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Analisi di bilancio per indici

Le analisi di bilancio sono delle metodologie che mediante margini cioè differenze di valori tramite rapporti riescono a rilevare i fenomeni aziendali. Le analisi hanno due funzioni: o storica cioè esaminare cosa è successo mettendo a confronto dati consuntivi oppure prospettica quando si mettono a confronto per avere informazioni sull’andamento futuro, dati di anni diversi. Le analisi di bilancio si possono classificare in:
• Analisi puntuali: hanno meno importanza perché sono dati assoluti.
• Analisi temporali: che mettano a confronto i valori di più anni
• Analisi interaziendali: che confrontano i miei valori con quelle delle imprese concorrenti.
Le analisi non solo interessano i responsabili interni che vogliono una rendicontazione e voglio ristabilire il trend delle vendite, dell’indebitamento, poi le banche , ma anche ai finanziatori, alle autorità competenti , e agli investitori. Le analisi di bilancio possono essere: per indici e per flussi , intanto noi facciamo quelle per indici .

L’analisi di bilancio per indici si attua mediante la costruzione di una serie pi o meno ampia di relazioni numeriche tra valori o classi di valori di bilancio.
Questo tipo di analisi tendono generalmente ad accertare se l’azienda osservata:
• È solida , cioè quando è sufficientemente capitalizzata ,cioè c’e un equilibrio tra fonti e impieghi ; io non posso finanziare le immobilizzazioni con le passività a breve sarebbe segno si squilibrio.
• Ha prodotto liquidità , cioè se l’impresa è in grado di far fronte alla scadenze di pagamento a breve termine , e quindi deve essere equilibrio tra attività correnti e passività correnti , le attività correnti non possono essere inferiori alle passività correnti altrimenti io non ho liquidità per pagare debiti a breve.
• È’ in grado di rinnovarsi cioè se in grado di recuperare monetariamente gli investimenti durevoli in tempi brevi e quindi di adeguarsi al mercato e di svilupparsi.
• Ha una redditività soddisfacente , cioè se dopo aver coperto i costi , è in grado di remunerare il capitale proprio.
• È efficiente ossia se è in grado di utilizzare in modo ottimale le risorse di cui dispone.
La metodologia delle analisi per indici è caratterizzata dalle seguenti fasi operative. La prima più che una fase è un presupposto che il bilancio sia revisionato , poi la seconda riclassifico il bilancio a seconda delle indagini che voglio portare avanti sulla liquidità o sulla solidità , scelgo gli indici e li calcolo , e poi di solito viene redatta una relazione e quindi vanno interpretati gli indici.

La riclassificazione
Riclassificare vuol dire accorpare , suddividere le voci che già ci sono , vuol dire porre lo stato patrimoniale e il conto economico in una situazione più adatta per calcolare gli indici. Viene presentata una struttura del bilancio più adatta per la costruzione degli indici. Per lo stato patrimoniale l’obiettivo è quello di evidenziare la struttura degli investimenti espressi dalle attività e la composizione delle fonti di finanziamento ,espresse dalle passività e dal netto. L’obiettivo della riesposizione del conto economico consiste nel raggruppare i ricavi e i costi in base alle aree della gestione. Il bilancio riclassificato si dice anche bilancio finanziario.

Riclassificazione dello stato patrimoniale
Lo stato patrimoniale che nel bilancio civilistico ,la classificazione delle attività è una classificazione funzionale cioè attivo fisso e attivo circolante invece nella riclassificazione si segue un criterio crescente o decrescente di liquidità . Quindi vengono utilizzati criteri finanziari , riclassifica le attività secondo un criterio crescente o decrescente di liquidità. Il totale delle attività è il totale degli investimenti , o totale degli impieghi o patrimonio lordo.
Per quanto riguarda il punto A dello stato patrimoniale e quindi Crediti verso soci , questa posta può essere inserita tra le disponibilità liquide , per la parte già richiamata dagli amministratori ,e tra le disponibilità finanziarie ( liquidità differite) per il residuo . Questa voce si forma dopo la sottoscrizione per i decimi non versati. Per quanto riguarda la lettera B III cioè immobilizzazioni finanziarie , bisogna scorporare dai crediti scadenti nel medio/ lungo periodo , quindi per esempio i crediti verso imprese controllate e collegate concesse a titolo di finanziamento sono titoli e medio/ lungo termine però si divide la rata di rimborso a breve da quelle a lungo , quindi se io ho un credito a medio/ lungo termine verso altre imprese controllate e collegate e ho una rata di rimborso che mi scade a fine mese , quella rata la metto nelle disponibilità finanziarie. Inoltre ho una partecipazione a medio/ lungo termine ho deciso di vendere non la lascio nelle immobilizzazioni finanziarie ma le mette nelle disponibilità finanziarie. Per quanto riguarda la lettera C I ovvero le rimanenze , tra le rimanenze di magazzino , troviamo le rimanenze finali di merci , prodotti , ma all’interno del magazzino c’e una scorta di sicurezza che è un livello che non va oltrepassato , quindi per l’emergenza ci deve essere sempre , sono da imputare all’attivo immobilizzato. Oppure riguarda anche scorte non vendibili ( per esempio nel settore dell’abbigliamento , beni fuori moda ).

Per quanto riguarda i ratei e i risconti attivi , tale gruppo comprende anche eventuali disaggi su prestiti , per la parte non ammortizzata , che devono essere inseriti tra l’attivo immobilizzato . Il disaggio su prestiti per convenzione viene messo l’importo ammortizzato direttamente , cioè l’importo diminuito ogni anno della quota d’ammortamento , il disaggio su prestiti è la differenza tra il valore nominale e il prezzo di emissione del prestito , spesso emesso sotto la pari per attirare gli investitori , viene messo tra i ratei e i risconti ma la natura è pluriennale quindi nella riclassificazione si mette nelle immobilizzazioni immateriali . I ratei attivi devono essere inseriti tra le disponibilità finanziarie mentre i risconti in assenza di ulteriori informazioni vengono messi nelle disponibilità finanziarie. Se invece i risconti si riferiscono a quote di costo comuni a più di due esercizi , vengono inseriti nell’attivo immobilizzato , altrimenti tra le rimanenze.
Per quanto riguarda la lettera B – Fondi per rischi e oneri , anche qui bisognerebbe distinguere se si riferisce a un rischio , a un onere , ma convenzionalmente per prassi vengono messi tra le passività correnti. Per quanto riguarda la lettera C- debiti per TFR , si tratta di un debito di lungo periodo dal quale va scorporata la quota da corrispondere ai dipendenti che lasciano il servizio entro l’esercizio. Detta quota va aggregata ai debiti di breve scadenza. Se io so che ho delle persone che mi vanno in pensione quello è un debito a breve . il Tfr devoluto a forme di previdenza complementare e al fondo gestito dall’INPS rappresenta invece un debito di breve periodo ( passività correnti). Il debito a medio/ lungo termine sarà quello riferito al caso del tfr gestito dall’impresa , che accantona e glielo darà quando va in pensione. Per quanto riguarda la lettera D- Debiti , analogamente ai crediti , anche i debiti devono essere suddivisi in debiti aventi scadenza nel medio/ lungo periodo e debiti aventi scadenza nel breve periodo. Per quanto riguarda la lettera E – ratei e risconti passivi , devono essere iscritti tra i debiti a breve scadenza.
Quindi i valori attivi devono essere raggruppati secondo il grado di liquidità , le fonti di finanziamento siano aggregate in relazione al loro grado di esigibilità , ovvero dal capitale proprio che non ha scadenza , fino ai debiti correnti.
Gli impieghi al netto dei relativi valori rettificativi indicano la struttura del capitale investito , cioè esprimono il fabbisogno finanziario, che risulta coperto dalle fonti di finanziamento.
L’attivo corrente è costituito da tutte le attività patrimoniali che presumibilmente ritorneranno in forma liquida nel breve periodo , cioè che hanno un ciclo di recupero monetario nell’anno . L’attivo corrente comprende : le liquidità immediate o disponibilità liquide , sono date da cassa , banca ma anche da titoli come i BOT , le liquidità differite o disponibilità finanziarie sono i crediti a breve scorporata la parte che scade oltre i 12 mesi , le disponibilità di magazzino o economiche sono formate da tutte le rimanenze finali , però ci comprende anche gli acconti a fornitori di merci .
L’attivo immobilizzato è al netto dei relativi fondi , che comprende immobilizzazioni materiali, immobilizzazioni immateriali ( tra cui disaggio) , e immobilizzazioni finanziarie in cui ci sono partecipazioni di controllo, i crediti a medio-lungo termine , crediti commerciali oltre 12 mesi. Nelle immobilizzazioni materiali e immateriali rientrano anche gli anticipi a fornitori di macchinari , impianti.
Per quanto riguarda le passività:
Passività correnti: comprendono le fonti di capitale di credito con scadenza a breve termine comprendono anche gli utili da distribuire già deliberati . Al 31 / 12 rilevo l’utile , poi i primi mesi dell’anno , l’impresa fa una delibera di riparto dell’utile , può decidere di ripartirlo o accantonarlo . Se decide di ripartire in parte l’utile , magari l’utile è 100 e se ne riparte 80 , quegli 80 sono azionisti c/ dividendi , e questi sono a breve , entro breve io devo pagare quindi viene tolto quell’80 e viene messo nelle passività correnti . Poi quote correnti di finanziamenti a medio-lungo termine , quota corrente del debito per TFR , debiti verso fondi di pensione per le quote di TFR.
Passività consolidate sono rappresentate dalle fonti del capitale di credito con esigibilità superiore all’anno ( prestiti obbligazionari , mutui passivi, debiti per TFR con dipendenti di imprese con meno di 50 addetti e quindi gestire il TFR in azienda ). Le passività correnti e le passività consolidate formano il capitale di terzi . Le passività consolidate e il capitale proprio forma il capitale permanente che è quello che dovrà coprire le immobilizzazioni.
Capitale proprio , non ha scadenza quindi è una fonte di finanziamento a medio/ lungo termine e comprende il capitale di apporto e l’autofinanziamento , quindi il capitale proprio e le riserve e l’utile che non viene ripartito.
L’insieme delle fonti ci da il capitale di finanziamento .
Riclassificazione conto economico
Ci sono due tipi di classificazioni : a valore aggiunto che è la classificazione adottata dalla CONSOB ,quella che decide se far entrare o meno ,dopo avere esaminato i bilanci, alla quotazione dei mercati regolari. La classificazione del conto economico è a forma scalare e anche il bilancio civilistico è a forma scalare . I vantaggi della forma scalare , ovvero ci consente di calcolare i risultati parziali per aree di gestione e quindi di raggiungere per risultati parziali l’utile finale. In sede di classificazione si separa la gestione caratteristica dalla gestione accessoria. Il conto economico previsto dall’art. 2425 del codice civile , pur essendo esposto in forma progressiva e con la determinazione di alcuni risultati parziali presenta dei limiti informativi che lo rendono non idoneo ad essere direttamente utilizzato per le analisi di bilancio. Abbiamo nella voce A5 abbiamo i fitti attivi , le plusvalenze che sono gestione accessoria eppure il bilancio civilistico le mette sia ricavi di vendita che la gestione accessoria . I costi della produzione ( B) comprendono anche eventuali oneri atipici , come le manutenzioni, le assicurazioni e gli ammortamenti di immobili civili. Altre osservazioni : le svalutazioni di immobilizzazioni ,poste nella gestione tipico- patrimoniale , e le rettifiche di valore di attività finanziarie , ossia rivalutazione e svalutazioni , situate nell’area finanziaria, sarebbero più correttamente da collocare nella gestione straordinaria. Poi la gestione finanziaria riassume tra i proventi anche i dividendi da partecipazioni , che sarebbero da collocare nell’area atipico-patrimoniale. Ci sono due tipi di classificazioni: quello a valore aggiunto e quello a costi e ricavi della produzione venduta.
Nella classificazione a valore aggiunto abbiamo ricavi netti di vendita , poi ricavi complementari tipici tipo rimborsi , abbiamo la variazione di rimanenze di prodotti e anche costruzioni interne e lavori in economia , tutto questo è il valore della produzione. Il valore aggiunto prende in considerazione il costo delle materie consumate , ovvero acquisti + esistenze iniziali – rimanenze finali , quindi valore della produzione ottenuta – valore aggiunto che è dato dal costo delle materie consumate e costo dei servizi consumati. E dopo questo si toglie il costo del personale dipendente che non lo considera nel valore aggiunto , dopo aver tolto il costo del personale si ottiene il MOL ( Margine operativo lordo) a questo si tolgono gli ammortamenti e gli altri accantonamenti e si ottiene il reddito operativo o margine operativo netto . A questo punto si aggiunge il risultato positivo o negativo della gestione finanziaria e della gestione accessoria e abbiamo il reddito della gestione corrente poi aggiungiamo o togliamo il reddito della gestione straordinaria e abbiamo il reddito prima delle imposte e si arriva all’utile.
La seconda classificazione a costi e ricavi è più difficile per gli enti esterni che non hanno disponibilità della contabilità , mentre la Consob adotta la classificazione a valore aggiunto , questa seconda classificazione la possono fare solo gli amministratori interni. Ora si classificano costi e ricavi per destinazione , in base alle aree ovvero area amministrativa, commerciale e industriale. Si parte sempre dai ricavi netti di vendita , più ricavi complementari e si toglie il costo del venduto che è dato da acquisti di materie, costi per servizi del settore industriale, costi per il personale del settore industriale , ammortamenti industriali , variazioni delle rimanenze di materie ( esistenze iniziali –rimanenze finali ) e di prodotti ( rimanenze finali – esistenze iniziali) , quindi con il segno meno se sono maggiori quelle finali delle iniziali e poi costi patrimonializzati per costruzioni interne e quindi otteniamo il margine lordo sulle vendite e da qui si tolgono i costi commerciali e i costi amministrativi e arriviamo al reddito operativo e da qui in poi è uguale a quello del valore aggiunto.
Analisi della situazione patrioniale – finanziaria
Si costruiscono indici per esaminare vari aspetti della gestione. L’analisi della situazione patrimoniale- finanziaria ha lo scopo di evidenziare se l’impresa è in grado di onorare le obbligazioni , cioè di far fronte alle scadenze di pagamento o di rimborso dei prestiti. Per rivalutare la situazione patrimoniale- finanziaria consideriamo gli indici di composizione degli impieghi è l’indice di elasticità e l’indice di rigidità . Se io metto a confronto tramite un quoziente l’attivo immobilizzato sul capitale investito troverò l’indice di rigidità tipico dell’azienda industriale , mentre le aziende commerciali avranno poche immobilizzazioni , quindi attivo corrente su capitale investito e quindi troverò l’indice di elasticità. Ovviamente questi due indici sono complementari , se è alto uno è basso quell’altro . La struttura degli investimenti è da giudicare tanto più positivamente quanto più elevato è il grado di elasticità degli impieghi , perché tanto maggiore è l’indice di rigidità , maggiore è il rischio economico ovvero tante più immobilizzazioni ho , faccio più ammortamenti , gli ammortamenti sono rischi . Ora consideriamo gli indici di composizione delle fonti ,abbiamo l’indice di autonomia finanziaria , in che incidenza sta il capitale proprio ( capitale apportato + le riserve ) sul totale dei finanziamenti , mentre l’indice di dipendenza finanziaria , in che incidenza sta il capitale di terzi sul totale finanziamenti . Una buona struttura finanziaria equilibrata vuole che il capitale proprio sia o uguale o superiore al capitale di terzi perché l’impresa non può finanziare tutti gli investimenti con il capitale proprio , quindi se il capitale proprio oscilla tra il 0,55 e il 0,66 è un buona struttura equilibrata. In via complementare il capitale di terzi sul totale dei finanziamenti si guarda il grado di indebitamento cioè l’incidenza . L’indice di indebitamento o leverage , ovvero rapporto tra capitale investito e capitale proprio , quante volte sta il capitale proprio nel capitale investito , allora se è uguale a 1 vuol dire che il capitale proprio finanza tutto il capitale investito . Questo indice deve essere maggiore o uguale a 1 , se è maggiore di 1 vuol dire che il capitale proprio sta una volta e qualche cosa nel capitale investito , quindi il capitale investito è maggiore del capitale proprio . se il capitale investito è 100 e il capitale proprio è 100 viene 1 , se però il capitale proprio è 50 ci sta due volte. Il quoziente di indebitamento mette a confronto capitale di terzi e capitale proprio , un quoziente pari a 2 , ad esempio , segnala che l’importo del capitale di credito è due volte quello del capitale di rischio , ovvero che quest’ultimo ha finanziamento gli investimenti per un importo pari alla metà del capitale di credito. Più il quoziente di indebitamento è alto più il capitale di terzi è maggiore del capitale proprio quindi è una cosa negativa , se il capitale proprio è 50 e gli investimenti sono 100 , il 50 nel 100 ci sta due volte , metà è finanziata dal capitale di terzi quindi metà metà può andare bene. Se è uguale a 1 vuol dire che sono pari , se è maggiore di 1 vuol dire che è maggiore il capitale di terzi e quindi non va bene , quindi deve essere o pari o minore di 1 per esprimere un grado di indebitamento normale. Poi il grado di rigidità dei finanziamenti quindi rapporto tra capitale permanente dato da capitale proprio più le passività consolidate sul totale dei finanziamenti . Questo indici può assumere valore maggiore , minore o uguale a 1. Un elevato grado di rigidità delle fonti è da valutare positivamente , perché significa minori impegni a breve termine per il rimborso di debiti . Il capitale permanente mi deve coprire tutte le immobilizzazioni perché sarebbero segno di forte squilibrio se io per comprare un macchinario faccio uno scoperto di conto corrente o una dilazione di pagamento. A fronte di un investimento a lungo termine ci deve essere un finanziamento a lungo termine , a fronte di un impiego a breve , ci deve essere un finanziamento a breve.
Attraverso il caldo di indici di correlazione o di equilibrio si verifica se le relazioni tra gli impieghi e le fonti di capitale sono corrette ed equilibrate. Tali indici consentono di studiare due aspetti fondamentali della situazione finanziaria : la posizione di solidità e la posizione di liquidità. Si possono calcolare margini che sono le differenze o quozienti. Il margine di struttura essenziale o primario questo è meno significativo , e fa il capitalo proprio meno attivo immobilizzato e può essere uguale a 0 se i due addendi sono uguali , minore di 0 che è la maggior parte dei casi e maggiore di 0 se il capitale proprio finanza tutto l’attivo immobilizzato e avanza qualcosa. Piè eloquente è il margine di struttura globale o secondario , ovvero capitale permanente dato da capitale proprio e passività consolidate meno l’attivo immobilizzato e questo deve essere o uguale o maggiore di 0 , perché le immobilizzazioni devono essere coperte in tutti i modi dal capitale permanente. Poi il quoziente di auto copertura delle immobilizzazioni , ovvero capitale proprio su attivo immobilizzato , si guarda l’attivo immobilizzato quante volte sta nel capitale proprio , anche questo può essere maggiore, uguale di 1 ,l’attivo immobilizzato ci sta una volta se sono pari , ci sta 0 volte e qualcosa se l’attivo immobilizzato è maggiore e quindi c’e il capitale di terzi , ci sta una volta e qualcosa se il capitale proprio è molto maggiore. Per una situazione soddisfacente maggiore o uguale a 0,70 ovvero il capitale proprio finanza il 70 % l’attivo immobilizzato Più eloquente è il quoziente di copertura delle immobilizzazioni in cui il capitale proprio più le passività consolidate su l’attivo immobilizzato. Una solita buona è se maggiore o uguale a 1,50 , grave squilibrio minore di 1.
Quindi della solidità ovvero del rapporto tra durata delle fonti di finanziamenti e durata degli impieghi se ne parla nel lungo termine.
ANALISI DELLA SITUAZIONE DI LIQUIDITA’
Di liquidità invece se ne parla nel breve termine , infatti gli indici di liquidità sono in termine di margine il capitale circolante netto dato dalla differenza tra attivo corrente e passività correnti , il capitale proprio e i debiti a lungo termine devono coprire l’attivo immobilizzato e se avanza qualcosa si va a coprire l’attivo circolante. L’attivo corrente deve essere maggiore delle passività correnti perché senno si arriva a scadenza e non abbiamo i soldi , quindi attivo corrente meno le passività correnti deve essere maggiore o uguale a 0 . Il quoziente di disponibilità è dato da attivo corrente fratto le passività correnti deve essere maggiore o uguale a 1. un soglia soddisfacente di liquidità è quando il quoziente di disponibilità è maggiore o uguale a 2 , l’importo è che non sia minore di 1. Il margine di tesoreria è dato da liquidità differite e immediate meno le passività correnti , anche questo deve essere maggiore o uguale a 0 , se è maggiore di 0 siamo in equilibrio , se è minore di 0 siamo in disequilibrio. Le passività correnti a volte si coprono con tutto l’attivo corrente , ma se si tolgono le rimanenze di magazzino non ci si fa e questo è un segno di squilibrio. Il quoziente di liquidità è dato dalle liquidità immediate e differite fratto le passività correnti , deve essere maggiore di 1 è una situazione soddisfacente , tra 0,50 e 1 è accettabile . le passività sono coperte dalle liquidità e dai crediti a breve termine . Spesso il quoziente di disponibilità va bene con il magazzino ,le liquidità e i crediti ci si fa , ma abbiamo minore di 1 l’indice di liquidità , senza magazzino non riusciamo a coprire il magazzino.
Gli indici di rotazione
Gli indici di rotazione ci aiutano a dare una valutazione sulla liquidità perché più girano le materie di magazzino vuol dire che io più vendo. Gli indici di rotazione possono essere : indice di rotazione del capitale investito vuol dire in quanto tempo io rientro in possesso dei capitali investiti, quindi ricavi netti di vendita su capitale investito . Ad esempio, un indice pari a 3 significa che durante l’esercizio il capitale investito si è rinnovato 3 volte , o che per ogni euro di impieghi si è generato un flusso di ricavi di 3 euro. Un euro l’ho speso e ne ho ricavate 3 . Poi indice di rotazione dell’attivo circolante , mette a confronto ricavi e attivo corrente , ad esempio un indice pari a 5 significa che nel corso dell’esercizio l’attivo circolante nel suo insieme ( magazzino, liquidità differite e liquidità immediate) , risulta rinnovato 5 volte per effetto delle vendite effettuate. Indice di rotazione del magazzino rapporti tra i ricavi di vendita e disponibilità di magazzino, un turnover pari a 7 segnala che per effetto delle vendite effettuata nell’esercizio il magazzino si è rinnovato 7 volte. Indice di rotazione dei crediti commerciali quindi rapporto tra fatture di vendita emesse e crediti commerciali . Se io ho una rotazione elevata nel senso che ho scadenza di riscossione ravvicinate , un indice di rotazione del magazzino notevole e magari le scadenze dei debiti sono più posticipate di quelli dei crediti io sono tranquilla perché la scadenza dei crediti riscuoterò prima di pagare e con la rotazione del magazzino significa che acquisto e vendo e avrò la liquidità per pagare. Questi indici di rotazione si prendono in considerazione per vedere quale giorno a che ritmo riesco a smaltire le rimanenze e a quale ritmo riesco a riscuotere i crediti. Ci sono anche gli indici di durata , in termini di giorni . La durata media dei crediti commerciali esprime la durata media delle dilazioni concesse alla clientela , se la durata media dei crediti è 66 e quella dei debiti 80 , è una cosa favorevole, vuol dire che prima riscuoto e poi pago. Mette a confronto i crediti commerciali con le fatture di vendita per i giorni . La durata media dei debiti commerciali che mette a confronto i debiti commerciali con le fatture di acquisto per i giorni.
Il giudizio sarà tanto più positivo quanto più ruota il magazzino con il capitale investito e tanto più basso è l’indice di durata dei crediti rispetto all’indice di durata dei debiti.
Per riepilogare gli indici di composizione per vedere se la struttura è elastica o rigida e valutare il rischio economico , gli indici di solidità per vedere se l’impresa è capitalizzata , gli indici di liquidità per valutare la capacità dell’impresa a far fronte ai pagamenti.
Analisi della situazione economica
Quando si fa l’analisi della situazione economica si vuol vedere se l’imprenditore sono remunerati per il rischio e per i capitali investiti nell’azienda. Gli indici di redditività si suddividono in : indice di redditività del capitale proprio e indice di redditività del capitale investito . L’indice di redditività del capitale proprio o ROE si ottiene dal rapporto tra il reddito netto d’esercizio ( cioè l’utile netto) e il capitale proprio , cioè in che rapporto il capitale proprio concorre al reddito netto .Si stabilisce se un ROE è soddisfacente o no rispetto al tasso di rendimento degli investimenti senza rischio per esempio in titoli di stato. L’indice di redditività del capitale investito o ROI è dato dal rapporto tra reddito operativo e capitale investito. Il reddito operativo ci dice in che misura le fonti stanno nel capitale investito, quindi in che misura il reddito operativo retribuisce il capitale di rischio , il capitale proprio e il capitale di terzi. Se io sono un investitore e devo decidere se investire o meno in azienda , quale indice o indici prendo in esame ? tutte e due però il ROI va preso in riferimento , perché se prendo in considerazione solo il ROI e vedo che l’attività caratteristica è remunerativa ,io ho prospettive di guadagno. Un altro indice importante è l’indice di onerosità del capitale di credito o ROD è il costo del capitale preso a prestito , è il tasso medio di interessi pagato sui debiti , quindi oneri finanziari fratto capitale di terzi . L’ indice di redditività delle vendite o ROS cioè ricarico sulle vendite , mette a confronto il reddito operativo e i ricavi netti di vendita . Il tasso di incidenza della gestione non caratteristica è dato dal reddito netto fratto il reddito operativo, quanto sta il reddito operativo nel reddito netto , questo indice può essere maggiore o uguale a 1 . Se è uguale a 1 la gestione extracaratteristica non c’e , se è maggiore di 1 vuol dire che c’e stato un risultato positivo anche nelle altre gestione , se è minore di 1 la gestione extracaratteristica ha un risultato negativo .
Gli indici di produttività
Oltre agli indici di redditività , bisogna vedere anche quanto è il fatturato di ogni dipendente , ogni dipendente con il suo lavoro quanto ha contribuito al fatturato oppure quanto valore aggiunto è destinato ai dipendenti oppure incidenza del costo del lavoro sul valore aggiunto che evidenzia la quota di valore aggiunto destinata al lavoro dipendente.
Il coordinamento degli indici
il ROE è dato dal prodotto di tre indici : reddito operativo, leverage o indice di indebitamento e indice della gestione extracaratteristica . Se il reddito operativo è maggiore del reddito netto e viene 0,70 vuol dire che la gestione extracaratteristica ha valore negativo , quindi reddito finale è positivo ma è minore del reddito operativo per colpa degli interessi passivi. Se questo indice è nel prodotto per ottenere il ROE se è 0,…ha un effetto de moltiplicativo. Il caso di incidenza della gestione extracaratteristica di solito è minore di 1 perché spesso la gestione finanziaria ha risultato negativo e si dice che ha un effetto de moltiplicativo , cioè riduce il ROE . Il leverage o indice di indebitamento ha un effetto moltiplicativo sul ROI , tanto più forte quanto più c’e differenza tra il ROI e il ROD , tanto più alto è il ROI rispetto al tasso di interesse medio pagato sui debiti , tanto maggiore è l’effetto moltiplicativo sul ROE. Il ROI è direttamente proporzionale al ROE , alla struttura finanziaria e al peso degli oneri finanziari e straordinari. L’azienda ha finanziato i suoi investimenti anche con capitale di credito , l’indice di indebitamento assume valori maggiori di 1 cioè il capitale investito è maggiore del capitale proprio e agisce dal fattore moltiplicativo del ROI producendo un effetto amplificatore sul ROE . Si parla di leva finanziaria , cioè il leverage viene chiamato leva finanziaria, perché come spesso è maggiore di 1 perché gli investimenti sono finanziati anche da capitale di terzi e nel rapporto capitale investito a capitale proprio , il capitale proprio ci sta una volta e qualcosa nel capitale investito , questo indice ha un effetto moltiplicatore espansivo del ROE e quindi un effetto moltiplicatore sul ROE , perché questo è dato dal prodotto di questi tre indici.
Il tasso di incidenza della gestione non caratteristica , ha un’azione opposta , cioè un effetto de moltiplicativo sulla redditività , perché soprattutto a causa degli interessi passivi sui finanziamenti a titolo di credito , il suddetto indice assume quasi sempre valori minori di 1. Il punto critico dell’effetto moltiplicativo dell’indebitamento sul ROE è rappresentato dal ROD , l’effetto leva è tanto maggiore , tanto più è la differenza tra il ROI e il ROD. Se il ROI è maggiore del tasso d’interesse sui finanziamenti ,il ROE cresce con l’aumentare dell’indebitamento e tale effetto positivo è tanto più elevato quanto più consistente è il divario positivo tra ROI e ROD ( leva finanziaria positiva) . Se ROI e ROD assumono lo stesso valore ( ROI-ROD =0 ) , l’aumento dell’indebitamento non provoca alcun effetto sul ROE. ( leva finanziaria nulla) . Se il ROI è inferiore al tasso dei finanziamenti ,il ROE diminuisce con il crescere dell’indebitamento e i decrementi del ROE saranno tanto più consistenti quanto più ampio è lo scarto negativo tra ROI e ROD ( leva finanziaria negativa). In conclusione se il ROI > ROD , per finanziare ulteriori investimenti conviene ricorrere all’indebitamento , dato che il leverage agisce come moltiplicatore del ROE. Se ROI < ROD , finanziare ulteriori investimenti ricorrendo al capitale di credito, vorrebbe dire andare sicuramente incontro a una perdita di redditività netta, in quanto il leverage agisce come demoltiplicatore del ROE.
Analisi del ROI
Il ROI è dato dal ROS ( indice di redditività delle vendite ) relazione tra prezzi e costi operativi e dall’indice di rotazione del capitale investito. Indice di redditività delle vendite perché voglio vedere sulle vendite quanto è il ricalco tra prezzi di vendita e costi. Quindi facendo il quoziente tra reddito operativo , valore della produzione meno costi della produzione sul totale delle vendite , io guardo il ricalco delle vendite. A parità lorda delle vendite ( ROS) il ROI aumenta o diminuisce a seconda che il tasso di rotazione del capitale investito aumenti o diminuisca . A parità di turnover del capitale investito , il ROI cresce se cresce la redditività delle vendite, mentre diminuisce nel caso opposto.

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