Ominide 8291 punti

Utilitas contraentium e grado di responsabilità nel mondo romano


Contratti di buona fede


I contratti di buona fede sono i contratti permeati dalla buona fede contrattuale. Per questi contratti si segue un criterio definito «criterio della utilità dei contraenti (utilitas contraensium)».

Criteri soggettivi


I criteri soggettivi sono quelli in cui si tiene conto dell’atteggiamento psicologico tenuto dal debitore nei confronti dell’evento dannoso. In base ad essi esistono il dolo e la colpa. Il dolo è la volontà in ordine all’evento; la colpa, invece, è la volontà in ordine a una condotta inidonea a evitare l’evento (per negligenza, imprudenza o imperizia). Chi è in colpa, dunque, non vorrebbe che uno specifico evento si verifichi, ma assume un comportamento imprudente da cui scaturisce una colpa (si pensi, ad esempio, a un ragazzo che tira una pallonata in prossimità di un barbiere; per imprudenza o imperizia, la palla colpisce le mani del barbiere che, per questo, taglia erroneamente la gola all’uomo cui stava facendo la barba. L’evento verificatosi non è stato voluto dal ragazzo che, tuttavia, lo ha provocato assumendo un atteggiamento imprudente.
I romani distinguevano tre differenti tipologie di culpa:
- la culpa levis (colpa lieve) è parametrata sulla diligenza che è solito avere l’uomo medio (bonus vir), ovvero il padre di famiglia;
- la culpa lata è la colpa di colui il quale non capisce quello che tutti gli altri capiscono;
- la culpa in concreto, infine, è quella che è parametrata sulla diligenza che si è soliti avere nei propri affari. Se un soggetto esegue una prestazione con una perizia minore a quella propria della sua professione, in questo caso si ha inadempimento. Si pensi, ad esempio, a uno scultore che esegue in modo approssimativo una scultura: eseguendo la prestazione in modo meno accurato di quanto dovrebbe, egli comette una culpa in concreto. In tal caso i romani parlavano di diligentia quam sui o quam in sui, la quale attiene alla diligenza che si è soliti avere nei propri affari. Chi è tenuto a eseguire la prestazione, sarà ritenuto responsabile solo per colpa commissiva (nel caso in cui egli abbia direttamente provocato un danno all’oggetto della prestazione) e mai per colpa omissiva (qualora eventuali deterioramenti non siano stati provocati dal debitore).

Criteri oggettivi


I criteri di carattere oggettivo, invece, prescindono dall’aspetto psicologico. Ne è un esempio la cosiddetta «responsabilità per custodia tecnica», che oggi viene fatta ricadere nel caso di cosiddetta «responsabilità oggettiva». Il debitore è sempre responsabile a parte due casi: caso fortuito e forza maggiore (vis maior cui resistit non potest). Al di fuori di questi casi, in presenza di un criterio oggettivo il debitore è sempre responsabile.

Contratto di comodato d’uso
Si consideri, ad esempio, il contratto di comodato: un soggetto, comodante, consegna a un secondo soggetto, il comodatario, affinché quest’ultimo possa usarlo gratuitamente. In tal caso, l’utilità maggiore ricade sul comodatario, poiché egli può servirsi di un bene a titolo gratuito. Egli, dunque, ha una responsabilità estremamente gravosa: egli è responsabile per custodia tecnica (quindi in tutti i casi eccetto quello fortuito o di forza maggiore).

Contratto di deposito
Diverso è il caso del contratto di deposito, in cui un soggetto deponente consegna a un soggetto (depositario) affinché costui lo custodisca gratuitamente. In questo caso, quindi, la maggiore utilitas sarà del deponente. La responsabilità del depositario, dunque, è meno gravosa di quella del comodatario. Sulla base del canone della utilitas contraensium, secondo il diritto romano il depositario era responsabile solo per dolo.

Hai bisogno di aiuto in Diritto?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email