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Vincoli europei sul bilancio

Per gli Stati che fanno parte dell'Unione economica e monetaria europea (la cosiddetta "area dell'euro") l'equilibrio dei conti pubblici costituisce un preciso impegno assunto con il Patto di stabilità e crescita, sottoscritto ad Amsterdam nel giugno 1997. Il Patto costituisce un vincolo alla politica di bilancio, in quanto impone l'osservanza di limiti definiti nella creazione di disavanzi per il convincimento che la stabilità finanziaria è condizione necessaria dello sviluppo economico. Gli Stati membri devono presentare annualmente un Programma di stabilità triennale che fissi un obiettivo di bilancio prossimo al pareggio o in avanzo, in modo da compensare eventuali disavanzi durante le fasi negative del ciclo economico e mantenere così l'equilibrio del bilancio. In ogni caso, anche in fase di congiuntura economica sfavorevole, il deficit di bilancio non deve superare il 3% del prodotto interno lordo. Quando questa soglia viene superata lo Stato ha l'obbligo di adottare misure di risanamento, In mancanza, viene avviata la procedura per i disavanzi eccessivi e lo Stato è sottoposto a sanzioni (deposito infruttifero di una somma di denaro che successivamente, se il disavanzo non viene corretto, si trasforma in ammenda). L'obiettivo della stabilità non è riferito soltanto allo Stato ma a tutto l'aggregato delle Amministrazioni pubbliche. Pertanto al Patto di stabilità europeo consegue un Patto di stabilità interno, previsto dall'ordinamento dei singoli Stati, con il quale le Regioni egli enti locali concorrono alla realizzazione dell'equilibrio di finanza pubblica impegnandosi a ridurre progressivamente i rispettivi deficit di bilancio e l'ammontare del proprio debito in rapporto al Pil.
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