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LO SCETTICISMO

Lo scetticismo è senza dubbio una filosofia originale. Contrariamente alle altre filosofie, impegnate nella ricerca della verità e nella costruzione di un determinato sistema dell’universo, lo scetticismo dichiara che tale impegno è inutile. La parola scetticismo deriva da “scepsi” che in greco significa “riflessione”, “dubbio”: occorre precisare che il dubbio per gli scettici non è uno condizione di avvio alla ricerca e allo studio, ma l’unico atteggiamento praticabile di fronte all’impossibilità di conoscere tutto. Lo scetticismo si sviluppò lungo un arco di qualche secolo: il fondatore fu Pirrone, vissuto fra il IV e il III secolo a.C. Altri scettici importanti furono Carneade di Cirene vissuto tra il III e il II secolo a.C. e Sesto Empirico vissuto tra il II e il III secolo d.C. Per opera di una lunga tradizione filosofica lo scetticismo ha subito un processo di riduzione a pseudo-filosofia in quanto è stato spesso interpretato come una dottrina che mette in discussione tutto ciò che esiste. In realtà gli scettici non negano la concreta esistenza dei fenomeni, quanto la pretesa filosofica di spiegarne l’origine. E’ impossibile dire quale sia la causa originaria dell’universo e delle cose in esso presenti ed è impossibile parlare con certezza di anima e divinità perché non sono fenomeni, ossia non si manifestano. Afasia significa alla lettera “mancanza di parola”, rinuncia a pronunciarsi, rinuncia consapevole dell’impossibilità di affermare qualcosa di sicuro sull’origine del cosmo, sull’anima, sugli dei. La dottrina dello scetticismo è di difficile ricostruzione: Pirrone infatti non scrisse nulla e fu il discepolo Timone di Fliunte a raccogliere e divulgare il pensiero del maestro. Nato ad Elide, nel Peloponneso, Pirrone partecipò alla spedizione di Alessandro Magno in India dove venne a contatto con i costumi e il pensiero indiani. Gli ideali di vita dei fachiri e dei gimnosofisti(sapienti che praticavano uno stile di vita ascetico rinunciando ai piaceri della vita e insegnando che i desideri di ricchezza e di successo sono vani e che il saggio deve essere impassibile di fronte alle avversità della vita) influenzarono il suo insegnamento.

Ritornato ad Elide, Pirrone vi fondò la sua scuola caratterizzata dall’oralità dell’insegnamento, dal disinteresse per le problematiche scientifico-naturaliste e dalla concentrazione sul tema della felicità. Pirrone praticava uno stile di vita in cui emergevano l’indifferenza al dolore, l’impassibilità di fronte alle vicende positive e negative della vita, la ricerca della solitudine e la semplicità della vita. Per Pirrone non ci sono cose vere o false, buone o cattive, giuste o ingiuste “per natura” o “assolutamente”; sono le abitudini degli uomini, i loro costumi, le loro convenienze a rendere vera o falsa, buona o cattiva, giusta o ingiusta una cosa. Di fronte a tali modi di comportarsi, sempre mutevoli, da parte degli uomini, non è possibile alcun giudizio e alcuna valutazione.

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