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Nuova macroeconomia classica – Stabilizzazione


Le posizioni della Nuova macroeconomia classica riguardo la stabilizzazione, sono sostenute da un gruppo di studiosi americani il più noto dei quali è Robert Lucas.
Si sostiene che la politica di stabilizzazione è inutile, perché gli operatori economici utilizzano al meglio tutte le informazioni di cui dispongono e agiscono in base ad aspettative razionali; pertanto sono in grado di prevedere gli interventi del governo o delle autorità monetarie e ne neutralizzano gli effetti modificando la propria attività.
L’unica forma di intervento che può avere qualche efficacia è quella diretta a ridurre l’inflazione mediante una rapida e improvvisa restrizione della moneta in circolazione, tale da non poter essere prevista dagli operatori: questa tesi è diametralmente opposta al principio di gradualità sostenuto da Friedman e dai monetaristi di Chicago.
Le manovre di finanza pubblica, secondo questi economisti, non sono sempre ispirate a principi di razionalità economica, perché l’operatore pubblico deve tener conto di numerosi vincoli e condizionamenti. Gli organi politici adottano facilmente (e a volte con leggerezza) manovre dirette a espandere la domanda mediante incrementi della spesa pubblica e alleggerimenti fiscali; incontrano invece grosse difficoltà quando si tratta di attuare misure restrittive (maggiori imposte e tagli alla spesa pubblica), che sono impopolari e possono far diminuire il consenso degli elettori; perciò i governi continuano a spendere anche quando non dovrebbero farlo, fino a determinare disavanzi di bilancio che sono una delle principali cause di inflazione.
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