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Diritti reali e modelli di proprietà nel mondo romano


Diritti reali


I diritti reali (ius in re) sono diritti soggettivi assoluti, dunque esperibili erga omnes, che hanno una diretta incidenza sullo stato di una cosa. Essi si differenziano dai diritti di obbligazione poiché questi ultimi sono invece esperibili nei confronti di un gruppo di persone determinate o determinabili. La differenza tra diritti reali e diritti di obbligazione è rappresentata dalla distinzione tra actio in rem (azione esperibile nei confronti di tutti) e actio in personam (attuabile invece nei confronti di un circoscritto gruppo di persone).
Il più eminente diritto reale è il diritto di proprietà; esistono altri diritti reali, definiti diritti minori, che conferiscono diritto su una cosa di proprietà altrui.
I diritti reali presentano due caratteristiche principali: l’autosufficienza, in quanto la loro applicazione da parte di chi ne usufruisce prescinde dalla cooperazione di terzi, e la tipicità, poiché essi sono preposti e regolati dall’ordinamento giuridico.

Modelli di proprietà nel diritto romano


Nel diritto romano non esisteva un solo tipo di proprietà. Il giurista Gaio, infatti, affermava che i romani conoscevano un duplex dominium, cioè una doppia proprietà: il dominius ex iure Quiritium (unico modello formalmente riconosciuto dai romani) e la proprietà in bonis habere (che garantiva il possesso qualificato di un bene. Lo studioso Carlo Augusto Cannata ha osservato che Gaio ha compiuto «un’opera dogmatica» poiché ha operato il riconoscimento, come forma di proprietà, da affiancare al dominium.
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