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Area monetaria europea


La creazione dell’unione monetaria rappresenta una tappa determinante nel processo di integrazione europea e nella creazione di un mercato effettivamente (e non solo formalmente) unico.
L’adozione di una valuta unica e l’unificazione della politica monetaria semplifica il commercio intracomunitario, eliminando le condizioni di vantaggio o di svantaggio derivanti da oscillazioni dei cambi ed eliminando, di conseguenza, la necessità di transazioni finanziarie dirette a fronteggiare tali oscillazioni.
Qualcuno ha obiettato che le oscillazioni dei tassi di cambio possono fungere da strumento regolatore dei prezzi relativi a livello internazionale: una svalutazione riduce immediatamente i prezzi relativi rendendo i prodotti nazionali più competitivi sui mercati esteri, e questo vantaggio andrebbe perduto con l’adozione di una moneta unica. Ma si può osservare che l’aggiustamento del tasso di cambio è un rimedio apparente e comunque di breve durata perché rende più oneroso l’acquisto di prodotti esteri e in definitiva genera inflazione, soprattutto nei Paesi importatori di materie prime.
Il presupposto per il buon finanziamento dell’unione monetaria è che l’area entro la quale circola la moneta unica abbia quanto più possibile le caratteristiche di una “area valutaria ottimale”: un’area, cioè, in cui gli Stati membri presentino analoghi modelli di sviluppo e condizioni non troppo dissimili dal punto di vista economico e finanziario, cosicché condividano uno stesso andamento ciclico. Se questo accade, allora le variazioni dei prezzi interni nei singoli Paesi tendono a verificarsi nella stessa direzione e con lo stesso ritmo, sicché i prezzi relativi rimangono costanti: in queste condizioni la circolazione di una moneta unica rende più agevole la circolazione delle merci e dei servizi.
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