Riconoscimento molecolare
Dalla chimica molecolare alla chimica supramolecolare
La transizione concettuale dalla Chimica Molecolare alla Chimica Supramolecolare fu formalizzata da J.-M. Lehn nel 1978. Mentre la chimica molecolare si concentra sui legami covalenti, la chimica supramolecolare si occupa delle interazioni che portano alla formazione di Supermolecole (assemblaggi di due o più componenti molecolari tenuti insieme da legami intermolecolari deboli). I concetti chiave in questo campo includono l'interazione tra recettore e substrato, il riconoscimento, la trasformazione, la traslocazione, l'auto-assemblaggio (self-assembly), l'auto-organizzazione (self-organization) e la sintesi di dispositivi molecolari e supramolecolari.
Dalla chimica molecolare alla chimica supramolecolare
CHEMISTRY MOLECULAR SUPRAMOLECULAR SELF-ASSEMBLY SELF-ORGANIZATION RECOGNITION RECEPTOR MOLECULAR AND SYNTHESIS INTERACTION SUPRAMOLECULAR SUPERMOLECULE TRANSFORMATION DEVICES covalent Intermolecular bonds SUBSTRATE bonds TRANSLOCATION FUNCTIONAL J.-M. Lehn, 1978 COMPONENTS
Riconoscimento molecolare
Il Riconoscimento Molecolare è definito come l’interazione selettiva di un recettore con un substrato in presenza di altri substrati. Si tratta, quindi, di un processo altamente selettivo di interazione, dove un legante o un recettore interagisce preferenzialmente con un substrato specifico, distinguendolo da altri substrati. È fondamentale notare che per parlare di riconoscimento molecolare in senso stretto, è necessario che il processo sia selettivo, ovvero che vi sia una capacità di distinguere tra più opzioni; in assenza di altri substrati, il concetto perde di significato.
Perché si realizzi un riconoscimento molecolare efficace, sono necessari alcuni requisiti fondamentali:
- Complementarietà strutturale.
- Complementarietà elettronica.
- Molti siti di legame e/o ampie superfici di contatto.
Riconoscimento molecolare
Il Riconoscimento molecolare è l’interazione selettiva di un recettore con un substrato in presenza di altri substrati.
Per ottenere un efficace riconoscimento molecolare sono necessari alcuni requisiti:
- Complementarietà strutturale.
- Complementarietà elettronica.
- Molti siti di legame e/o ampie superfici di contatto.
Complementarietà molecolare
La Complementarietà Molecolare si articola in due aspetti principali:
- Complementarietà Strutturale: Riguarda le dimensioni e la forma (conformazioni) dei partner, la presenza e l'orientazione dei gruppi funzionali. Le forme devono essere compatibili, in modo che la cavità del legante ospiti al meglio la specie ospite, massimizzando la superficie di contatto.
- Complementarietà Elettronica: Prevede che i gruppi funzionali del recettore siano elettronicamente compatibili con quelli del substrato. Include tutte le forme di interazione intermolecolare debole, come le interazioni di van der Waals, i legami a idrogeno, le interazioni fra dipoli e le interazioni π-stacking.
Complementarietà molecolare strutturale ed elettronica
STRUTTURALE ELETTRONICA
Include: Include: Interazioni di van der Waals Dimensioni Legami a idrogeno Forma (conformazioni) Interazioni fra dipoli Presenza di gruppi funzionali π-stacking Interazioni Orientazione dei gruppi funzionali
Entrambe le complementarietà devono essere rispettate: le interazioni deboli sono valide solo se i partner sono disposti in maniera tale da poter interagire (ben collocati), garantendo buona complementarietà strutturale ed elettronica. Per esempio, due complessi possono presentare ottima complementarietà strutturale, ma se il complesso presenta una peggiore complementarietà elettronica, la sua stabilità finale sarà minore. Come riportato nella slide, il complesso (a) presenta una peggiore complementarietà elettronica rispetto a (b). Ciò si traduce in una minore stabilità del complesso.
Complementarietà strutturale ed elettronica
Entrambi i complessi mostrano un’ottima complementarietà strutturale. Il complesso (a) presenta una peggiore complementarietà elettronica rispetto a (b), come evidenziato dalle interazioni elettrostatiche secondarie. Ciò si traduce in una minore stabilità del complesso. L’ipotetico complesso (c) rappresenterebbe un caso di ottima complementarietà strutturale ed elettronica.
(b) (a) A = accettore di repulsione legame H D = donatore di attrazione legame H (c) (a) (b)
Additività delle forze intermolecolari
W. L. Jorgensen, J. Pranata, J. Am. Chem. Soc., 1990, 112, 2008–2010.
Uno dei principi cardine della Chimica Supramolecolare è l’additività delle forze intermolecolari. Molte forze deboli possono sommarsi tra loro, generando interazioni forti tra l'host (recettore) e il guest (substrato).
Additività delle forze intermolecolari
Uno dei principi fondamentali della Chimica Supramolecolare è l’additività delle forze intermolecolari. Molte forze deboli possono sommarsi fra loro dando origine a forti interazioni fra host e guest.
BA C E = E + E + E + E + E + E + E K TOT A B C D F H K G D H H E F
Se si considerano n interazioni deboli tra recettore (R) e substrato (S), in prima approssimazione si potrebbe pensare che la variazione di energia libera totale (ΔGt) per la formazione del complesso (S+R=SR) sia la somma delle singole variazioni di energia libera (ΔGt=ΔG1+ΔG2+…+ΔGn) e che la costante di equilibrio totale (Kt) sia il prodotto delle costanti associate alle singole interazioni (Kt=K1×K2×…×Kn).
Tuttavia, entrambe le equazioni (1) e (2) non sono corrette. L'equazione delle costanti di equilibrio (Kt=∏Kn) è dimensionalmente incongrua, poiché la Kt totale ha dimensione M−1, mentre il prodotto delle n costanti isolate avrebbe dimensione M−n. Inoltre, l’addizione dei ΔG implicherebbe n contributi entropici derivanti dalla conversione di due specie in una, mentre per il ΔGt totale vi è un solo contributo entropico di questo tipo.
Questo problema può essere aggirato esprimendo le concentrazioni in frazioni molari, che sono adimensionali. Per soluzioni sufficientemente diluite in acqua, dividendo le concentrazioni molari per 55.6 (moli di H2O per dm3 di H2O), si ottiene che, in caso di additività ideale, la costante di stabilità in molarità è: Kt=(55.6)n−1K1×K2×K3×…×Kn. Questo fattore moltiplicativo (55.6)n−1 rende evidente come l'addizione delle forze deboli porti a un contributo enorme alla stabilità complessiva, spiegando il meccanismo della cooperatività.
Additività delle forze intermolecolari
Consideriamo la formazione di n interazioni deboli fra il recettore R ed il substrato S. Potremmo essere tentati di pensare che la variazione di energia libera (ΔGt) per l’equilibrio S + R = SR sia la somma di n variazioni di energia libera associate alle n interazioni interpretate come equilibri di legame fra coppie di ipotetici individui recanti le funzioni interagenti.
ΔGt = ΔG1 + ΔG2 + ΔG3 + … + ΔGn (1)
Quindi la costante di equilibrio Kt (ΔGt = -RTlnKt) sarebbe il prodotto di n ipotetiche costanti di equilibrio. Kt = K1 × K2 × K3 ×…× Kn (2)
Dobbiamo notare, però, che entrambe le equazioni (1) e (2) non sono corrette. Infatti, nella (2) c’è incongruenza fra le dimensioni di Kt (M-1) e le dimensioni di K1 × K2 × K3 ×…× Kn (M-n). Nella (1), invece, la somma ΔG1 + ΔG2 + ΔG3 + … + ΔGn implica n contributi entropici ciascuno dei quali si riferisce alla conversione di due specie in una, mentre per ΔGt abbiamo un solo contributo entropico di questo tipo.
Questo problema può essere aggirato esprimendo le concentrazioni in frazioni molari, che sono adimensionali. Per
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