Lo stato Italiano, nel contesto di un sistema economico di tipo misto, ha scelto di indirizzare molti interventi pubblici a favore della collettività, ovvero ai cittadini che si trovano involontariamente in situazioni di debolezza economica, quali la malattia, la disoccupazione e la vecchiaia.
Si è delineato in questo modo l'assetto dello Stato sociale, detto anche Stato del benessere o Welfare State, è una forma di Stato in cui si persegue la finalità di ridurre le discriminazioni sociali, effettuando interventi a favore delle categorie meno agiate o socialmente deboli.
In Italia lo Stato sociale trova fondamento nella Costituzione, che afferma nell' Art.38 “Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale.
I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.

Gli inabili ed i minorati hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale.
Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.
L'assistenza privata è libera.”
Lo stato sociale si basa sulla cultura della solidarietà sociale, in base al quale lo Stato interviene con sovvenzioni pubbliche a favore delle categorie meno abbienti.
La novità degli interventi dello Stato sociale sta che le prestazioni sociali erogate non hanno carattere caritatevole e pertanto occasionale, ma vengono giustificate dal riconoscimento dell'esistenza del DIRITTO dei soggetti economicamente più deboli a ricevere aiuti pubblici.
Il primo sistema di Stato sociale venne realizzato in Gran Bretagna attraverso il PIANO BEVERIGE nel 1942, elaborando un rapporto “Social Insurance and Allied Services” in cui si proponeva l'adozione di un sistema universale di protezione sociale.
Tale modello attecchì in altri Stati, generando un percorso comune di solidarietà sociale.
I primi paesi ad aderire furono Danimarca, Svezia, Norvegia. Successivamente, con la conclusione della Seconda Guerra Mondiale il Welfare State cominciò a diffondersi inizialmente solo in alcune classi sociali, quali i lavoratori dipendenti, poi le forme di tutela furono estese a tutta la popolazione, dando origine a un sistema di prestazioni a carattere universale.

L'introduzione dello stato sociale in Italia


Una premessa significativa si ebbe in Italia con la legge 17 marzo 1898 n.80, attraverso la quale i datori di lavoro vennero obbligati ad assicurarsi contro gli infortuni sul lavoro. Si trattò però di un intervento isolato, non sufficiente a qualificarsi come espressione di un sistema solidaristico sociale.
Con la Costituzione italiana furono accolti dal punto di vista normativo i principi propri dello Stato sociale, contenuti essenzialmente negli articoli:
4 = Diritto al lavoro;
32 = Diritto alla tutela della salute;
34 = Diritto all'istruzione;
37 = Tutela del lavoro femminile e minorile;
38 = Diritto all'assistenza e alla previdenza sociale;
Si delineò, attraverso il quadro costituzionale, un SISTEMA NORMATIVO DI SICUREZZA SOCIALE, in cui viene riconosciuto e affermato il diritto dei più deboli a ricevere prestazioni ed aiuti economici da parte dello Stato.
Attualmente lo Stato sociale è stato ridimensionato, in relazione alla necessità di ridurre le spese pubbliche e di risanare il Bilancio dello Stato, che sono divenuti obblighi inderogabili in relazione al patto di stabilità previsto dall'Unione monetaria europea. In passato, per far fronte agli impegni dello Stato sociale, l'Italia ha sostenuto politiche di spesa pubblica molto elevata, tale da superare di molto l'entrate e da determinare un ampio ricorso all'indebitamento pubblico.

La previdenza sociale


La base fondamentale dello Stato sociale è costituita dalle disposizioni dell'art. 38, che imposta i fondamenti della previdenza sociale = Consiste in una serie di interventi che lo Stato attua a favore dei lavoratori per proteggerli da alcuni eventi dannosi, quali la vecchiaia, la malattia, la disoccupazione involontaria e l'invalidità.
La previdenza sociale si basa sul sistema delle assicurazioni sociali: i datori di lavoro e i lavoratori subordinati versano periodicamente delle somme, i contributi a degli enti previdenziali che gestiscono il denaro raccolto per assicurare i lavoratori una serie di prestazioni nell'ipotesi in cui essi subiscano un evento dannoso.
Spetta ai datori di lavoro versare i contributi dei lavoratori subordinati, operando sulla loro retribuzione una trattenuta corrispondente. In caso di mancato versamento dei contributi sono previse sanzioni a carico del datore di lavoro, ma nessun effetto negativo si ripercuote sul lavoratore, in base al principio dell'automaticità delle prestazioni, secondo cui le prestazioni previdenziali sono dovute al prestatore di lavoro anche quando l'imprenditore non ha versato regolarmente i contributi.
Le assicurazioni sociali sono:
Pubbliche, fornite cioè da enti pubblici;
Obbligatorie;
Prevedono prestazioni sia di carattere economico (pensioni) sia di carattere sanitario ( assistenza medica e ospedaliera ).

Gli enti previdenziali


INPS (Istituto nazionale della previdenza sociale), si occupa della previdenza in materia di assicurazioni per la vecchiaia, per l'invalidità, per le malattie, per la disoccupazione involontaria e per la maternità.

INAIL (Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro), gli competono le funzioni previdenziali in materia di infortunio sul lavoro e malattie professionali e ha compiti di informazione e di assistenza in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Si occupa inoltre di fornire i supporti necessari ai fini di garantire sicurezza nelle aziende, tramite una solida collaborazione tra lavoratori, imprenditori, tecnici, rappresentanze sindacali e Pubblica amministrazione.

Il sistema della previdenza sociale


La legge ha sancito l'obbligatorietà delle assicurazioni contro eventi dannosi (sia fisicamente che psicologicamente e conseguenze ) allo scopo di proteggere e garantire i cittadini. I rischi cui si può andare incontro sono di tipo sia professionale sia non professionale.
Pensione di inabilità, viene riconosciuta in caso di infermità fisica o mentale, accertata dai medici dell'INPS, che comporti la totale e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa;
Pensione di invalidità, viene riconosciuta al lavoratore la cui capacità lavorativa sia ridotta in modo permanente a meno di un terzo, sempre in relazione a un infermità o a un difetto congenito;
Pensione di vecchiaia, spetta ai lavoratori che abbiano raggiunto un determinato limite d'età e un'anzianità contributiva.
Pensione anticipata, per chi vuole andare in pensione prima del raggiungimento dell'età minima, se ha una determinata anzianità contributiva e se accetta di subire una penalizzazione economica che corrisponde alla riduzione dell'importo totale pari all'1% per ogni anno in anticipo;
Pensione ai superstiti, è prevista in caso di morte di un lavoratore. Per superstiti si intendono il coniuge, i figli che non siano ancora maggiorenni, genitori di età superiore ai 65 anni, fratelli e sorelle non coniugati che risultino a carico del defunto.

Per i lavoratori dipendenti è prevista l'obbligatorietà dell'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.
Si ha un infortunio quando, per una causa violenta (=evento verificatosi in occasione del lavoro, che provoca un danno immediato al lavoratore) verificatasi durante l'attività lavorativa, un dipendente subisce una lesione tale da determinarne la morte oppure la soppressione o la riduzione della capacità lavorativa.
La malattia professionale consiste in un danno alla salute del lavoratore che dipende dall'azione dell'ambiente di lavoro o delle sostanze impiegate. ( Si distingue dall'infortunio perché è frutto di un'azione lenta di fattori nocivi ).
Il ruolo dell'INAIL è quello di tutelare i lavoratori contro i danni fisici che derivano da infortuni e malattie professionali, nonché di esonerare il datore di lavoro dalla responsabilità civile legata a questi eventi, a meno che non venga dimostrata la violazione da pare sua delle norme di prevenzione igiene sul lavoro.
I soggetti assicurati sono i lavoratori che svolgono attività rischiose, i soggetti assicuranti dono i datori di lavoro nell'ambito delle attività ritenute a rischio.

A favore dei lavoratori infortunati o che abbiano subito una malattia professionale, è prevista, oltre alla retribuzione ordinaria da parte del datore di lavoro, una prestazione economica da parte dell'INAIL, che può consistere:
In un'indennità giornaliera per il caso di inabilità temporanea;
In una rendita vitalizia nel caso di inabilità permanente;
In una rendita ai superstiti in caso di morte del lavoratore;
In prestazioni di carattere sanitario, che consistono nelle cure mediche necessarie ai fini del recupero della capacità lavorativa.

Il terzo settore


Le organizzazioni non profit sono imprese private che svolgono un'attività di produzione di beni o di servizi diretta a fini di solidarietà sociale, senza perseguire scopi di lucro.
Tali organizzazioni si affiancano agli enti statali e alle organizzazioni private aventi scopo di lucro, costituendo il “terzo settore”
Le organizzazioni non profit si caratterizzano per la loro
Natura privata;
Destinazione degli utili a iniziative di solidarietà
Indipendenza, nel senso che non sono soggette a controlli.
Tale settore partecipa attivamente alle dinamiche economiche attraverso la produzione di beni e servizi, ma ha come riferimento essenziale obiettivi sociali e civili.
Tra gli enti non profit ci sono le ONG (Organizzazioni non governative). Il loro scopo è di diffondere e sostenere la cultura e le politiche della cooperazione internazionale, in particolare la lotta alla povertà, la crescita equilibrata della produzione, il miglioramento della gestione delle risorse naturali, la sicurezza alimentare, la tutela dell'esportazione di prodotti agricoli provenienti da Paesi poveri.
Inoltre sono numerose le associazioni che lavorano nel mondo del VOLONTARIATO, operante soprattutto in 3 grandi aree:
1. Servizio alle persone: gli enti che operano in questo settore si occupano di assistenza agli anziani, ai malati in ospedale, ai carcerati ed ex carcerati e alle loro famiglie. Sostengono i portatori di handicap fisici, le persone dimesse dagli ospedali psichiatrici, i tossicodipendenti, i malati di AIDS; forniscono accoglienza e appoggio alle persone senza fissa dimora e a quelle che versano in condizioni di grave difficoltà economica;offrono servizi di pronto soccorso e di donazione sangue.
2. Ambiente e cultura: il volontariato si occupa di tutela dell'ambiente e dei beni culturali e dell'erogazione di servizi socio-culturali. In particolare cura la gestione e l'apertura di monumenti, musei e nuovi parchi, previene gli incedi di boschivi, si dedica inoltre alla protezione civile e all'immediato soccorso in caso di calamità.
3. Educazione alla mondialità: il volontariato presente nei Paesi del Terzo mondo con progetti di partecipazione e di appoggio alle attività imprenditoriali degli abitanti; finanzia spesso microprogetti nei Paesi in via di sviluppo concordanti con le realtà locali, offrendo risorse umane e materiali e fornendo aiuti di emergenza e di prima necessità. Offre forme di sostegno e di solidarietà agli stranieri immigrati in Italia, ai profughi ed ai nomadi. Diffonde l'adozione a distanza di bambini o ragazzi di Paesi in via di sviluppo o in guerra, che consiste per l'adottante in un impegno economico per alcuni anni volto al loro mantenimento.
La tutela normativa
La normativa italiana riconosce il valore sociale e la funzione dell'attività di volontariato come espressione di partecipazione, solidarietà e pluralismo, e ne propone lo sviluppo salvaguardandone l'autonomia. Secondo le norme nazionali per attività di volontariato deve intendersi “quella prestata in modo personale, spontaneo e gratuito, tramite l'organizzazione di cui il volontariato fa parte senza fini lucro anche indiretto ed esclusivamente per fini di solidarietà”. Tra requisiti dell'attività di volontariato si precisa che questa non può essere retribuita in alcun modo; al volontario possono essere soltanto rimborsate dall'organizzazione di appartenenza le spese effettivamente sostenute per l'attività prestata.
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