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L'allargamento a Est dell’Unione europea


Il processo di allargamento dell’Unione europea, avviato nel marzo del 1998, coinvolge tredici Paesi, dieci dei quali appartenenti all’Europa centrale e orientale (Peco): Bulgaria, Repubblica ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Repubblica slovacca, Slovenia e Ungheria. A questi si aggiungono Cipro, Malta e Turchia.
Non è certo la prima volta che i Paesi dell’Unione danno vita a un processo di allargamento. Come è noto, l’Europa dei quindici è nata proprio dall’aggregazione, attorno al nucleo originario costituito da Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Olanda, di Danimarca, Irlanda e Gran Bretagna nel 1973, della Grecia nel 1981, di Portogallo e Spagna nel 1986, di Austria, Finlandia e Svezia nel 1995. La fase attuale, tuttavia, assume un rilievo storico per le vaste proporzioni del fenomeno. Con l’allargamento a Est, l’Unione Europea vedrà crescere la propria superficie del 34% e la propria popolazione di 170 milioni di abitanti. L’adesione dei nuovi Paesi aumenterà il peso e l’influenza dell’Unione europea nel mondo, mentre scambi e attività economiche potranno trovare nuovo slancio.

Quali vantaggi per i Paesi dell’Unione?


Per i Paesi dell’Ue-15, i vantaggi dell’allargamento sono connessi alla crescita potenziale dei nuovi membri, all’incremento degli scambi commerciali e alle nuove opportunità di investimento che ne potranno derivare.
L’incremento del reddito dei Peco, aumentandone i consumi, aprirà importanti sbocchi commerciali per le Imprese dell’Unione, le quali d’altronde già ora risultano esportatrici nette verso queste aree. L’estensione del mercato unico, inoltre, favorirà la concorrenza creando le condizioni perché i prezzi possano anche diminuire, con effetti positivi sulla crescita economica e sull’occupazione.
Per quanto riguarda gli investimenti, va ricordato che, già dagli anni Novanta, un flusso consistente di investimenti diretti si è rivolto verso queste aree, dove la necessità di smantellare e sostituire impianti vecchi e obsoleti offre buone opportunità di rendimento.
Non bisogna tuttavia commettere l’errore di sovrastimare tali possibilità.
L’intero Pil dei Peco infatti è pari al 6,6% circa del Pil dei 15 (a prezzi del 1999), e dunque per questi ultimi il beneficio di crescita connesso all’allargamento sarà comunque limitato, con
un valore che si aggira intorno ai 10 miliardi di euro.
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