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Analisi di bilancio per indici

Esistono vari tipi di analisi (analisi per indici, analisi per flussi), noi ci occuperemo dell’analisi per indici.
Riguarda il bilancio, il suo scopo è di prendere informazioni dal bilancio d’esercizio cosi come l’ho si vede depositato presso il registro delle imprese, vanno inseriti i stessi dati che fornisce il bilancio ma prima vanno apportate delle correzioni e modifiche.
Gli indici sono quozienti tra dati di bilancio, rapporti tra valori dello stato patrimoniale e valori del conto economico.
Sono due numeri, numeratore e denominatore e possono riguardare lo stato patrimoniale o il conto economico o di entrambi ma comunque del bilancio nel suo complesso.
L’analisi di bilancio per indici è un’analisi di tipo statico, perché fa riferimento e riporta dati già passati, trascorsi, definitivi.
Il deposito presso il presso delle imprese avviene ad aprile/maggio, ma sono dati dell’anno precedente, ma nel frattempo queste informazioni possono essere cambiate, quindi sono dati indicativi, sono informazioni sullo stato di salute dell’azienda ma alla data del bilancio non allo stato attuale.

Prima di affrontare l’analisi di bilancio bisogna preparare il bilancio stesso.
L’analisi di bilancio può essere interna o esterna.
Per quanto riguarda quella esterna definita più vera, analitica, normalmente sono gli amministratori ad occuparsene, per essere a conoscenza dell’andamento della propria azienda e poterla governare al meglio.
Per l’analisi esterna può essere fatta da analisti esterni, come banche (che richiedono bilanci degli ultimi 3 anni), per concedere finanziamenti o da investitori per acquistare azioni per investimenti.
La differenza tra le due analisi sta nella conoscenza di certi dati che quella esterna non ha, tipico esempio sono le rimanenze di magazzino, che un’analisi esterna le considererebbe un attivo circolante, invece quella interna può sapere quante di quelle rimanenze devono obbligatoriamente restare in magazzino, chiamata scorta di sicurezza e quante possono essere vendute.
La scorta di sicurezza và inserita nell’attivo immobilizzato, è destinata a rimanere all’interno dell’azienda per eventuali scioperi, chiusure di fornitori, in modo che la produzione non si fermi, possa essere continuativa.
La riclassificazione dello stato patrimoniale è di natura commerciale e deve essere fatta secondo criteri finanziari e si possono ad andare a individuare nell’attivo e nel passivo.
Secondo criteri finanziari = ordine crescente di liquidità e dirigibilità, cioè nell’attivo immobilizzato, parte di quei beni che sono meno facilmente trasformabili in denaro per arrivare a una liquidità corrente, cassa, banca, nell’attivo circolante.
Nel passivo abbiamo un’esigibilità crescente partendo dai valori, del patrimonio netto ad arrivare ai debiti a breve che scadono domattina.
Attivo = ordine crescente di liquidità
Passivo = ordine crescente di esigibilità
L’attivo è suddiviso in due blocchi: attivo immobilizzato e attivo circolante.
Attivo immobilizzato fanno parte tutti quei beni e valori che sono destinati a permanere durevolmente per lungo periodo all’interno dell’azienda.
Per realizzare denaro in un attivo ammobiliato bisogna vendere i beni strumentali di un’impresa.
Attivo circolante cioè sempre in movimento, che circola, fanno parte tutti quei beni espressi già in denaro o quei beni che possono essere venduti o trasformati in denaro entro 12 mesi.
Il passivo è suddiviso in 3 blocchi: patrimonio netto, debiti a medio/lungo termine e debiti a breve.
Nel Patrimonio netto troviamo beni, valori di proprietà dell’impresa: capitale sociale, riserve volontarie e legali e parte dell’utile che non deve essere distribuito tra i soci.
Nei debiti a medio/lungo termine troviamo quei debiti come i mutui passivi, ma solo le quote che devono essere rimborsate oltre l’esercizio successivo e si scalano le rate dell’anno in corso.
Il TFR riguarda somme di denaro che l’azienda dovrà corrispondere man mano che i dipendenti ne escono difatti si prevede che ne rimangano per un medio/lungo tempo.
Nei debiti a breve vanno tutti quei movimenti che vanno eseguiti entro i 12 mesi come l’utile che va distribuito ai soci, tutte le rate del mutuo passivo perché è un debito che periodicamente si riduce per effetto del corso e quel TFR che dalla nota integrativa o informazioni interne si sa che un determinato numero di dipendenti per il prossimo esercizio usciranno dall’azienda.
Se dal prospetto dello stato patrimoniale dell’impresa che stiamo analizzando finanziariamente notiamo che l’attivo circolante è maggiore dei debiti a breve termine permettendoci di rimborsarli significa anche che l’attivo immobilizzato è coperto da conti che sono fonti di proprietà più una parte che sono debiti medio/lungo termine, vuol dire che i due prospetti sono omogenei e che l’imprese è in equilibrio.
Le merci sono beni che non devono subire nessun processo di trasformazione.
Un’impresa industriale avrà impianti, macchinari, personale dipendente, addetti alla produzione per trasformare la materia prima in prodotto finito, avrà un attivo immobilizzato percentualmente più elevato dell’attivo circolante, superiore al 50%.
Un’impresa mercantile acquista delle merci e vende quelle stesse merci, avrà un attivo circolante maggiore di quello immobilizzato e di conseguenza un magazzino grosso oltre ad impianti e macchinari. È più facile cambiare attività per un’impresa mercantile, a differenza di quella industriale, perché la mercantile ha più merci.
Da analisti esterni dobbiamo essere consapevoli che nello stato patrimoniale ci manca un pezzo che va inserito nel conto economico, per esempio, se un’azienda ha dei beni, immobili che ha acquistato perché aveva somme di denaro in eccesso e non sapeva come investirlo, ma non c’entrano niente con lo svolgimento dell’attività, sono un investimento.
I proventi (sono componenti positivi di reddito), che derivano dall’affitto di questi immobili, vanno inseriti nel punto 5 (del conto economico), valore della produzione cioè altri ricavi e proventi ma sempre area tipica, anche se non è un componente positivo allo svolgimento dell’attività.
Breve termine = entro 12 mesi
Medio termine = oltre 12 mesi entro 60 mesi (5 anni)
Lungo termine = oltre 60 mesi (5 anni)
Se l’attivo circolante è maggiore dei debiti a breve vuol dire, che l’azienda è in equilibrio.

FORMULE DEGLI INDICI

• ROE = RE:CP %
• ROI = RO:TI %
• ROS = RO:RV
• LEVERAGE = TI:CP
• INDICE DELLA GESTIONE EXTRACARATTERISTICA = RE:RO > 1
• INDICE DI ROTAZIONE DEL CAPITALE INVESTITO = RV:TI
• INDICE DI RIGIDITA’ DEGLI IMPIEGHI = ATTIVO IMMOBILIZZATO:TI %
• INDICE DI ELASTICITA’ DEGLI IMPIEGHI = ATTIVO CIRCOLANTE:TI %
• INDICE DI DISPOIBILITA’ = ATTICO CIRCOLANTE:DEBITI A BREVE > 1
• INDICE DI LIQUIDITA’=ATTIVO CIRCOLANTE –(meno) RIMANENZE: DEBITI A BREVE>1
• DILAZIONE MEDIA SUGLI ACQUISTI = DEBITI V/FORNITORI AL 31/12:TOTALE DEBITI DELL’ANNO V/FORNITORI (TUTTO) X 365
• DILAZIONE MEDIA SULLE VENDITE =CREDITI v/CLIENTI AL 31/12:TOTALE CREDITI V/CLIENTI DELL’ANNO (TUTTO) X 365
• INDICE DI AUTONOMIA FINANZIARIA = CP:TI
• COSTO MEDIO PER DIPENDENTE = COSTO DEL LAVORO: N° DIPENDENTI
• FATTURATO MEDIO PER ADDETTO = RICAVI DI VENDITA:N° DIPENDENTI
• COSTO DELLA PRODUZIONE PER ADDETTO = COSTO DELLA PRODUZIONE: N° DIPENDENTI


Teoria di alcuni indici

Indice di rigidità degli impieghi: mi indica la percentuale tra il totale dell’attivo e l’attivo immobilizzato.

Un’azienda è tendenzialmente rigida, quando nel breve periodo non riesce a trasformare le proprie attività in denaro, ed è tanto più rigida, quanto più è elevato l’attivo immobilizzato.
Quindi un’impresa industriale è tendenzialmente rigida, gli serve un ceto tempo per trasformare i propri beni in denaro.
Indice di elasticità degli impieghi: mi dice quanto un’azienda è elastica, cioè è in grado di uniformarsi alle richieste del mercato.
Indice di disponibilità : questo indice affinché una impresa sia in equilibrio deve essere maggiore di 1, vuol dire che l’attivo circolante, deve essere maggiore dei debiti a breve.
Indice di liquidità : è un indice più raffinato, più analitico, dall’attivo circolante vengono tolte le rimanenze, diviso i debiti a breve.
Tolte le rimanenze dall’attivo circolante, rimangono i crediti, il risultato deve essere maggiore o uguale a 1, così che mi permetta di coprire i debiti a breve scadenza.
Dilazione media sugli acquisti : (acquisti = fornitori) quanti giorni mediamente trascorrono tra l’acquisto e il pagamento a i fornitori.
Dilazione media sulle vendite : indica i giorni tra la vendita e l’incasso, bisogna fare in modo che la dilazione media sugli acquisti sia maggiore rispetto alle dilazioni sulle vendite, esempio: un pagamento dilazionato a 60 giorni e un credito a 40/50 giorni.
Costo medio per dipendenti : il costo del lavoro è dato dalle retribuzioni, dal TFR, INAIL, IMPS, oneri sociali (INAIL = lo paga il datore di lavoro, IMPS = lo paga anche il dipendente). Contributi complessivi IMPS 30/40%, UN 10% a carico del lavoratore e la parte restante 25/30% a carico dell’azienda.
Fatturato medio per addetto : si intende il volume d’affari che possiamo scrivere come fatturato o come affari.
Costo della produzione per addetto: quanto mi costo un dipendente. Se la produttività è alta o bassa, se conviene licenziare. Tagliare il personale non significa diminuire la produttività.
Questi indici possono servire per fare dei preventivi , saper determinare la produttività di ciascun dipendente. Con questi indici ho quando mi costa, quanto mi rende e quanto fatturo per ciascun dipendente. Il numero dei dipendenti è sulla nota intergrativa.
• Leverage: più scende, più scende anche il ROI. Se un’azienda è sotto capitalizzata vuol dire che è molto indebitata e può essere un vantaggio per il LEVERAGE e per la redditività ma è uno svantaggio perché comunque ci saranno molti oneri finanziari e soprattutto è a rischio d’insolvibilità. Un’azienda più è capitalizzata minor farà ricorso all’indebitamento. Il vantaggio dell’indebitamento e che aumenta la redditività dell’azienda e lo svantaggio e che ci sono parecchi oneri finanziari.
Il ROE e il ROI sono due indici in contrapposizione.
Roe: redditività del capitale proprio, indice che abbraccia tutti i settori di un’impresa, scaturisce tipica aziendale. Dipende da 3 indici, il ROI, il LEVERAGE indice d’indebitamento e INDICE DELLA GESTIONE EXTRACARATTERISTICA.
Indice di autonomia finanziaria: ci dice quando è indebitata l’azienda ed è un indice che rientra nella determinazione del ROE. Ci dice quanto ammontano i mezzi propri percentualmente. Se è dal 35 al 65%, l’azienda è in una condizione d’indebitamento o di autonomia finanziaria equilibrata, se aumenta la redditività. Se è superiore al 65% riesce a far fronte a i debiti a breve. È il contrario del LEVERAGE.

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