Video appunto: Sport nei regimi totalitari

Lo Sport nei regimi totalitari


Lo sport è sempre stato un mezzo per esaltare la bellezza e la forza di una Nazione e già nell’Antica Grecia veniva molto praticato ed esaltato.
Per quanto riguarda il fascismo, Mussolini utilizzò molto lo sport per fini propagandistici; egli stesso era solito farsi immortalare mentre praticava dello sport.
Mussolini creò delle organizzazioni, l’Opera Nazionale Balilla e la Gioventù Italiana del Littorio, che si dovevano occupare della preparazione fisica dei giovani. I bambini entravano a far parte di queste organizzazioni all’età di sei anni e imparavano, i ragazzi come essere dei veri coraggiosi e dei veri combattenti, mentre le ragazze ad essere delle brave madri e mogli di uomini fascisti. Mussolini utilizzò lo sport, soprattutto il calcio, come mezzo di propaganda. Durante le competizioni sportive egli obbligava all’utilizzo del saluto romano e degli inni fascisti. Il culmine dell’uso dello sport come mezzo di propaganda si ebbe ai Mondiali di calcio del 1934. Gli atleti erano costretti a dedicare le proprie vittorie alla nazione e al fascismo. Un evento particolare si ebbe con Gino Bartali, un ciclista che si rifiutò di indossare la camicia nera dopo la sua vittoria. Alle donne fu vietato di scendere in campo con i pantaloni corti.
Hitler invece inizialmente non si interessò molto allo sport. Solo quando i suoi consiglieri gli fecero notare l’importanza dello sport come mezzo di propaganda egli decise di investire molte risorse per esso. Hitler decise così di preparare al meglio la Germania per le Olimpiadi di Berlino del 1936 e, per far questo, pubblicizzò in ogni modo l’evento e sottopose gli atleti a rigidi e duri programmi di allenamento. La Germania riuscì ad arrivare prima nel Medagliere internazionale ma la sua vittoria fu messa in secondo piano dalla vittoria di quattro medaglie d’oro da parte dell’atleta americano Jesse Owens. Molti stati, a causa delle molte violazioni dei diritti umani che avvenivano in Germania, richiesero delle contro-olimpiadi. Per queste contro-olimpiadi Hitler fece rimuovere tutti gli elementi che rimandassero al suo antisemitismo e, per evitare attacchi, permise ad un’atleta ebrea di partecipare alle Olimpiadi.
Anche durante la Guerra Fredda lo sport venne utilizzato come simbolo delle
profonde contrapposizioni ideologiche. In Russia per esempio fu proprio lo Stato a creare un programma di doping per i propri atleti (Doping di Stato). Il doping di stato era basato sul piano 14.25. I bambini venivano analizzati già da piccoli attraverso delle tabelle e, se rientravano nei parametri stabiliti, venivano controllati dallo Stato in modo da renderli dei grandi atleti. A Cuba Fidel Castro introdusse lo sport tra i diritti dei cittadini sanciti dalla Costituzione.