Concetti Chiave
- L'etica, secondo Aristotele, riflette il comportamento umano, con la felicità come obiettivo delle azioni, raggiunta attraverso una vita guidata dalla ragione.
- Aristotele distingue tra virtù etiche, che rappresentano il giusto mezzo tra estremi, e virtù dianoetiche, frutto dell'esercizio dell'intelletto.
- Le virtù etiche comprendono il coraggio, la liberalità e la giustizia, la quale si divide in giustizia distributiva e commutativa, con l'equità come principio fondamentale.
- Le virtù dianoetiche includono arte, saggezza, intelligenza, scienza e sapienza, con la sapienza come ideale di vita più alto per Aristotele.
- La phronesis è centrale nell'etica aristotelica, distinguendo saggezza e intelligenza e sottolineando l'importanza della responsabilità nelle azioni umane.
L’etica è la riflessione sul comportamento individuale dell’uomo. Non è una scienza teoretica. Le opere di Aristotele relative all’etica sono tre, la più importante delle quali è l’Etica nicomachea. Aristotele disse che il fine delle azioni umane è la felicità. La felicità consiste nel fare bene ciò che si sta facendo. Al livello più alto, la felicità consiste nel fare bene il proprio ruolo di uomo, cioè vivere secondo ragione. La virtù per l’uomo sta nell’utilizzare la ragione.
Indice
Le virtù etiche secondo Aristotele
Aristotele distinse due tipi di virtù: le virtù etiche e le virtù dianoetiche. Le virtù etiche sono legate all’esercizio della ragione in risposta alle sollecitazioni dell’anima vegetativa. Esse rappresentano il “giusto mezzo”, cioè la via di mezzo tra due posizioni opposte e sono ad esempio il coraggio (che è la via di mezzo tra la temerarietà e la vigliaccheria), la liberalità (che è la via di mezzo tra l’essere spendaccione e l’avarizia) e la mansuetudine (che è la via di mezzo tra l’iracondia e la remissività). La virtù etica più alta è la giustizia, la quale è suddivisa in due tipologie: la giustizia distributiva e la giustizia commutativa. La giustizia distributiva è proporzionale ai meriti, mentre la giustizia commutativa consiste nel ripristinare la situazione iniziale di equilibrio. Fondamentale è per Aristotele l’equità, perché applicare alla lettera qualsiasi regolamento rende insostenibile la situazione.
Le virtù dianoetiche e la sapienza
Le virtù dianoetiche sono frutto dell’esercizio attivo dell’intelletto. Le virtù dianoetiche sono cinque: l’arte, la saggezza, l’intelligenza, la scienza e la sapienza. L’arte è la capacità di fare al meglio qualcosa di concreto. La saggezza (in greco phronesis) consiste nel saper scegliere in ogni occasione il comportamento migliore. L’intelligenza è la capacità di cogliere i principi primi di tutte le cose. La scienza è la capacità di saper dimostrare i principi primi. La sapienza è l’unione dell’intelligenza e della scienza. La sapienza è per Aristotele l’ideale di vita più alto.
La phronesis e l'intellettualismo etico
La phronesis è l’elemento che accomuna le virtù etiche e le virtù dianoetiche. Aristotele fece una importante riflessione che a Socrate e a Platone era sfuggita. Infatti ritiene che sapienza e saggezza non vadano sempre di pari passo. Non sempre il più sapiente è anche il più saggio. Aristotele rifiuta inoltre l’intellettualismo etico perché ritiene che nell’etica umana la volontarietà e la responsabilità sono determinanti. Infatti ci sono persone spesso molto intelligenti che commettono del male responsabilmente e consapevolmente.
Domande da interrogazione
- Qual è il fine delle azioni umane secondo Aristotele?
- Quali sono le due tipologie di virtù distinte da Aristotele?
- Che cos'è la giustizia secondo Aristotele e quali sono le sue tipologie?
- Qual è la differenza tra sapienza e saggezza secondo Aristotele?
Secondo Aristotele, il fine delle azioni umane è la felicità, che consiste nel fare bene ciò che si sta facendo e vivere secondo ragione.
Aristotele distingue tra virtù etiche, legate all'esercizio della ragione, e virtù dianoetiche, frutto dell'esercizio attivo dell'intelletto.
La giustizia è la virtù etica più alta e si suddivide in giustizia distributiva, proporzionale ai meriti, e giustizia commutativa, che ripristina l'equilibrio iniziale.
Aristotele sostiene che sapienza e saggezza non sempre coincidono; non sempre il più sapiente è anche il più saggio, evidenziando l'importanza della volontarietà e responsabilità nell'etica umana.