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Le forme elementari della vita religiosa: il sistema totemico in Australia (E. Durkheim)

Introduzione - L'oggetto della ricerca

Sociologia delle religione e teoria della conoscenza. L'autore si propone di studiare il sistema religioso più primitivo e semplice che sia conosciuto, tale che non possa essere ricondotto ad una religione anteriore e che sia legato ad un contesto sociale altrettanto primitivo. Ciò al fine di comprendere la natura religiosa dell'uomo di ogni tempo; la religione è, infatti, un'istituzione umana e, in quanto tale, non può basarsi sulla menzogna (altrimenti non sarebbe sopravvissuta a lungo), bensì, sotto il simbolo, deve esprimere una verità, deve essere in qualche modo aderente al reale, deve tradurre un qualche bisogno umano (individuale o sociale che sia).

"Non vi sono al fondo religioni false. Tutte sono vere a modo loro: tutte rispondono, anche se in modi differenti, a determinate condizioni dell'esistenza umana."

Non è possibile delineare una gerarchia di religioni, anche se alcune mettono in atto funzioni mentali più complesse di altre (religioni superiori); d'altra parte, è metodologicamente utile partire dallo studio delle religioni più semplici, che si situano più vicino all'origine del fenomeno, cioè alla base delle religioni più complesse elaborate successivamente, anche e soprattutto perché le religioni sono tutte comparabili, essendo specie di un medesimo genere, avendo ciò elementi comuni di fondo: rappresentazioni fondamentali e atteggiamenti rituali che, malgrado le differenze formali, hanno uguale significato e funzione.

Nelle società inferiori, lo sviluppo minore della individualità, l'entità più ridotta del gruppo, l'omogeneità delle circostanze e degli atteggiamenti, tutto insomma contribuisce a ridurre al minimo le differenze e le variazioni, andando delineando una uniformità intellettuale e morale, e un conformismo della condotta; per cui tutto è comune a tutti, tutto è uniforme, tutto è semplice, ridotto all'essenziale. Ergo, le religioni primitive non solo permettono di scoprire gli elementi costitutivi della religione in genere, ma ne agevolano anche la spiegazione, mostrando chiaramente i rapporti fra i fatti.

La religione come fatto sociale

La religione è cosa sociale; le sue rappresentazioni sono collettive, esprimono realtà collettive, ed i suoi riti sono modi di agire comuni, suscitano dati stati mentali nel gruppo. I primi sistemi di rappresentazioni che l'uomo si è fatto del mondo e di se stesso sono di origine religiosa (e dunque sociale) come dimostra il fatto che alla base dei nostri giudizi ci siano certe nozioni essenziali, certe categorie intellettuali che corrispondono alle proprietà universali delle cose e che dalla e nella religione sono nate, configurandosi quindi come frutto del pensiero collettivo.

Esempio: Tempo e Spazio. La scansione temporale della vita umana deriva dal ritmo dell'attività collettiva (riti, feste, cerimonie) e a sua volta ne garantisce la regolarità. La disposizione spaziale è lo specchio dell'organizzazione fisica del gruppo sociale, ecc.

  • Tesi Empiristica: le categorie derivano dall'esperienza personale, sono costruite ma le categorie sono univoche e necessarie, riferendosi a tutto il reale, ergo non soltanto non derivano da noi, ma si impongono a noi; ridurre la ragione all'esperienza vuol dire rifiutare ogni realtà oggettiva, proiettando soggettività nella conoscenza, che risulterebbe irrazionale.
  • Tesi Aprioristica: le categorie sono date a priori, il mondo ha un aspetto logico che la ragione esprime al massimo grado. Ma perciò essere possibile bisogna attribuire alla ragione una capacità di oltrepassare l'esperienza, e questo non sarebbe spiegabile se non facendo riferimento a una ragione superiore, magari divina, e uscendo così dalla sfera del naturale e della scienza.

Se si ammette l'origine sociale delle categorie, tutti questi problemi vengono evitati, recuperando allo stesso tempo, alcuni elementi di entrambe le posizioni: la conoscenza è formata da una conoscenza di tipo empirico, rispondente a stati individuali, e da una conoscenza oggettiva, derivante da stati collettivi. Questa duplicità rispecchia d'altra parte l'essenza stessa dell'uomo, che è individuo ed essere sociale, ed è proprio nel momento in cui l'uomo partecipa alla società, che egli riesce a trascendere se stesso, sia quando pensa sia quando agisce, in virtù di quel conformismo morale e logico-intellettuale che d'altra parte risulta necessario alla sussistenza e sopravvivenza del gruppo sociale.

Per cui è l'autorità stessa della società (l'opinione pubblica) che si comunica a certi modi di pensare, e pone le condizioni indispensabili di ogni azione. Le categorie non sono più fatti primi non analizzabili, ma elaborati strumenti di pensiero che i gruppi umani hanno gradualmente costruito, accumulando in essi la parte migliore del proprio capitale intellettuale.

Definizione del fenomeno religioso e della religione

Questione preliminare e necessaria alla ricerca: definizione dell'oggetto della ricerca, definizione della religione, analisi di nozioni e definizioni. Soprannaturale, mistero, l'inconoscibile...

Confronto con Spencer e Muller. La religione è "uno sforzo per concepire o l'inconcepibile, per esprimere l'inesprimibile, una aspirazione verso l'infinito". Ma questa idea di soprannaturale, come noi la intendiamo, è recente, estranea ai popoli primitivi in quanto presuppone la sua idea contraria, ossia quella di naturale. Questa, a sua volta, implica la consapevolezza dell'esistenza di un ordine naturale delle cose, in cui i fenomeni dell'universo sono legati fra loro da rapporti necessari, da leggi, scientificamente dimostrabili.

Il primitivo non può avere coscienza di ciò, non rifacendosi alla scienza e ritenendosi capace di spiegare tutto, in quanto per lui tutto fa parte dell'ordine naturale. Affida alla religione non già il compito di spiegare la realtà, quanto piuttosto quello di mantenere il corso regolare della vita.

Ergo, l'idea di mistero non ha nulla di originario: essa è stata costruita dall'uomo.

Divinità e essere spirituale... Confronto con Reville: "la religione è la determinazione della vita umana attraverso il sentimento di un legame che unisce lo spirito umano allo spirito misterioso di cui esso riconosce il dominio sul mondo e su di sé e al quale ama sentirsi unito". Ma questa definizione lascia fuori una molteplicità di fatti religiosi che non contemplano l'idea di dei o di spiriti (o dove comunque questa idea non ha grande importanza), quali il buddismo e il giainismo. Inoltre, anche laddove le divinità sono presenti, spesso si rivelano non di fondamentale importanza, tanto che esistono riti senza dei e perfino riti da cui derivano dei; la pratica rituale è infatti efficace di per sé, non necessita della mediazione o dell'intervento di una divinità.

Per giungere ad una corretta definizione di religione è necessario tener conto del fatto che essa costituisce in prima istanza un sistema più o meno complesso e articolato, e dunque il tutto deve essere definito in rapporto alle parti e viceversa: le parti fondamentali del tutto sono le credenze (stati di opinione, rappresentazioni collettive) ed i riti (tipi determinati di azione). Questi ultimi possono essere definiti e distinti dalle altre pratiche umane soltanto per la natura particolare del loro oggetto, che è espresso nelle credenze e che coincide col sacro.

Qualsiasi cosa può essere sacra, purché sia tenuta separata e interdetta rispetto al profano. Sacro/profano è un contrasto universale, una dualità essenziale della realtà per come viene rappresentata dall'umanità. I due generi non possono accostarsi conservando in pari tempo la propria natura; il loro indebito contatto può generare spiacevoli conseguenze.

Dunque, le credenze sono rappresentazioni che esprimono la natura delle cose sacre ed i rapporti che esse hanno tra loro e con le cose profane. Mentre i riti sono regole di condotta che prescrivono il modo in cui l'uomo deve comportarsi con le cose sacre. Quando un certo numero di cose sacre presentano tra loro rapporti di coordinazione o subordinazione, l'insieme di credenze e riti costituisce una religione; un tutto formato da parti distinte, relativamente individualizzate: insieme di culti.

A questo punto occorre operare una distinzione fra religione e magia, dato che pure quest'ultima è identificabile con un sistema di riti e credenze (seppur queste siano più rudimentali in quanto rivolte a fini tecnici, utilitari e personali). Le forze e gli esseri invocati dal mago hanno la stessa natura di quelli cui fa riferimento la religione. La magia non può essere distinta nettamente dalla religione, dal momento che esse, in varia misura, si compenetrano; benché sussistano delle differenze: le credenze propriamente religiose sono sempre comuni a una collettività determinata che fa professione di aderirvi e di praticare i riti a esse solidali. Esse costituiscono la fede comune, sono cosa del gruppo, di cui contribuiscono a costituire l'unità. Viceversa, le credenze magiche, pur diffuse, non producono l'effetto di legare gli uni agli altri gli uomini che vi aderiscono, poiché fra il mago ed i suoi "clienti" non si formano vincoli durevoli che ne facciano membri di uno stesso corpo morale. Non esiste una Chiesa magica. La magia non necessita del gruppo sociale, al contrario della religione, e mentre quest'ultima si interessa delle circostanze comuni, la prima si rivolge piuttosto a quelle individuali, applicando però le stesse idee e gli stessi principi della religione.

"Una religione è un sistema solidale di credenze e di pratiche relative alle cose sacre, cioè separate, interdette, le quali uniscono in un'unica comunità morale, chiamata Chiesa, tutti quelli che vi aderiscono."

Data questa definizione, si può ricercare ora la religione elementare.

Animismo

L'animismo è ciò che ha per oggetto esseri spirituali. Secondo Tylor, l'idea di anima sarebbe stata suggerita dall'esperienza del sogno o estasi, in cui l'uomo vede un "doppio" di sé e di altri di cui non sa darsi spiegazione. Questa anima-doppio riproduce il corpo, ma pare essere fatta di una sostanza più malleabile, mobile, sottile ed eterea, senza perciò andare ad identificarsi con lo spirito, in quanto l'anima è unita al corpo, mentre lo spirito, pur avendo sede in cose determinate, può allontanarsene in base alla propria volontà e l'uomo non può entrarvi in contatto se non osservando precauzioni rituali.

La trasformazione dell'anima in spirito è stata possibile grazie alla morte, stato simile ad un lungo sonno da cui il corpo non si desta: separazione anima-corpo.

Si va così delineando, accanto a una popolazione vivente, una popolazione di anime, cui si attribuisce sempre maggiore autonomia e potere sull'uomo, sino a giungere all'istituzione delle prime pratiche religiose, che sarebbero pertinenti, dunque, alla morte: culto degli antenati, cui successivamente si aggiunse il culto della natura, nato dall'attribuzione di un'anima anche alle cose naturali e dalla formazione, per analogia, di spiriti cosmici, rispetto ai quali l'uomo si sentì in uno stato di dipendenza ancora più evidente.

Secondo Spencer, la teoria animista è valida, ma quest'ultimo passaggio al culto della natura sarebbe piuttosto conseguenza delle anfibologie messe in atto dalla società primitiva, la quale tende ad identificare l'individuo con il nome dell'oggetto naturale con cui è designato: per cui, il naturismo deriverebbe da una "interpretazione letterale dei nomi metaforici".

Ma attenzione, si attribuisce al primitivo una complessità di pensiero e una capacità di astrazione inverosimile, che lo avrebbero portato ad ammettere credenze religiose senza alcun fondamento oggettivo. Non è affatto vero che l'uomo è incline ad imporre la sua forma alle cose, altrimenti avrebbe concepito il divino, sin dall'inizio, a sua somiglianza. La nozione di anima, che è sicuramente religiosa, per origine, natura, funzioni, è più complessa di quanto non supponga tale dottrina, quindi posteriore, come lo è anche il culto dei morti. Invero, l'anima viene spesso legata alle sorti del corpo che ne è portatore, quindi appare difficile spiegare la sopravvivenza della prima al secondo e la sua trasformazione in spirito dopo la morte, a meno che non si ammetta che quella stessa anima avesse già prima della morte doti sovrumane. La morte non ha virtù sacralizzanti, ergo il culto dei morti non è primitivo, ergo l'animismo manca di base.

Naturismo

Il naturismo è ciò che ha per oggetto cose della natura. Secondo Muller, l'idea religiosa deriva dalle sensazioni, dai meccanismi psicologici attivati dall'osservazione da parte dell'uomo delle forze della natura, che appaiono, in confronto a lui, immense e infinite. Sollecitati da queste forze, gli uomini sono stati incitati a riflettere, elaborando un linguaggio e tramite esso dei concetti e delle categorie fondamentali. Quest'ultime però non sono legate ai singoli oggetti naturali, quanto piuttosto a tipi d'azione umani attribuiti ai singoli oggetti per tentarne una rappresentazione: fu così che gradualmente i singoli fenomeni naturali vennero concepiti sotto forma di agenti personali, più o meno simili all'uomo (anche in questo caso la metafora sarebbe stata presa alla lettera).

Ma non solo, quando accadeva che uno stesso oggetto avesse diversi nomi in virtù della pluralità degli aspetti sotto cui si presentava all'esperienza, o venivano elaborate altrettante parole diverse, poi rese corrispondenti a personalità distinte (creazione di una parentela divina), oppure cose diverse venivano designate con uno stesso termine, spiegando l'omonimia con una supposta trasformazione delle une cose nelle altre, ecc. Si andava verso costruzioni sempre più complesse, che pian piano distinsero le personalità divine dalle cose.

Ma attenzione, questa dottrina riposa, in parte, su un certo numero di concordanze fra i nomi divini di diverse culture, che però probabilmente sono frutto tardivo di scambi diretti o incontri naturali. Che l'uomo abbia interesse a conoscere il mondo, in cui è immerso e da cui dipende, è un dato certo. Tuttavia, pare difficile che il naturismo sia derivato da riflessioni di questo genere, che non hanno un immediato fine pratico. Come l'animismo, anche il naturismo, che pure parte dall'esperienza reale, fa della religione un sistema di immagini allucinatorie, una immensa metafora senza valore oggettivo, attribuendole una mera esistenza verbale atta ad esprimere la natura. Ma la natura è sostanzialmente regolarità, monotonia, uniformità, come può produrre forti emozioni?

Serve cultura, scienza e riflessione per giungere a tale ammirazione e a tale senso di dipendenza. Il selvaggio vi è troppo abituato e non ha affatto coscienza della grandezza reale delle forze cosmiche che lo sovrastano, si crede capace, anzi, di dominarle. Infine, se il sentimento religioso fosse nato da questo senso di debolezza e dipendenza, le prime cose di natura divinizzate sarebbero dovute essere le grandi potenze cosmiche, ma di fatto queste sono state divinizzate più tardi, dando la precedenza al culto di semplici vegetali o animali.

Muller reclama il diritto di riservare il nome religione alle sole credenze conformi alle prescrizioni della sana morale e agli insegnamenti di una teologia, quindi no mito, ma quindi anche no rito, ergo gli uomini per secoli avrebbero compiuto gesti senza scopo, costruendosi racconti ingannevoli tanto per. È evidente che ci deve essere un motivo per cui gli uomini hanno creduto alla religione per secoli nonostante il confronto con il reale.

Il totemismo

Sia animismo che naturismo vogliono costruire la nozione del divino con le sensazioni risvegliate in noi da certi fenomeni naturali, fisici o biologici, creazione umana di un sistema di rappresentazioni allucinatorie, dato che né l'uomo né la natura hanno di per sé un carattere sacro, il quale non può essere stato loro attribuito senza motivo e fondamento, senza, cioè, un culto precedente, più fondamentale e primitivo: totemismo.

Dal XVIII secolo, il termine appare nella letteratura etnografica quale sistema religioso di una certa generalità, ma in esso, inizialmente, non si vede che una curiosità etnografica senza un vero interesse per lo storico. Solo successivamente, pian piano gli è stata riconosciuta una certa importanza (MacLennan, Morgan, Frazer, R. Smith, Spencer, Gillen, ecc.).

Durkheim lo studia nell'ambito geograficamente ristretto dell'Australia, senza estendere troppo le comparazioni, dato che per il sociologo come per lo storico, i fatti sociali sono funzione del sistema sociale di cui fanno parte, senza il quale dunque non possono essere adeguatamente compresi. Il metodo comparativo è utile se applicato all'interno di un gruppo omogeneo di fatti che si conoscono molto bene, e questo è il caso della religione totemica dei clan australiani, con cui al massimo si può fare un raffronto rispetto alle tribù indiane americane, che però sono già più evolute. Ma proprio per questo, quest'ultimo può aiutare, in certi casi, a meglio comprendere il significato autentico di certe pratiche o credenze, che mentre in esso sono pienamente sviluppate, nel totemismo australiano sono ad uno stadio ancora primitivo e informe.

Le credenze propriamente totemiche

Il totem come nome e come emblema. Alla base delle tribù australiane, troviamo il clan, un gruppo che occupa nella vita collettiva un posto preponderante, caratterizzato da una forte unità, tale che permane anche quando non ha una base geografica, poiché gli individui che lo compongono si considerano uniti da un legame di parentela, un unico nome collettivo che è anche quello di una specie naturale con cui il gruppo crede di avere particolari rapporti.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/06 Storia delle religioni

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