Video appunto: Cosa Nostra - Caratteristiche principali

La struttura di Cosa Nostra



Ka cupola: la decisione di Buscetta di collaborare permise di venire a conoscenza della struttura e dei livelli gerarchici di cosa nostra svelandone retroscena, delitti, motivazioni, configurazione e struttura.
Struttura: ha una struttura unitaria e verticistica.
è costituita da un nucleo centrale che la struttura organica e militare, a sua volta costituita dagli uomini d’onore riservati (sconosciuti a tutti se non al capo famiglia e iniziati in modo particolare perché garantisco contatto con esterno, con resto della società) e gli avvicinati (anche se non fanno parte dell’organizzazione servono al capo famiglia per ordinare atti delittuosi se8al cui interno ci sono altre senza che i riservati debbano risponderne, gli affiliati). il livello successivo è quello della famiglia di sangue. il terzo livello è quello della criminalità comune che non fa parte dell’organizzazione ma è comunque utile in quanto viene utilizzata per poter meglio gestire il rapporto con la polizia -così che si concentrino su di loro- ma funge anche da vedetta. il livello ancora superiore è costituito da tutte quelle persone che fanno parte della società –i comuni cittadini- ma che aiutano il sistema complessivo di cosa nostra
La famiglia: al cui interno c’è un’altra struttura ossia la decina -comandata da un capo decina che ha contatti con il capo famiglia, poi tre o più famiglie venivano rappresentate da un capo mandamento che portava i vari problemi nella commissione ossia l’organo di vertice e di coordinamento di cosa nostra. venne istituite una commissione per ciascuna provincia tranne per quelle province che non avevano mai manifestato famiglie autoctone di cosa nostra e che erano quindi sorvegliate dalle famiglie delle province attigue)
Come agisce: l’organizzazione ha sia funzione di mantenere buoni i rapporti sia funzione esecutiva. i coriolesi (Reina e Provenzano) condizionano sempre di più l’operato della commissione e iniziano a mettere in difficoltà le altre famiglie, indebolendo pian piano il potere delle famiglie e raccogliendo nell’ambito dell’organizzazione una raccolta di informazioni circa le diverse famiglie grazie a uomini di fiducia inseriti nelle varie famiglie. Reina sa che alcuni capi famiglia stanno cercando di ucciderlo stanchi di subire azioni delittuose senza poter conoscere il vero autore e poterne chiedere la testa: ha inizio la seconda guerra di mafia, una scientifica eliminazione dei nemici appartenenti alle famiglie palermitane. morti così tanti uomini d’onore si crea una nuova commissione e Reina è al vertice e giustifica il suo operato portando le prove dell’intenzione di ucciderlo. cambia anche l’obbiettivo di cosa nostra: ne fa parte solo chi è gradito a Reina e non potrà che obbedirgli (al vertice non ci sono più quelli che mediano fra le famiglie ma decide e basta)

Non meno minuziose sono le regole che disciplinano l'arruolamento degli uomini d'onore ed i loro doveri di comportamento.
I requisiti richiesti per l'arruolamento sono:
salde doti di coraggio e di spietatezza
una situazione familiare trasparente
assoluta mancanza di vincoli di parentela con "sbirri".

La prova di coraggio ovviamente non è richiesta per quei personaggi che rappresentano la "faccia pulita" della mafia e cioè professionisti, pubblici amministratori, imprenditori che non vengono impiegati generalmente in azioni criminali ma prestano utilissima opera di fiancheggiamento e di copertura in attività apparentemente lecite.
il soggetto in possesso di questi requisiti viene cautamente avvicinato per sondare la sua disponibilità a far parte di un'associazione avente lo scopo di proteggere i deboli ed eliminare le soverchierie. Ottenutone l'assenso, il neofita viene condotto in un luogo defilato dove, alla presenza di almeno tre uomini della famiglia di cui andrà a far parte, si svolge la cerimonia del giuramento di fedeltà a Cosa Nostra. egli prende fra le mani un'immagine sacra, la imbratta con il sangue sgorgato da un dito che gli viene punto, quindi le dà fuoco e la palleggia fra le mani fino al totale spegnimento della stessa, ripetendo la formula del giuramento che si conclude con la frase: "Le mie carni debbono bruciare come questa santina se non manterrò fede al giuramento".


Lo status di uomo d'onore, una volta acquisito, cessa soltanto con la morte; il mafioso, quali che possano essere le vicende della sua vita, e dovunque risieda in Italia o all'estero, rimane sempre tale.
l'uomo d'onore, dopo avere prestato giuramento, comincia a conoscere i segreti di Cosa Nostra e ad entrare in contatto con gli altri associati.
era prassi che, prima che un nuovo adepto prestasse giuramento, se ne informassero i capi famiglia, anche per accertare eventuali motivi ostativi al suo ingresso in Cosa Nostra.
in ogni caso, le conoscenze del singolo uomo d'onore sui fatti di Cosa Nostra dipendono essenzialmente dal grado che lo stesso riveste nell'organizzazione. ogni uomo d'onore è tenuto a rispettare la consegna del silenzio: non può svelare ad estranei la sua appartenenza alla mafia, né, tanto meno, i segreti di Cosa Nostra.
all'interno dell'organizzazione, poi, la loquacità non è apprezzata: la circolazione delle notizie è ridotta al minimo indispensabile e l'uomo d'onore deve astenersi dal fare troppe domande, perché ciò è segno di disdicevole curiosità ed induce in sospetto l'interlocutore.
quando gli uomini d'onore parlano tra loro, però, di fatti attinenti a Cosa Nostra hanno l'obbligo assoluto di dire la verità. chi non dice la verità subisce severe sanzioni che vanno dalla espulsione (in tal caso si dice che l'uomo d'onore è posato) alla morte.
Anche la "presentazione" di un uomo d'onore è puntualmente regolamentata dal codice di Cosa Nostra allo scopo di evitare che nei contatti fra i membri dell'organizzazione si possano inserire estranei.
è escluso, infatti, che un uomo d'onore si possa presentare da solo, come tale, ad un altro membro di Cosa Nostra, poiché, in tal modo, nessuno dei due avrebbe la sicurezza di parlare effettivamente con un uomo d'onore. occorre, invece, l'intervento di un terzo membro dell'organizzazione che li conosca entrambi come uomini d'onore e che li presenti tra loro in termini che diano l'assoluta certezza ad entrambi dell'appartenenza a Cosa Nostra dell'interlocutore. altra regola fondamentale di Cosa Nostra è quella che sancisce il divieto per l'uomo di trasmigrare da una famiglia all'altra.

L'arresto e la detenzione non solo non spezzano i vincoli con Cosa Nostra ma, anzi, attivano quell'indiscussa solidarietà che lega gli appartenenti alla mafia: infatti gli uomini d'onore in condizioni finanziarie disagiate ed i loro familiari vengono aiutati e sostenuti, durante la detenzione, dalla famiglia di appartenenza; e spesso non si tratta di aiuto finanziario di poco conto, se si considera che, come è notorio, l'uomo d'onore rifiuta il vitto del governo e, cioè, il cibo fornito dall'amministrazione carceraria, per quel senso di distacco e di disprezzo generalizzato che la mafia nutre verso lo stato.
unica conseguenza della detenzione, qualora a patirla sia un capo famiglia, è che questi, per tutta la durata della carcerazione, viene sostituito dal suo vice in tutte le decisioni, dato che, per la sua situazione contingente, non può essere in possesso di tutti gli elementi necessari per valutare adeguatamente una determinata situazione e prendere, quindi, una decisione ponderata. il capo, comunque, continuando a mantenere i suoi collegamenti col mondo esterno, è sempre in grado di far sapere al suo vice il proprio punto di vista, che però non è vincolante, e, cessata la detenzione, ha il diritto di pretendere che il suo vice gli renda conto delle decisioni adottate.
durante la detenzione è buona norma, anche se non assoluta, che l'uomo d'onore raggiunto da gravi elementi di reità non simuli la pazzia nel tentativo di sfuggire ad una condanna: un siffatto atteggiamento è indicativo della incapacità di assumersi le proprie responsabilità.
adesso, però, sembra che questa regola non sia più seguita, e, comunque, che non venga in qualche modo sanzionata, ove si consideri che sono numerosi gli esempi di detenuti sicuramente uomini d'onore, che hanno simulato la pazzia.
tutto ciò, a parere di Buscetta, è un ulteriore sintomo della degenerazione degli antichi princìpi di Cosa Nostra.