Concetti Chiave
- L'apogeo dell'Impero Romano si colloca nei primi due secoli dopo Cristo, caratterizzato dall'ideale del principato adottivo e dall'emergere di imperatori capaci come Traiano e Marco Aurelio.
- Il principato adottivo, avviato da Nerva, prevedeva l'adozione di successori basata su meriti, garantendo una successione più stabile e selettiva per il governo romano.
- Traiano, noto per le sue riforme amministrative e opere pubbliche, condusse l'Impero a un'espansione significativa, conquistando province come la Dacia e l'Armenia.
- Adriano, successore di Traiano, si distinse per il suo approccio pacifista, concentrandosi sulla fortificazione dei confini e sulla legislazione, senza intraprendere guerre di espansione.
- Il regno di Commodo, figlio di Marco Aurelio, segnò un declino del consenso imperiale con il suo governo autoritario e le sue violazioni del principio dell'adozione, culminando in congiure contro di lui.
In questo appunto si descrive l'impero romano. È definito apogeo dell’Impero Romano quell’epoca d’oro che visse Roma nei primi due secoli dopo Cristo. Quando grazie al sistema del principato adottivo raggiunse il suo massimo splendore. Un periodo in cui si susseguirono imperatori colti e capaci, che iniziò con Traiano e arrivò al declino con la morte di Marco Aurelio.
Il principato adottivo: qual è l’ideale dell’Optimus Princeps?
Dopo aver eliminato Domiziano, i congiurati acclamarono come suo successore Nerva (96 d.C.). Durante il suo breve principato, la decisione più importante che egli prese fu quella di adottare come suo successore Traiano, segnando l’avvio del principato adottivo. Dopo un secolo di successioni confuse infatti, il principio dell’adozione faceva sì che ogni imperatore adottasse un suo successore, con l’approvazione del senato, in base alle sue qualità e meriti.I romani avevano accettato inoltre l’ideale dell’Optimus Princeps, ovvero avrebbero scelto come successivo principe l’uomo migliore e più adatto a guidare lo stato.
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Apogeo dell’Impero: mappa concettuale del principato di Traiano
Al momento dell’adozione Traiano era un generale di origine spagnola, principale esponente dell’aristocrazia provinciale. Quando diventò imperatore, nel 98 d.C., fu il primo di una lunga serie di principi aventi origini provinciali, dando quindi inizio ad un processo di interscambio tra centro e periferia dell’Impero. Molti romani, infatti, si erano trasferiti nelle province. Si trattava di uno dei principali fattori di romanizzazione insieme alla concessione della cittadinanza romana.Traiano fu un principe esemplare, che rispettò le prerogative del senato e intorno a cui si sviluppò un vasto consenso. Riformò l’amministrazione dello stato e dei municipi. Risanò le finanze dell’erario utilizzando alcuni fondi per realizzare opere pubbliche tra le più importanti (tra cui un acquedotto e il foro che porta il suo nome). Elargì prestiti a basso interesse ai piccoli proprietari e destinò gli interessi all’assistenza di bambini italici orfani e poveri.
La politica estera di Traiano fu molto efficacie. Tra il 101 d.C. e il 106 d.C. egli compì una serie di spedizioni in Dacia che divenne successivamente provincia romana. In oriente realizzò l’annessione dell’Arabia Petrea e contro i Parti portò a termine una serie di conquiste che portarono all’annessione delle provincie dell’Armenia e della Mesopotamia. Con Traiano, l’Impero Romano raggiunse il suo massimo punto di espansione politica. Egli morì improvvisamente durante queste spedizioni dopo aver adottato come suo erede Adriano.
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Adriano, uomo colto e cosmopolita, e Antonino Pio
Alla morte di Traiano al trono salì Adriano (117 d.C.), imperatore cosmopolita e aperto a diverse culture. Egli si differenziò da Traiano in quanto rinunciò alle guerre di espansione. Fece invece realizzare opere di fortificazione in muratura lungo i confini del Reno e del Danubio. Celebre è il Vallum Hadriani, una muraglia fortificata eretta a difesa della Britannia romana contro i Caledoni. Per quanto riguarda l’attività legislativa, Adriano istituì un consiglio del principe, il Consilium Principis. L’impero di Adriano fu relativamente pacifico tranne la seconda guerra giudaica, dove Gerusalemme fu distrutta e rifondata con il nome Aelia Capitolina.Adriano, prima di morire, adottò l’italico Antonino Pio (138 d.C.-161 d.C.), che divenne il suo successore.
Egli perseverò la strategia adriana della difesa dei confini, diede nuovo impulso alla politica traianea degli alimenti e fu molto tollerante nei confronti di religioni estranee.
Per garantirsi la successione adottò i nipoti Marco Aurelio e Lucio Vero.
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Un imperatore stoico e un figlio violento: Marco Aurelio e Commodo
Alla morte di Antonino gli successe Marco Aurelio (161 d.C.), uomo colto e profondo, seguace della filosofia stoica, predicatrice di ideali come la tranquillità dell’animo e il rispetto del proprio dovere. Contrariamente ai suoi ideali egli fu costretto a combattere senza sosta: i confini romani erano infatti minacciati da violente incursioni da parte di popolazioni straniere come i Parti in oriente e i Quadi e Marcomanni in occidente. A ciò si aggiunse la peste proveniente dall’oriente, che fece migliaia di vittime. Marco Aurelio riuscì, seppur con fatica, a reprimere le rivolte, servendosi più volte di arruolamenti straordinari (anche di schiavi germanici). Egli morì nella sua tenda militare nel 180 d.C. durante una spedizione contro i quadi.Nel 175 d.C. Marco Aurelio aveva associato al principato il figlio Commodo, violando il principio dell’adozione, secondo il quale il futuro principe doveva essere scelto per i suoi meriti a prescindere dalla sua discendenza.
Anche se il padre si rivelò sobrio e rigoroso egli si mostrò autoritario e violento. Durante il suo governo sembrò ripetere gli eccessi di Nerone e Domiziano, rovinando il consenso che dai tempi di Traiano si erano assicurati i principi. Per tentare di riaccaparrarsi il consenso da parte della plebe elargì donativi e giochi circensi sperperando le finanze dello stato. Si curò più della sua persona, che dell’amministrazione legislativa e giudiziaria dello stato. Questi atteggiamenti provocarono intorno a lui vasti malcontenti che sfociarono in varie congiure seguite da impiccagioni e decapitazioni, fino a quando un’ultima congiura riuscita lo uccise nel 192 d.C.
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L’età dei severi: il ruolo centrale dell’esercito
Alla fine del II secolo l’Impero si trovò ancora coinvolto nelle lotte per il potere, finché usci vincitore un nuovo imperatore, Settimio Severo (193 d.C), nato in Africa, che aveva compiuto la sua carriera nell’esercito: inizia con lui la dinastia dei severi.Settimio potenziò l’esercito, facendovi entrare anche elementi barbari. Valorizzò fortemente i ceti dirigenti delle province che fece entrare in senato. Riformò la giustizia con l’aiuto del celebre giurista Papiniano e fu tollerante in materia religiosa. In politica estera riconquistò la Mesopotamia e poi partì per pacificare la Britannia, dove morì.
Il figlio Caracalla (217 d.C.), pur avendo dilapidato il tesoro dello stato e aumentato le tasse, varò la Constitutio Antoniniana, con cui egli concesse la cittadinanza a tutti gli abitanti dell’impero (212 d.C.).
L’ultimo esponente della dinastia dei severi, Alessandro Severo (235 d.C.), condusse un buon governo in politica interna:
- collaborazione con i senatori,
- abolizioni dei culti orientali,
- riforma della giustizia.
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Domande da interrogazione
- Qual è l'importanza del principato adottivo nell'Impero Romano?
- Come si è sviluppato l'Impero Romano sotto Traiano?
- Quali differenze ci sono tra Traiano e Adriano?
- Qual è il contrasto tra Marco Aurelio e suo figlio Commodo?
- Quali cambiamenti ha portato Settimio Severo all'Impero Romano?
Il principato adottivo ha segnato un cambiamento significativo nella successione imperiale, permettendo agli imperatori di scegliere i loro successori in base a meriti e qualità, piuttosto che per diritto di nascita, come evidenziato dalla scelta di Nerva di adottare Traiano (96 d.C.).
Sotto Traiano, l'Impero Romano ha raggiunto il suo massimo splendore, espandendosi territorialmente e riformando l'amministrazione statale, come dimostrato dalle sue conquiste in Dacia e in Oriente, e dalle opere pubbliche realizzate (98-117 d.C.).
A differenza di Traiano, che perseguì una politica espansionistica, Adriano (117-138 d.C.) si concentrò sulla difesa dei confini e sulla stabilità interna, realizzando opere di fortificazione come il Vallum Hadriani e promuovendo una legislazione più pacifica.
Marco Aurelio (161-180 d.C.) incarnava ideali stoici e governò con rigore, mentre Commodo, suo successore, si rivelò autoritario e violento, compromettendo il consenso popolare e violando il principio dell'adozione, portando a un periodo di instabilità.
Settimio Severo (193 d.C.) ha potenziato l'esercito, integrando elementi barbari, e ha riformato la giustizia, mentre il suo successore Caracalla ha concesso la cittadinanza a tutti gli abitanti dell'impero, segnando un'importante evoluzione sociale e politica.