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Riforma della governance economica europea

Fino al 2010 l'applicazione del Patto di stabilità si concretava in un sistema di “sorveglianza ex post”, in quanto le istituzioni dell'Unione europea intervenivano a sanzionare i disavanzi eccessivi quando questi si erano già verificati. Ma dopo la recessione del 2008-2009 si è potuto constatare che quando la situazione di deficit è molto grave l'adozione di misure di risanamento finanziario incontra enormi difficoltà, tanto più quando l'entità complessiva del debito pubblico è tale che il disavanzo è dovuto in gran parte all'onere della spesa per gli interessi. In questi casi lo squilibrio finanziario di uno Stato non soltanto diventa insostenibile ma finisce con il riflettersi sulla stabilità finanziaria ed economica dell'intera area dell'euro.

Per queste ragioni è stata realizzata un'ampia revisione della governance economica dell'Unione europea, con l'obiettivo di coordinare le politiche economiche nazionali, attuare una più rigorosa politica di bilancio, garantire la solidità finanziaria dell'area dell'euro e rilanciare concrete prospettive di sviluppo per migliorare il rapporto fra il disavanzo e il Pil. Il primo intervento per il nuovo sistema di governance è stato disposto nel 201 o con l'introduzione del semestre europeo, un insieme di procedure da attuarsi nei primi sei mesi dell'anno per il coordinamento preventivo nella programmazione delle politiche di bilancio da parte degli Stati membri. Nel 2011 è stato sottoscritto il Patto Europlus con il quale gli Stati membri si sono impegnati ad attuare riforme per la competitività, l'occupazione, la sostenibilità delle finanze pubbliche e la stabilità finanziaria. Sempre nel 2011 è stato emanato un pacchetto di sei provvedimenti (il Six Pack) diretti a rafforzare il Patto di stabilità e crescita rendendo più rigorose le misure correttive e dando rilievo all'entità del debito pubblico, oltre a quella del disavanzo. Quando il livello del debito pubblico è superiore al 60% del Pil, lo Stato ha l'obbligo di provvedere a ridurre la parte eccedente nella misura del 5% all'anno, in modo da ricondurre il debito al livello di riferimento nel giro diventi anni.

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