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Concetti Chiave

  • Le testimonianze dirette sull'Accademia di Platone provengono da allievi come Speusippo, Senocrate e Aristotele, fornendo una visione autentica del pensiero platonico.
  • Aristotele analizza la struttura del pensiero platonico evidenziando la dottrina delle idee, la teoria dei princìpi primi e la realtà sensibile, sottolineando il loro ruolo nell'empiria.
  • Platone sostiene che le idee siano cause di tutta l'empiria, mentre Aristotele le colloca al terzo posto nella scala della conoscenza, ponendo l'accento sui princìpi primi come l'Uno e la Diade.
  • Le idee non sono le cause ultime della realtà, ma si collocano in una gerarchia conoscitiva, con l'Uno come principio di bene e la Diade come causa di male.
  • Aristotele critica Platone per l'uso del termine partecipazione, ritenendo che non ci sia stata una vera innovazione rispetto al concetto pitagorico di imitazione e manchi chiarezza sul suo significato.

Indice

  1. Quali sono le testimonianze dirette sull'Accademia?
  2. Struttura del pensiero platonico
  3. Dottrina delle idee e princìpi primi
  4. Intermediazione tra sensibile e intellegibile
  5. Critica di Aristotele al concetto di partecipazione

Quali sono le testimonianze dirette sull'Accademia?

Accanto alle autotestimonianze platoniche, vi sono le testimonianze di Speusippo, Senocrate ed Aristotele, i quali frequentavano l’Accademia e possono perciò essere ritenute sue testimonianze dirette.

Struttura del pensiero platonico

Nel capitolo VI della Metafisica Aristotele, nel ricostruire le dottrine sostenute dai suoi predecessori, evidenzia la struttura del pensiero platonico muovendosi in tre direzioni: anzitutto presenta la dottrina delle idee in generale, quindi illustra e discute la teoria dei princìpi primi, dai quali derivano le idee medesime e di conseguenza tutta la realtà empirica, ed infine tratteggia la struttura della realtà sensibile sostenuta da Platone.

Dottrina delle idee e princìpi primi

Questi, sulla scia delle dottrine di Cratilo, un eracliteo che aveva frequentato, aveva maturato la convinzione secondo cui tutte le cose sensibili sono in continuo flusso; per questo non è possibile scienza di ciò che è contingente, provvisorio, fallibile e mutevole. In seguito, Platone aveva accettato da Socrate il metodo della ricerca dell’universale e della definizione, che si applica a tutta la realtà pur non potendosi riferire alle singole cose empiriche e mutevoli; debbono pertanto esistere altre realtà, alle quali si riferiscono le definizioni e tutte le cose, ossia le idee (o forme).

Intermediazione tra sensibile e intellegibile

Tuttavia le idee, che sono causa di tutta l’empiria, alla luce delle dottrine non scritte riportate da Aristotele non sono le cause prime, fondative e ultimative, ma si collocano al terzo posto nella scala della conoscenza; vi sono degl’ulteriori elementi costitutivi, ossia i princìpi primi di Uno e Diade di grande e di piccolo, definita anche «illimitata ed indefinita»: dal principio Uno comincia un processo di diversificazione, per cui si passa alla Diade e successivamente agli enti matematici intermedi (per influsso delle dottrine pitagoriche). Questa dottrina appare, agli occhi di Aristotele, molto più esaustiva rispetto al mito del Demiurgo: essa non lascia un’opposizione binaria, dicotomica fra sensibile ed intellegibile, in quanto introduce un’intermediazione fra essi, compiuta da una realtà ordinata gerarchicamente. Nella reinterpretazione che Aristotele dà delle dottrine non scritte l’Uno viene assimilato alla causa formale: a suo avviso le idee vengono prodotte dall’Uno come causa formale e dalla Diade di grande e di piccolo come causa materiale; le idee sono, a loro volta, causa formale delle cose sensibili, mentre il grande ed il piccolo sono la loro causa materiale. L’Uno è, di conseguenza, l’archè da cui tutto nasce e, quindi, è principio di bene, mentre la Diade è causa di male.

Critica di Aristotele al concetto di partecipazione

Rispetto ai pitagorici, Platone si accosta e nello stesso tempo se ne discosta, ponendo i numeri come discostati dal sensibile, cioè come trascendenti. Aristotele critica l’uso platonico del termine partecipazione, preso dal concetto pitagorico di imitazione, in quanto Platone, pur assegnandogli un termine differente, non ne avrebbe cambiato il significato; inoltre, entrambi avrebbero trascurato di indicare che cosa, effettivamente, tale concetto significasse.

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Domande da interrogazione

  1. Quali sono le testimonianze dirette sull'Accademia di Platone?
  2. Le testimonianze dirette sull'Accademia provengono da figure come Speusippo, Senocrate e Aristotele, che vi frequentavano e possono quindi fornire informazioni autentiche sul pensiero platonico.

  3. Come descrive Aristotele la struttura del pensiero platonico?
  4. Aristotele, nel capitolo VI della Metafisica, analizza il pensiero platonico in tre direzioni: la dottrina delle idee, la teoria dei princìpi primi e la struttura della realtà sensibile, evidenziando l'importanza di questi elementi nella filosofia di Platone.

  5. Qual è la relazione tra le idee e i princìpi primi secondo Platone?
  6. Platone, influenzato da Socrate, sostiene che le idee sono realtà universali a cui si riferiscono le definizioni, mentre i princìpi primi, come l'Uno e la Diade, sono le cause fondamentali da cui derivano le idee e tutta la realtà empirica.

  7. Qual è la critica di Aristotele al concetto di partecipazione di Platone?
  8. Aristotele critica Platone per l'uso del termine partecipazione, ritenendo che non abbia cambiato il significato originale derivato dai pitagorici e che entrambi trascurino di chiarire cosa significhi realmente tale concetto.

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