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Unificare i mercati

La spinta all'integrazione europea è stata, come abbiamo detto, per vari decenni soprattutto di ordine economico. Ma qual è il vantaggio di passare da sistemi economici nazionali, ognuno chiuso nelle proprie frontiere, a un unico grande mercato? L'effetto più immediato dell'apertura delle frontiere è l'intensificazione della concorrenza tra le imprese. Una maggiore competizione può causare danni per alcuni (le imprese meno competitive saranno costrette a chiudere) ma comporta sicuramente vantaggi per tutti: le possibilità di scelta per i compratori aumentano, mentre i prezzi diminuiscono. Il secondo vantaggio è dato dalla diminuzione dei costi derivante dalle economie di scala. In molti settori, il fatto di produrre beni o fornire servizi in grandi quantità (per un mercato più ampio) permette di utilizzare tecnologie, macchinari e forme organizzative più efficienti. Viene favorita soprattutto la specializzazione: possono nascere, per esempio, imprese che si dedicano alla produzione di certi componenti, e che non avrebbero avuto un mercato sufficiente nei confini nazionali. Entrambe le ragioni portano a un maggior benessere per i consumatori e a minori costi per le imprese europee. Queste ultime possono rimanere competitive rispetto alle imprese giapponesi o statunitensi, e garantire al nostro continente occupazione e reddito.

La maggior parte delle entrate è costituita dall'Iva versata dagli Stati che compongono l'Unione, i qua devolvono anche una parte del proprio prodotto nazionale.
L'abolizione delle frontiere interne tra i paesi dell'Unione ha portato alla creazione del più grande mercato del mondo; persone, merci, capitali possono ora viaggiare liberamente all'interno del suo territorio.
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