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Signorina seduta: materia e colore


Il legame inscindibile istituito fra gesto e materia è la chiave di lettura di Signorina seduta, un bronzo dipinto del 1934: la materia è infatti come vibrante dei segni istintivi del modellato che rendono la figura carica di ritmo.

Un’iconografia rinnovata


Fontana propone qui un soggetto della tradizione classica, la donna seduta, ma lo aggiorna alla propria epoca, immaginando il ritratto di una donna moderna, dall’abito leggero, l’acconciatura informale, colta in una posa spontanea, mentre siede appoggiando il peso su un fianco, con le gambe lievemente incrociate e le mani sollevate verso il volto.
Queste ultime, inizialmente, avrebbero dovuto reggere uno specchio, ma Fontana preferì lasciare libero il gesto aereo nello spazio.

Spazio e poesia


L’atteggiamento in apparenza naturale della donna è in realtà frutto di uno studio preciso dei ritmi del corpo, costruito su direttrici diagonali e verticali che scandiscono la composizione e inscrivono la figura in un ideale triangolo rettangolo. Una base geometrica rigo-rosa su cui Fontana innesta una riflessione inedita sullo spazio che circonda la scultura e sulla capacità dell’opera d’arte di relazionarsi con esso. Riprendendo la lezione del Futurismo, di cui apprezzava le teorie sul dinamismo e sulla compenetrazione dei piani, l’artista sperimenta qui l’idea di una forma in movimento - dato dalla torsione del busto rispetto all’asse del bacino - e al contempo aperta: una scultura capace di catalizzare l’aria che la circonda, che sembra fluire fra le gambe accavallate e, soprattutto, fra le braccia alzate e le dita tese che paiono afferrare la polvere in sospensione davanti al viso. Lo spazio diventa così protagonista della riflessione di Fontana.

L’uso dell’oro


La forza dei volumi si coniuga con l’uso del colore oro, entrambi eredità della lezione di Wildt, che trasmise a Fontana la passione per la sintesi e la linea pura, consegnate all’impiego dell’oro come colore estraneo alla realtà delle cose e pertanto capace di proiettare ogni soggetto in un ambito astratto. Se però per Wildt e la sua indole simbolista l’oro ebbe un valore estetico e perfino spirituale, per Fontana esso assunse una funzione di astrazione totale e di vettore di una nuova spazialità. In quanto colore ideale, l’oro aveva, a suo giudizio, la potenzialità di traghettare i soggetti dalla contingenza a una condizione astratta, immateriale.
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