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Ellenismo

Il periodo che seguì la gloria delle poleis, le famose città-stato greche, fu caratterizzato da un grande susseguirsi di cambiamenti che contribuirono a segnare una svolta epocale nella storia della filosofia.
Nel corso dell’Ottocento ci fu un ritorno al dedicarsi al mondo antico e alla sua classicità. In particolare, uno storico tedesco, Johann Droysen, coniò il termine ellenismo, con cui si fa riferimento al periodo in cui la cultura greca si diffuse in tutto il Mediterraneo e in Asia Minore, influenzando notevolmente le altre popolazioni. Storicamente, questo lasso di tempo comincia nel 323 a.C. (anno della morte di Alessandro Magno) e si conclude nel 30 d.C. (con la tanto ambita conquista dell’Egitto da parte dei Romani).
Era stato lo stesso Alessandro Magno a dare inizio alla fondazione di un impero universale la cui cultura era il frutto di una fusione tra quella greca e quella occidentale; ad ogni modo, egli non riuscì a vedere questo suo desiderio compiuto.

Nell’ellenismo si verificarono, essenzialmente, tre eventi principali:
 Declino della polis classica: dato che l’Impero di Alessandro Magno si era frantumato in diverse amministrazioni, le città perdono la loro autonomia e quindi il cittadino, adesso suddito, non è più interessato alla vita politica;
 Nascita di nuovi imperi: il regno ellenista e l’Impero Romano portarono ad un accomunarsi di vari popoli, favorendo la diffusione della cultura e il confronto con pensieri diversi;
 Fusione della cultura: l’intero mondo greco andò ad unirsi a quello orientale e in buona parte a quello occidentale, raggiungendo conoscenze incredibili e iniziando a progredire in vari ambiti.

Nell’epoca ellenistica le sedi della cultura subirono degli spostamenti. Anzitutto, la Grecia, essendo la madre delle discipline filosofiche, mantenne Atene come centro delle maggiori scuole di filosofia, tra le quali figuravano lo stoicismo e l’epicureismo; il fulcro della cultura in generale si trasferì più ad oriente, ad Alessandria.

Alessandria: il nuovo centro culturale
Alessandria era una piccola città fondata da Alessandro Magno lungo le rive del Nilo. Inizialmente si trattava di un villaggio di pastori, ma nel giro di pochi decenni conobbe un’espansione incredibile sino a diventare una metropoli. A seguito dei collegamenti fra Oriente e Occidente, la rete di scambi commerciali che aveva da secoli caratterizzato il Mediterraneo comincia ad estendersi e a coinvolgere pure Alessandria, che aumentò il proprio prestigio grazie anche alla manodopera servile (non a caso divenne meta delle tratte degli schiavi).

Alessandria d’Egitto divenne la sede della scienza e furono costruiti imponenti edifici come la Biblioteca e il Museo.

La Biblioteca e il Museo: le sedi della cultura
La Biblioteca conteneva circa 700'000 papiri, un numero così enorme da richiedere disposizioni particolari. Fu così che nacquero i primi sistemi di catalogazione, come l’ordine alfabetico o per genere. La Biblioteca fu saccheggiata nel 145 a.C. durante una guerra civile e fu parzialmente distrutta a causa di un incendio doloso nel 48 a.C. – con la perdita irrimediabile di quasi tutti i volumi – e infine fu nuovamente distrutta e poi chiusa definitivamente intorno alla metà del VII secolo d.C. La Biblioteca non era soltanto un deposito di cultura, ma si poteva interagire con altre persone per scambiarsi idee e confrontarsi su alcune tematiche, una specie di punto d’incontro di matrice intellettuale.
Il Museo di Alessandria, invece, era un complesso di edifici precursori della moderna università. Gli scienziati e i vari studiosi, grazie ai finanziamenti dello Stato, potevano stabilirsi qui e condurre diversi studi nonché varie attività. Era così grande da contenere orti botanici, stanze mediche e immensi giardini. Purtroppo il difetto più grande consisteva nel fare una selettività degli scienziati, che venivano così finalizzati ad una ricerca che produceva ricchi risultati ma spesso era deleteria perché portava a dei contrasti e allo studio per soddisfazione personale. Questi furono i motivi di fondo per cui, alla fine, anche il Museo perse progressivamente importanza fino a diventare abbandonato.
Nell’ellenismo si svilupparono nuove discipline come la geografia, la matematica, l’astronomia e la medicina. Si verificò un notevole progresso dal punto di vista scientifico, ma le innovazioni portarono a scarsi innovamenti perché gli scienziati non volevano creare strumenti in base alle loro scoperte, e quindi tantissimi utensili gioiello della tecnologia rimasero nel cassetto per secoli fino ai giorni nostri.

Perché gli scienziati disprezzavano il miglioramento della tecnica? Come abbiamo detto, la filosofia si fuse con le culture del resto del mondo allora conosciuto, perciò gli scienziati, pur dedicandosi meno alla filosofia esistenziale, volevano trovare una conoscenza, ricercare come sostenevano i vecchi filosofi. In conclusione, volevano soltanto trovare nuovi modelli teorici e poco pratici.
Tra le discipline che presero maggiormente piede spiccano l’astronomia e la matematica. Euclide, per esempio, introdusse il concetto degli enti fondamentali e i suoi teoremi geometrici; riuscì a formulare le sue ipotesi e a convalidarle ricorrendo ai criteri di Aristotele, cioè ponendosi delle domande partendo da enunciati ovvii e giungere poi a conclusioni altrettanto vere.
Con le recenti scoperte geometriche, gli osservatori dello spazio scoprirono il Firmamento, ovvero le stelle che mantenevano una posizione regolare nel cielo. Vennero avanzate tantissime teorie riguardo ai movimenti degli astri celesti:
 Aristarco di Samo: nel 300 a.C. elaborò un modello eliocentrico, ovvero con il Sole che però era posto al centro dell’universo. Gli studiosi rifiutarono il modello di Aristarco sostenendo che, se la Terra fosse stata in movimento, ogni cosa sarebbe stata sospinta qui e là fuori controllo.
 Claudio Tolomeo: elaborò delle tavolo con cui migliorò il Firmamento nelle quattro stagioni. Restò comunque sulla base di Aristotele, pensando che i movimenti del cosmo di basano su delle sfere.

Nel Museo un altro campo della scienza raggiunse risultati inaspettati: l’ambito medico. Per la prima volta, a differenza del mondo cristiano in cui veniva considerato un peccato, si potevano analizzare i cadaveri dissezionandoli per scoprire il funzionamento dell’organismo umano. La fisiologia, ovvero lo studio del funzionamento degli organismi, poté delineare una mappa del complesso sistema vitale dell’uomo, ma non spiegò correttamente i suoi funzionamenti. Moltissimi credevano che il sangue circolasse secondo l’horror vacui ovvero la “paura del vuoto” secondo cui, in natura, tutte le cose tendono ad occupare gli spazi vuoti. Inoltre, si discusse sulla sede delle attività umane. Gli encefalo-centristi sostenevano che le attività mentali si trovavano nel cervello, i cardio-centristi, invece, le ponevano all’interno del cuore, senza il quale il sangue non viene pompato e dunque non c’è vita. Comunque sia queste prime analisi del corpo umano permisero di trovare nuove soluzioni mediche a problemi precedentemente sconosciuti e a curare, in modi rudimentali come il salasso, alcune patologie.

Nell’ellenismo abbiamo una radicale trasformazione della visione filosofica. Intanto, se da un lato si accentuarono le differenze fra Atene, incentrata sulla letteratura e la filosofia, e Alessandria, focalizzata sul progresso scientifico, dall’altra parte la filosofia stessa subì dei cambiamenti. Le innovazioni avevano portato a un nuovo stile di vita e pensieri differenti, mentre la scienza si interessava della ricerca della verità. Questa separazione tra filosofia e scienza divenne sempre più netta.
Il ruolo determinante della filosofia divenne quello di trovare una soluzione ai problemi principali dell’animo umano, come la morte e il dolore. A tal proposito si diffuse l’etica, ovvero lo studio del comportamento da tenere in determinate situazioni. Anche le scuole filosofiche cambiano atteggiamento. Non si può più avere un confronto col il professore, ma bensì gli alunni devono prendere come oro colato le parole del maestro e non possono muovere obiezioni (dogmatismo).

La filosofia non ha più come fine quello di cercare la verità, ma diventa quasi psicologia cercando di insegnare la strada giusta per la felicità, una terapia esistenziale.
Le tre maggiori scuole di pensiero in linea con queste nuove tecniche sono: stoicismo, epicureismo e scetticismo, tutte e tre sviluppatesi in Grecia.

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