Economia del 500 e 600

Il mercantilismo si basa su due principi: la ricchezza di una nazione corrisponde all’oro ed all’argento che circolano; se l’economia è lasciata libera di operare essa va male. La fisiocrazia è una nuova teoria economica, secondo cui la ricchezza di una nazione corrisponde alla produzione agricola e l’economia che viene lasciata agire da sola procede bene, non necessita l’intervento dello stato. Questa teoria precede il liberismo (Smith), in cui la ricchezza della nazione corrisponde al lavoro umano e secondo cui l’economia funziona solo se è lasciata in totale libertà, anche se segue un fine egoistico, dunque promuove il libero mercato.
Nel sistema capitalistico il ciclo non è merce – denaro – merce, ma è denaro – merce – denaro: questo aumento del denaro è definito “plus valore”. Secondo Marx l’origine del plus valore viene nel momento della produzione perché il capitalista truffa il salariato: costui non possiede mezzi di produzione, ma possiede il lavoro, che vende al capitalista, ma riceve in cambio un salario di valore inferiore rispetto al suo lavoro. Il plus valore è il lavoro non retribuito.

Il profitto discende dal plus valore, ma parte del plus valore è reinvestito nell’impresa. Il capitalista per accrescere il plus valore aumenta la giornata lavorativa (il tempo), ma ci sono dei limiti fisiologici. Allora decide di aumentare la produttività (in un’ora invece di 1 kg di prodotto, ne fa 2), perciò interviene la necessità di nuovi strumenti di lavoro.
Gli investimenti del capitalista sono di due tipi: nelle strutture dell’impresa o nel pagare i salari. In percentuale chi investe in strutture aumenta, per via del progresso tecnologico, rispetto a chi paga i salari. Ma chi trae guadagno è chi paga, poiché chi investe, aumentando gli investimenti fa diminuire il plus valore, quindi anche il guadagno.
Il capitalista inizia divorando altri capitalisti. Si passa da tante piccole imprese, a poche grandi imprese, perciò si tende a concentrate, al monopolio. Il capitalista determina anche la politica imperialista degli stati.
Secondo Marx tutto ciò che porta alla crisi del capitalismo è proprio il modo in cui è strutturato e questo autoannientamento è un processo dialettico, che crea le premesse per la rivoluzione comunista: il cambiamento di struttura avviene in modo violento, rivoluzionario. La rivoluzione comunista è diversa dalle precedenti perché non muta la proprietà privata, ma la abolisce. (Per esempio con la rivoluzione francese si passa da un possesso feudale ad uno borghese.) I mezzi di produzione sono socializzati: non c’è più il capitalista, né il plus valore, né lo sfruttamento. La rivoluzione comunista porta all’abbattimento dello stato borghese e di tutte le sue forme istituzionali. Secondo Marx il sistema democratico è una sovrastruttura del sistema economico capitalistico, perciò alla fine del processo lo stato scomparirà (ciò era sostenuto anche dagli anarchici, ma costoro lo volevano attuare subito e con metodi propri, come attentati), ma prima ci sarà una fase intermedia, detta “dittatura del proletariato”, ovvero la dittatura della maggioranza, degli oppressi, sulla minoranza, sui capitalisti. Le forme concrete sono:
- la sostituzione di eserciti armati con operai armati;
- la soppressione del parlamentarismo, sostituito da consigli di delegati (soviet) eletti a suffragio universale, revocabili in ogni momento, con uno stipendio pari a quello degli salariati (come nella comune di Parigi);
- lo stesso stipendio dei salariati va ad ogni carica pubblica.

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