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Democrito - eredità eleatica


Democrito per arrivare a quella che è la sua teoria, parte dalla distinzione eleatica che c'è tra apparenza e realtà. Prendendo spunto da Parmenide ed Eraclito, Democrito ritiene che l'occhio del filosofo debba cercare di raggiungere la realtà delle cose, coniscente del fatto che << la verità dimora nel profondo >>. Questa convinzione si traduce nell'opposizione della conoscenza sensibile (apparenza) e la conoscenza razionale (essere vero del mondo). Mentre negli elelati la sensazione ed il pensiero rimangono separati, in Democrito l'esperienza e la ragione hanno un rapporto di reciproca continuità. La conoscenza infatti:
1) inizia con la costatazione delle cose e dei fnìenomeni attraverso i sensi
2) sviluppo in un'elaborazione intellettuale
3) finisce con una teoria
La teoria sviluppata: l'essere è identificato come materia, il non essere viene identificato come il vuoto ovvero come spazio.
Democrito giunge all'idea dell'atomo partendo inanzitutto da una deduzione razionale discendente da una riflessione sul rpoblema della divisibilità dell'infinito. Afferma infatti che solo logicamente l'infinito si può dividere, realmente non è possibile dividerlo.
Secondo Democrito il mondo ha origine dal movimento degli atomi, i quali, urtando tra di loro, si aggregano e disgregano dando origine alle cose. Afferma che gli atomi sono mossi dal ''caso'', ovvero che si muovono automaticamente e spontaneamente cioè privi di uno scopo imposto da un soggetto esterno. Gli atomisti sono convinti che la natura abbia una sua razionalità ed un suo ordine interno, al contrario di ciò che afferma Anassagora, data una causa ne consegue sempre un effetto.
Per quanto riguarda il metodo di infagine di Democrito vediamo come è presente una stretta collaborazione tra i sensi e la ragione. Secondo la mentalità di Democrito si può anche affermare che per studiare la natura, non bisogna interrogarsi sullo scopo, bensì sulla causa. Secondo lui il filosofo non deve prendere in considerazione la qualità delle cose, bensì la loro struttura quantitativa quindi le loro proprietà oggettive. Per ultimo avanza anche l'idea di una pluralità di mondi definenedo il cosmo finito ed unico.
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