Concetti Chiave
- La virtù etica, secondo Aristotele, è una disposizione permanente acquisita attraverso l'abitudine e il ripetuto esercizio di azioni virtuose.
- Aristotele si oppone alla morale aristocratica, affermando che la virtù non è innata e che chiunque può acquisirla attraverso l'impegno.
- La formazione del carattere è fondamentale per Aristotele e si realizza attraverso l'esempio di persone sagge e pratiche virtuose.
- Contrariamente a Socrate e Platone, Aristotele non considera la virtù come conoscenza teorica, ma come un'abitudine pratica che richiede esercizio.
- L'educazione deve focalizzarsi sulla formazione del carattere e sull'insegnamento delle virtù, piuttosto che sulla semplice trasmissione di conoscenze teoriche.
La virtù secondo Aristotele
La virtù etica è definita da Aristotele come una «disposizione permanente» o un «abito» (héxis) virtuoso del carattere. Questa disposizione virtuosa si fonda sull'abitudine. La virtù infatti non è innata e gli uomini per natura sono dotati soltanto della capacità di acquisire la virtù. Tale capacità, tuttavia, rimane allo stato potenziale e non perviene ad attuarsi, se non in seguito al ripetuto esercizio di azioni virtuose, che rende virtuoso il carattere di chi le compie.
La critica alla morale aristocratica
Critica alla morale aristocratica
Negando che la virtù sia un dono di natura, Aristotele si pone così in aperto contrasto con la morale aristocratica, che concepisce la virtù come qualità innata degli dristoi, da cui i non nobili sarebbero esclusi per una disposizione naturale. L'idea che la formazione di un carattere virtuoso richieda molto esercizio e la costante ripetizione di azioni virtuose distingue poi la posizione aristotelica dall'intellettualismo etico di Socrate e Platone, i quali - identificando virtù e conoscenza - facevano dipendere l'acquisizione della virtù dall'insegnamento teorico.
Qual è il ruolo dell'educazione nella virtù?
Aristotele non nega il ruolo dell'educazione, ma ne individua il compito primario non tanto nella trasmissione di conoscenze teoriche, quanto nella formazione del carattere, che si realizzerà soprattutto sulla base dell'esempio di persone sagge e capaci di agire bene, nonché attraverso l'imposizione di pratiche virtuose, da parte del padre, dei buoni maestri e delle leggi cittadine.
Domande da interrogazione
- Qual è la definizione di virtù secondo Aristotele?
- In che modo Aristotele critica la morale aristocratica?
- Qual è il ruolo dell'educazione nella formazione della virtù secondo Aristotele?
Aristotele definisce la virtù etica come una «disposizione permanente» o un «abito» virtuoso del carattere, che si acquisisce attraverso la ripetizione di azioni virtuose, non essendo innata ma frutto di esercizio (La virtù secondo Aristotele).
Aristotele critica la morale aristocratica negando che la virtù sia un dono di natura, sostenendo invece che richiede esercizio e ripetizione di azioni virtuose, contrariamente all'idea che la virtù sia una qualità innata degli dristoi (Critica alla morale aristocratica).
Aristotele attribuisce all'educazione un ruolo fondamentale nella formazione del carattere, enfatizzando l'importanza dell'esempio di persone sagge e delle pratiche virtuose, piuttosto che la mera trasmissione di conoscenze teoriche (Qual è il ruolo dell'educazione nella virtù?).