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Teoria generale della magia - Marcel Mauss

Introduzione di Claude Levi-Strauss

Ciò che colpisce di Mauss è il modernismo del suo pensiero e il fatto che già dai primi anni del ‘900 avesse posto in luce il rapporto fra individuo e gruppo in termini nuovi, guardando al sociale, all’etnologia, alla psicologia, al fisiologico e alle tecniche del corpo nella convinzione che è la società che impone all’individuo un uso determinato del proprio corpo mediante l’educazione dei bisogni e delle attività corporali. Ogni tecnica, ogni comportamento, appreso e trasmesso per tradizione, si basa su talune sinergie nervose e muscolari, che costituiscono veri e propri sistemi solidali con un contesto sociologico, patrimonio di conoscenze e contro pregiudizi di razza.

Rapporti fra psicologia e sociologia

Rapporti fra la psicologia e la sociologia: no subordinazione dell’una all’altra, bensì Mauss postulava che la formulazione psicologica è solo una traduzione, sul piano dello psichismo individuale, di una struttura propriamente sociologica. Appartiene alla natura della società esprimersi simbolicamente nelle sue usanze e nelle sue istituzioni; i comportamenti individuali non sono mai di per se stessi simbolici, anche se sono gli elementi a partire dai quali prende forma un sistema simbolico, che non può essere se non collettivo; e ciò anche se certi comportamenti anormali indurrebbero a considerare la possibilità di un simbolismo autonomo. Ma il campo del patologico non si confonde mai con quello individuale, perché i vari disturbi mentali sono ordinati in categorie, ogni società ha i suoi preferiti e concepisce i malati come una specie di classe sociale: vale lo stesso discorso dei maghi “ciò che conferisce loro virtù magiche non è tanto il loro carattere fisico individuale quanto l’atteggiamento assunto dalla società nei confronti della loro categoria”.

Il saggio sul dono

Invero, ogni società è paragonabile a un universo in cui sono altamente strutturate solo masse distinte, al di fuori di questo sistema finisce un certo numero variabile di individui: quest’ultimi, nonostante la loro posizione periferica, sono in realtà parte integrante del sistema, di cui contribuiscono a mantenerne la conservazione, perché incarnando innate disposizioni psicopatiche, riescono a sfruttarle e stabilizzarle. Lo psichismo individuale, anche quello “anormale” non riflette né predetermina il gruppo, ma lo completa.

Saggio sul dono = capolavoro di Mauss = muovendo sempre dal sociale inteso come realtà sociale, come sistema composto da molteplici aspetti che si compenetrano e che vanno presi in pari considerazione (il semplice studio di quel frammento di vita che è la nostra vita in società non è sufficiente), Mauss elabora il concetto di fatto sociale totale, tale perché tridimensionale, perché combina la dimensione sociologica, quella storica e quella fisio-psicologica. Collegando l’individuo e il gruppo, il fisico e lo psichico all’interno di diverse modalità del sociale (giuridiche, economiche, religiose etc), di diversi momenti di una storia individuale (nascita, infanzia, adolescenza etc), di differenti forme di espressione (sia del corpo che della mente) = elementi in rapporto costante reciproco = unità totale che coglie l’oggetto nella sua esp concreta, per comprendere la quale è necessario afferrarla totalmente dal di fuori ma anche dal di dentro, come se si trattasse di una cosa di cui fa parte lo stesso soggetto, mediante un apprendimento interno poi successivamente trasposto nei termini dell’apprendimento esterno. Mauss punta sulla capacità del soggetto di oggettivarsi indefinitamente, proiettandosi fuori pur restando se stesso, e fa perno sul fatto che si tratta di società umane, “avremmo potuto nascervi e possiamo, perciò, cercare di comprenderle come se vi fossimo nati effettivamente”.

Il rischio insito in tale tipo di apprendimento è senz’altro l’incorrere in malintesi, per questo Mauss cerca di far incontrare il soggetto e l’oggetto su un terreno comune, l’inconscio, in grado di fornire il carattere e il linguaggio comune e specifico di ogni fatto sociale: il problema etnologico diventa in ultima analisi un problema di comunicazione all’interno del quale Mauss fa coincidere inconscio e collettivo, nel tentativo di trascendere l’osservazione empirica e di cogliere realtà più profonde, alla base del sistema società = anticipa lo strutturalismo (linguistico)!

Mentre nel Saggio sul dono Mauss cerca, invano, di ricostruire un tutto con delle parti, nel Saggio sulla magia arriva a comprendere che “l’unità del tutto è più reale di ciascuna delle sue parti”.

Saggio sulla magia

In questo saggio, è interessante lo studio sulle nozioni di mana, wakan, orenda, che nelle nostre società hanno un carattere fluido e spontaneo, ma altrove servono a costituire (come da noi la scienza) sistemi ufficiali di interpretazione cioè queste nozioni intervengono come simboli algebrici per rappresentare un valore indeterminato di significazione, la cui unica funzione è di colmare un divario tra significante e significato; ma Mauss ricerca l’origine di queste nozioni nella sfera dei sentimenti, della fatalità e della casualità, fuoriuscendo così dai confini della scienza propriamente detta = strada pericolosa, troppo vicina al soggetto. Il fulcro della questione sta nel carattere relazionale del pensiero simbolico che unisce linguaggio e conoscenza, due piani sviluppatisi nel tempo a ritmo diverso; il mana rappresenta il simbolo allo stato puro (valore simbolico zero), privo di un significato preciso, ne segnala la necessità, segnala, cioè, una discontinuità linguaggio/conoscenza.

Teoria generale della magia (1902-1903)

Storia della ricerca e fonti

Circa la magia, numerosi sono gli studi e i repertori di fatti costituiti: già Tylor, Wilken e S. Hartland parlano di demonologia magica, di magia simpatica, di pegno di vita, di sciamanesimo in relazione all’animismo, etc., ma è con Frazer e Lehmann che si assiste alla formulazione di vere e proprie teorie: questi autori concordano nel fare della magia una specie di scienza prima della scienza.

Per Frazer, sono magiche le pratiche destinate a produrre effetti speciali attraverso l’applicazione di due leggi, dette di simpatia: la legge di similarità e la legge di contiguità. La simpatia è la caratteristica necessaria e sufficiente della magia pura, il resto sono usurpazioni più l’efficacia del rito è necessarie e diretta, non necessita della mediazione di un agente spirituale. Eventuali esseri spirituali sono contaminazioni succedute dalla religione. La magia forza, costringe, mentre la religione concilia; la magia rappresenta la forma originaria del pensiero umano (come testimonia la predominanza di riti magici nei culti primitivi e del folklore), cioè tutta la vita mistica e scientifica del primitivo, costituendo il primo gradino dell'evoluzione mentale: ha fatto seguito la religione, che ha avuto origine dagli errori della magia, e, poi, dalla religione, similmente la scienza.

Per Lehmann, la magia è “la messa in pratica delle superstizioni”, cioè “delle credenze che non sono né religiose né scientifiche” e sussiste nella nostra società sotto le forme osservabili dello spiritualismo e dell’occultismo. Analizzando, dunque, le esperienze degli spiritualisti con i procedimenti della psicologia sperimentale, egli giunge a vedere nella magia un insieme di illusioni, prepossessioni, errori di percezioni causati da fenomeni di attesa. Entrambi questi lavori hanno il comune difetto di aver proceduto all’analisi di fatti magici tipici, considerandoli espressione di una magia pura = parzialità di giudizio che esclude molti altri fatti per comprendere la magia bisognerebbe considerare il maggiore numero di sistemi e fatti magici possibili, dal momento che la magia contiene ovunque gli stessi elementi essenziali ed è, insomma, dappertutto identica.

Nel saggio, tuttavia, viene affrontata la magia di alcune società australiane e melanesiane, più due popolazioni di origine irochese, più gli Ojibwa, più l’antico Messico, più India, più magia greca-latina, più folklore medioevale ed europeo.

Definizione della magia

La magia comprende agenti, atti e rappresentazioni: chiamiamo mago l’individuo che compie atti magici, anche quando non è un professionista; chiamiamo rappresentazioni magiche le idee e le credenze che corrispondono agli atti magici; quanto agli atti, rispetto ai quali definiamo gli altri elementi della magia, li chiamiamo riti magici. I riti magici e l’intera magia sono tradizione, si ripetono e trasmettono, un intero gruppo crede nella loro efficacia e soprattutto sono diversi dagli atti sociali con i quali potrebbero essere confusi, quali:

  • Atti giuridici = Hanno in comune con la magia il carattere di obbligatorietà e necessarietà, nonché le formule solenni, tuttavia non creano, si limitano a stabilire relazioni contrattuali fra esseri.
  • Tecniche = Hanno in comune con la magia la capacità creativa, l’efficacia, il carattere tradizionale, tuttavia in esse si ha coscienza, grazie all’esperienza e all’osservazione diretta, che il prodotto è ottenuto meccanicamente.
  • Riti religiosi = Hanno in comune con la magia molti riti (anche simpatici), formule, agenti spirituali, cioè sono simili nella forma; tuttavia mentre la religione è solenne, pubblica, obbligatoria, regolare, la magia si avvicina all’interdizione e agli interessi privati, viene compiuta da agenti diversi, in luoghi diversi, solitamente isolati e segreti, anche quando è lecita. Ma soprattutto, i riti magici non costituiscono sistemi organizzati, cioè culti.

Il rito magico, anche quando è inevitabilmente periodico (vd magia agricola) o necessario per certi fini (vd magia curativa) è sempre ritenuto irregolare, anormale, quanto meno, poco degno di stima; definizione di rito magico: “ogni rito che non faccia parte di un culto organizzato, rito privato, segreto, misterioso e che tende verso il rito proibito”.

Gli elementi della magia - Il mago

Il mago è l’agente dei riti magici e può o meno essere un professionista, se si considera la magia popolare, la quale è comunque un fenomeno limitato e solitamente affidato a pochi individui specifici; i maghi occasionali non sono, infatti, dei puri laici, sono membri di società segrete o famiglie di maghi, vantano un diritto di proprietà sulle proprie formule e vengono trasformati dal rito che mettono in atto, almeno per un istante. Se esistono riti alla portata di tutti, la cui pratica non richiede più la benché minima speciale abilità, molto spesso ciò dipende dal fatto che essi si sono volgarizzati attraverso la ripetizione, che si sono semplificati a causa dell’usura o che sono volgari per natura; ma come regola generale, le pratiche magiche sono eseguite da specialisti.

Inoltre, per essere un mago non basta volerlo, ci sono qualità il cui possesso distingue il mago dall’uomo comune, e che sono in parte acquisite, in parte congenite, in parte a lui attribuite, in parte effettivamente possedute: si tratta di certe caratteristiche fisiche, di una maggiore sensibilità a certi fenomeni nervosi, di una particolare abilità, di una infermità. Ad esempio, sono più propensi alla magia donne (vecchi e nubili), bambini, certi professionisti, specie becchini e boia. Tutti questi individui formano in realtà delle specie di classi sociali, la situazione sociale che occupano li predestina all’esercizio della magia e, reciprocamente, l’esercizio della magia li predestina alla loro condizione sociale. Perché è proprio per come sono guardati e trattati dalla società, che costoro sono maggiormente predisposti ad attribuirsi poteri speciali, in senso positivo o negativo che sia; ciò può avvenire tanto per i singoli individui, quanto per gruppi più o meno ampi, che addirittura possono coinvolgere intere civiltà (laddove un’altra civiltà afferma la supremazia della propria religione).

Anche i maghi che non fanno parte di una categoria particolare, sono ugualmente consacrati tali da sentimenti sociali legati alla loro condizione e al loro carattere “anormale”. Si attribuiscono quasi sempre ai maghi un’abilità e una conoscenza fuori dal comune, tratti mitici e prodigiosi che, attraverso tradizioni orali, hanno contribuito a formarne e diffondere la reputazione e la credenza: gli si attribuiscono dei poteri e la capacità di realizzare tutto ciò che vogliono, sprigionando influenze in grado di piegare la natura al loro comando. Ma non solo, il mago possiede dei poteri anche su se stesso, per cui è in grado di compiere gesti di cui gli altri sono incapaci, di sfuggire alla legge di gravità e della non contraddizione, sollevandosi in aria e trovandosi in più posti nel medesimo istante. La sua anima possiede qualità ancora più straordinarie, è mobile e separabile dal corpo a comando; non è il doppio del mago, ma la sua persona stessa o addirittura un essere distinto, che appare al servizio del mago. Di fatti, il mago ha di solito degli ausiliari, animali o spiriti, che sono suoi doppi o anime esteriori.

D’altra parte il mago stesso è capace di metamorfosi, non a caso il termine strega/striga deriva da strix, uccello. Ma solitamente il mago è affiancato (e confuso) non con qualsiasi animale, ma con determinate specie di animali, quasi fossero dei totem individuali. Diversa è la questione degli spiriti ausiliari, che, se anche assumono forme animali, reali o fantastiche, rimangono spiriti. Essi conservano una certa autonomia ma pure sono legati al mago da un vincolo particolare, di solito di parentela o giuridico (vd contratto di sangue) o sessuale (vd streghe). Questa relazione non è concepita come accidentale ed esteriore, ma tale da interessare profondamente la natura fisica e morale del mago (con cui può confondersi).

Universale è la credenza nella possessione del mago, che però deve necessariamente mantenere un certo controllo su se stesso, per cui si tratta, psico-fisiologicamente, di stati di sdoppiamento della personalità. Egli è capace e sa esalare o introdurre l’anima, cioè alterare la propria personalità e accedere al mondo degli spiriti.

Così, anche quando non è qualificato dalla sua posizione sociale, il mago è qualificato al più alto grado dalle rappresentazioni coerenti di cui è oggetto: il mago è un uomo che ha date qualità, relazioni e poteri speciali, che lo definiscono e caratterizzano e sono a lui attribuiti dall’opinione pubblica. Si diventa maghi:

  • Per rivelazione: accade quando un mago crede di trovarsi in relazione con uno o più spiriti, che si mettono al suo servizio e dai quali egli riceve la sua dottrina; in alcuni casi è il mago che si trasferisce nel mondo degli spiriti, in altri è lo spirito che si introduce in lui (possessione); in tutti i casi l’individuo trae da questo contatto momentaneo una virtù permanente = alterazione profonda della personalità = sorta di rinascita.
  • Per consacrazione: i poteri magici si acquistano durante gli sdoppiamenti, come anche lo dimostra l’iniziazione magica, la quale avviene una volta nella vita ma basta per trarne un beneficio durevole, un cambiamento profondo della propria personalità, che si manifesta, talvolta, con un cambiamento di nome; l’iniziazione stabilisce un contatto intimo fra individuo e alleati soprannaturali, una sorta di possessione virtuale permanente.
  • Per tradizione: in certe società l’iniziazione magica si confonde con quella religiosa, accostandosi così alla tradizione; tuttavia la trasmissione magica necessita di un atteggiamento fuori dal comune, che implica soggetti speciali e un linguaggio speciale; tali condizioni danno la chiara percezione del carattere chiuso del corpo dei maghi.

In tutti i casi, il neofita diventa membro di una categoria speciale, considerata tale dalla società e dai maghi stessi = società magiche (sorte per eredità o cooptazione) / famiglie anche laddove non esiste alcuna associazione formale, esiste moralmente un gruppo professionale di maghi, che possiede statuti impliciti e rispettati, determinate regole di vita.

Gli atti

Gli atti del mago sono dei riti, dotati di una loro complessità e provvisti di solennità, necessitano di:

  • Determinati condizioni di tempo (vd astrologia) e di luogo (vd santuari religiosi / zone limiti / segni tracciati per terra).
  • Determinati materie, consacrate in senso religioso o sottoposte ad incantesimi preliminari, aventi date (s)qualificazioni o virtù proprie = l’insieme di tutte queste sostanze forma la farmacopea magica.
  • Determinati strumenti, che hanno finito per avere un valore magico proprio (vd bacchetta e bussola divinatoria cinese).
  • Determinati riti preparatori / prescrizioni rivolte al mago ed al cliente (e alla famiglia / gruppo del cliente talvolta).
  • Determinati disposizioni mentali (es. fede) degli agenti della cerimonia magica, nonché un determinato linguaggio.

I riti preparatori spesso occupano un ruolo sproporzionato in confronto al rito centrale. Tutte queste pratiche pongono gli officianti e i loro clienti in uno stato “eccezionale” in tutti i sensi, da cui spesso si esce mediante altri riti.

L’importanza e la proliferazione illimitata di questi riti dipende direttamente dai caratteri essenziali della magia stessa, ossia dalla sua netta propensione verso la singolarità e l’anormalità, specie dal punto di vista formale. Le cerimonie essenziali e dotate di efficacia diretta, comprendono solitamente riti manuali e orali.

Riti manuali

  • Riti simpatici / simbolici: il loro numero è sempre limitato, i simbolismi possibili e utilizzabili sono prescritti e codificati in appositi codici e cataloghi, i quali procedono per classificazioni di oggetti e non di riti o procedimenti, dando spazio a variazioni sul tema.
  • Riti di (s)consacrazione: riti di purificazione, spesso si tratta di riti curativi e di scongiuro.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/06 Storia delle religioni

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