra amore e odio che vi resiste.Il cosmo questa volta a opera dell'amore si converte nello sfero da cui ha avuto inizio e in cui termina tutto il processo.Per Empedocle il cosmo,equilibrio dinamico tra unità e molteplicità,si costituisce una volta a opera dell'odio e una volta a opera dell'amore e si corrompe quando uno dei due principi prende il sopravvento.Secondo una diversa inerpretazione l'odio non sarebbe in grado di produrre nulla poichè disgrega lo sfero prima che si affermi il caos totale e subentra però l'amore che ristabilendo l'unità da origine al cosmo.L'amore quindi generebbe il mondo.La fiosofia di Empedocle da un'immagine generale del cosmo,basandosi su una distinzione tra due elementi:gli uni passivi,le radici e le loro combinazioni e gli altri,attivi che determinano tali combinazioni cioè l'odio e l'amore.Ai primi sono attribuite qualità di ordine sensibile cone il caldo e il freddo e i secondi sono immaginati come forze attrattive o repulsive che agiscono a distanza determinando l'aggregazione o la separazione degli elementi.La realtà è concepita come un unico,immenso essere vivente.


Parmenide


La filosofia di Parmenide tratta due temi:essere e verità.La sua riflessione mette al centro il problema dell'essere.In parte viene abbandonata la ricerca sui principi della natura.Con Parmenide nasce anche un tipo di filosofia che fuoriesce dalle forme di cultura fondate sul mito e sulla teologia,la filosofia eleatica si separa anche dal sapere comune degli uomini e si rivolge solo all'acropoli,ai pochi destinati all'iniziazione alla verità.Con Parmenide,la filosofia perviene a una soluzione del problema della verità.Parmenide afferma che tra la realtà,la ragione umana e il linguaggio che l'uomo adopera per parlare esiste un'identità.L'ordine del mondo viene a coincidere con l'ordine del pensiero che lo pensa.Parmenide poi pone il problema del metodo attraverso il quale l'uomo possa distinguere in modo certo ciò che è vero da ciò che è falso.Egli individua due forme diverse di conoscenza:il pensiero e i sensi.Solo il pensiero però è in grado di conoscere la verità per ciò che è veramente;i sensi invece si arrestano all'apparenza delle cose.
Parmenide espose la sua filosofia in un poema in versi chiamato"sulla natura"che è diviso in due parti dedicate rispettivamente all'esposizione della verità e delle opinioni degli uomini,precedute da un proemio.Nel proemio Parmenide racconta un viaggio che immagina di compiere in giovane età verso la dimora della dea Dike(la giustizia)che possiede le chiavi della verità e che può insegnare al filosofo come distinguere il discorso vero da quello falso.Con questa esperienza Parmenide si allontana dal mondo degli uomini,fatto solo di ingannevoli apparenze e conosce il mondo della verità e della necessità a cui solo il sapiente può accedere.Dopo il proemio la prima parte del poema si divide in altre due sezioni.Nella prima sezione Parmenide,attraverso le rivelazioni di Dike,riceve l'iniziazione alla verità.Nella seconda sezione invece trova fondazione l'ontologia parmenidea,si procede qui alla definizione dell'essere e delle sue proprietà.La seconda parte del poema riguarda la dottrina della doxa e contiene una filosofia della natura.
La riflessione di Parmenide inizia con un esame delle possibilità del pensiero e del linguaggio.Egli individua due vie di ricerca:1)uno che dice che è e che non è possibile che non sia; 2)l'altro che dice che non è e che è necessario che non sia.Queste due vie sono per Parmenide le uniche pensabili,tuttavia solo la prima è vera e conduce alla verità mentre la seconda è una via impossibile e porta all'errore.Il pensiero pensa ciò che è,cioè l'essere delle cose e non pensa mai il non essere.Quindi Parmenide conclude dicendo che solo ciò che è,appunto l'essere,può venire pensato ed espresso tramite il linguaggio.I filosofi precedenti a Parmenide,alla ricerca dell'archè,danno per scontato che le cose di cui stanno parlando siano.Solo con Parmenide la filosofia diventa un discorso sull'essere.Essa non cessa di riferirsi alle cose concrete ma li pensa in quanto essi sono,cioè come enti.Gli enti sono tutto ciò di cui noi possiamo dire che è,appunto l'essere.Questa attenzione rivolta allo studio dell'essere verrà chiamata ontologia.Parmenide sostiene la contrapposizione tra pensiero e sensi.Il pensiero segue una via diversa dai sensi,esso è in grado di cogliere l'essere in modo certo,si può pensare infatti solo ciò che è.I sensi invece si fermano alle apparenze e mischiano essere e non essere.Per Parmenide esiste dunque un'identità di essere e pensiero.Se l'essere viene appreso con il pensiero,questo troverà espressione attraverso il linguaggio,una legge profonda lega quindi il pensare e il dire.Tre sono quindi le tesi fondamentali della filosofia parmenidea:1)la tesi ontologica:l'essere è,il non essere non è; 2)la tesi gnoseologica:l'essere è conoscibile attraverso il pensiero,poichè è pensabile solo ciò che è; 3)la tesi linguistica:l'essere trova espressione nel linguaggio.I principi affermati da Parmenide quindi sono: 1)esiste un metodo che mette l'uomo in grado di cogliere la verità; 2)seguendo questo metodo si conosce l'essere senza cadere nel falso; 3)questo metodo insegna che l'essere viene appreso con il pensiero e non con i sensi; 4)l'essere è quindi riconoscibile con il pensiero ed esprimibile attraverso il linguaggio.Attraverso questi principi si giunge alla prima via:la via della verità che dice che l'essere è e il non essere non è.La seconda via è quella dell'apparenza ed è la via percorsa da coloro che si affidano ai propri sensi e dice che l'essere è e il non essere è;e la terza via è quella dell'impossibilità che afferma che l'essere non è e il non essere è.Solo la prima via è coerente.Parmenide ci offre anche la sua visione dell'universo facendo ricorso a elementi contrari.Secondo la cosmologia parmenidea il mondo è la mescolanza di due elementi:la luce(il fuoco)e la tenebra(la notte).La luce è leggera e la tenebra è pesante e dalla loro unione si sono formati la Terra,il Sole,la Luna e l'uomo stesso.Con Parmenide adesso il concetto dell'essere diventa una realtà esistente ed è possibile individuarne gli attributi.Per Parmenide l'essere è: 1)ingenerato e imperituro:se l'essere nascesse dovrebbe nascere dal non essere ma poichè esso non esiste,l'essere non nasce e non muore; 2)in un eterno presente:se l'essere era ora non è più e se l'essere sarà ora non lo è ancora,esso dunque non esiste nel passato e non esiste nel futuro ma solo nel presente; 3)senza fine:ciò che ha una fine non è più; 4)intero,continuo,indivisibile:l'essere è interoe continuo,se non lo fosse confinerebbe con ciò che non è,l'essere è anche privo di parti poichè se fosse diviso in parti ognuna di esse s distinguerebbe dalle altre solo in virtù del non essere; 5)unico:se l'essere fosse molteplice dovremmo ammettere che ognuna di queste non è le altre e quindi non possiamo dire che ciò che è non è; 6)immobile:se l'essere si muovesse vorrebbe dire che prima di muoversi non è ancora dove sarà dopo e dopo essersi mosso non sarà più dov'era prima ma poichè il non essere non può essere pensato,l'essere è immobile; 7)definito da tutti i lati e simile a una sfera:se l'essere fosse infinito mancherebbe di tutto,Parmenide definisce l'infinità come mancanza e quindi non essere,per questo l'essere viene descritto come limitato da ogni lato e simile ad una sfera e siccome è limitato verrà pensato come una forma che esclude da ogni parte della sua figura qualsiasi mancanza e di forme che abbiano tali attributi vi è solo la sfera.


Zenone


Zenone,allievo di Parmenide viene presentato come un difensore delle idee del suo maestro.I filosofi pluralisti(Empedocle,Anassagora e Democrito)attaccavano infatti la teoria parmenidea dell'immutabilità,unità e indivisibilità dell'essere.Zenone difende il suo maestro,dimostrando con delle tesi contrarie a quelle eleatiche che da esse derivano conseguenze assurde.Egli ha ideato 40 paradossi,ossia argomenti logicamente validi le cui conclusioni vanno contro l'opinione comune ed essi utilizzano una forma di dimostrazione,quella per assurdo,che consiste nell'assumere un'ipotesi e nello svolgerla fino a dedurne l'assurdo.La conclusione proverà infine la falsità dell'ipotesi iniziale permettendo di stabilire la verità dell'opinione contraria.Zenone è definito inventore della dialettica(arte della confutazione).Zenone mostra che se assumiamo la divisibilità,finita o infinita dello spazio o del tempo,ne derivano conseguenze assurde quanto al movimento.Tra i paradossi zenoniani,quelli che hanno goduto di maggiore notorietà sono i primi tre relativi al movimento: 1)il paradosso della dicotomia:è assurdo supporre che i corpi si muovano in uno spazio infinitamente divisibile poichè se deve arrivare dal punto A al punto B non può toccare infiniti punti per poi arrivare a B; 2)il paradosso di Achille:il movimento in uno spazio continuo,ossia senza intervalli è impossibile,si differenzia da quello della dicotomia perchè qui non si procede per divisione di una grandezza ma per la somma di grandezze sempre più piccole; 3)il paradosso della freccia:la freccia in volo sembra in moto ma in realtà è ferma perchè in ciascuno degli istanti in cui è divisibile il tempo impiegato nel volo la freccia occupa uno spazio determinato,ciò occupa uno spazio uguale a se stesso quando è a riposo quindi se è a riposo in ogni istante lo è anche per tutto il tempo;il paradosso deriva dal fatto che non ci possa essere un momento in cui avvenga il passaggio da un punto all'altro.Zenone afferma quindi che se il molteplice esistesse sarebbe o grande o piccolo,se le parti avessero grandezza allora l'essere sarebbe infinitamente grande e se non avessero grandezza allora non esisterebbero e sarebbero nulle.

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Antica?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
×
Registrati via email